Gaming
The Italian Gamers, la rubrica che state leggendo, una volta la settimana si arricchirà di un profilo nuovo: ci saranno i nomi consolidati, quelli in ascesa ma anche quelli da segnarsi sul taccuino per dire, fra qualche anno, “io lo sapevo”. Ma mica è finita qui, il giovane ecosistema del gaming competitivo italiano, di attori, ne ha diversi: e quindi vai con allenatori, manager, organizzatori, caster, analisti, preparatori, mental coach oppure, semplicemente, con i volti noti dell’Italia che videogioca pesante. Oggi è il turno di Daniele "Jiizuké" Di Mauro.
GG Italian Gamers!
Chi è Jiizuké
Palmarès
- Midlaner nella “LeC”
- Rookie of the split EU LCS 2018
- Tre vittorie in tre playoff appearances 2018
- Due semifinali
- Una worlds appearance nel 2018
- Lucca Comics 2016
- Milan Games Week 2015
Q&A: cosa, come, perché
- Quando e grazie a chi hai iniziato a giocare?
Ho iniziato a giocare in Season 2, fra il 2012 e il 2013, grazie ad alcuni amici con cui abbiamo fatto gruppo in diversi titoli.
- Gioco preferito che non sia quello praticato per esport
Più di uno: Lineage 2, World Of Warcraft e Counter Strike Source.
- Personaggio digitale (o fazione o squadra) preferito
Ekko e Ryze, entrambi di League of Legends.
- La giocata migliore della tua carriera?
Quella che ha cominciato a far parlare molto di me; una partita, più che una giocata, nella seconda settimana delle Lcs, adesso Lec, Spring 2018 contro i Fnatic (campioni dello Spring 2018). Ricordo momenti precisi: 1v2 botlane contro Caps/Soaz, al quindicesimo secondo di questo video, diverse 1v1 bot/top e il Backdoor nexus a fine partita con ryze R.
- E la giocata da dimenticare?
Molte (;D). Non ce n’è una in particolare, perché League Of Legends è un gioco in cui puoi commettere tanti errori e comunque puoi sempre migliorarti. Potresti avere la giocata capace di risolvere una partita e una giocata da dimenticare nello stesso match.
- La lezione più importante imparata giocando?
Sii te stesso e credi in te stesso, non lasciare che sia l'opinione altrui a decidere la tua vita o la tua carriera
- Qual è il sacrificio maggiore che ti impone la tua attività professionistica?
Non avere una vita sociale o del tempo libero: trascorro più di 13 ore al giorno ad allenarmi.
- E la soddisfazione più grande che ti dà?
Quando faccio una giocata di fronte a tutte quelle persone che stanno guardandola è una sensazione che non so descrivere, qualcosa che non ho mai provato in tutta la mia vita prima di dedicarmi all’esport.
- Il tuo pro player preferito (quello che ti ispira o ha ispirato) anche internazionale?
Impossibile non nominare Lee "Faker" Sang-hyeok, leggenda coreana di fama internazionale, uno che gioca da cinque anni e ha vinto tre mondiali consecutivi.
- Chi o che cosa ti ha spinto a decidere di diventare pro player?
Gioco su computer da quando avevo 9 anni, sono sempre stato decente e ho sempre avuto un certo talento in qualsiasi titolo abbia provato. Dopo aver giocato per divertimento per molti anni e avendo capito che potevo farne un lavoro se fossi diventato uno dei migliori, ho deciso: perché no?
- Come giudichi la scena esport oggi in Italia e come la immagini fra cinque anni?
Credo sia migliorata molto dal mio ultimo torneo in Italia, risalente a 3 anni fa. Spero che col tempo la scena diventi via via più mainstream, fino ad essere accettata prima dai media e da un’eventuale azione istituzionale – dal governo, insomma - e poi, per conseguenza, dal grande pubblico. Sono convinto che nei prossimi cinque anni questo possa succedere.
- Il giocatore o i giocatori italiani da seguire?
Alessandro “Stermy” Avallone e Riccardo “Reynor” Romiti.
- Quanto e come ti alleni prima di un torneo, lontano da un torneo?
Il regime è pressoché sempre lo stesso: mi alleno con il mio team ogni giorno per circa otto ore, cui aggiungo sedute individuali di 4 o 5 ore. Come dicevo prima, sono sulle 12, 13 ore quotidiane.
- Un consiglio per i principianti?
Se non sei pronto a sacrificare tutto quello che hai, non provare a diventare un pro player.