Luca "Brizz" Brizzante
© Luca "Brizz" Brizzante via Facebook
esports

Italian Gamers: Luca "Brizz" Brizzante

Brizz è il protagonista della nuova puntata della nostra rubrica dedicata ai migliori pro player italiani
Di Emilio Cozzi
6 minuti di letturaPubblicato il
The Italian Gamers, la rubrica che state leggendo, una volta la settimana si arricchirà di un profilo nuovo: ci saranno i nomi consolidati, quelli in ascesa ma anche quelli da segnarsi sul taccuino per dire, fra qualche anno, “io lo sapevo”. Ma mica è finita qui, il giovane ecosistema del gaming competitivo italiano, di attori, ne ha diversi: e quindi vai con allenatori, manager, organizzatori, caster, analisti, preparatori, mental coach oppure, semplicemente, con i volti noti dell’Italia che videogioca pesante. Oggi è il turno di Luca "Brizz" Brizzante.
GG Italian Gamers!

Chi è Brizz

NomeLuca Brizzante
GamertagBrizz
Data di nascita5 dicembre 1994
Luogo di nascitaRovigo
Gioco su cui competeLeague of Legends
TeamOutplayed
Dove seguirloFacebook / Twitter

Palmarès

  • Primo classificato LGP 2016 Napoli
  • Primo classificato IGL 2016 Torino
  • Primo classificato LGP 2017 Napoli
  • Primo classificato IGL 2017 Torino
  • Primo classificato EIC 2017 Milano
  • Secondo classificato EIC 2017 Torino
  • Secondo classificato Legaprima 2018 Roma
  • Secondo classificato PG Nationals 2018 Milano
  • Primo classificato Legaprima 2018 Roma
  • Primo classificato EIC 2018 Milano
  • Primo classificato PG Nationals 2018 Roma
  • Secondo classificato Redbull Factions 2018 Milano
  • Primo classificato EVC 2018 Milano
  • Terzo/quarto classificato PG Nationals 2019
  • Secondo classificato PG Nationals 2019 Roma

Q&A: Cosa, come, perché

  • Quando e grazie a chi hai iniziato a giocare?
Ho iniziato da bambino grazie a mio fratello. Ricordo che lo guardavo giocare al PC e mi sono innamorato dei videogiochi, poi ho cominciato a giocare e non ho più smesso.
  • Gioco preferito che non sia quello praticato per esport?
Crash Team Racing per Playstation 1: continuo a giocarci ancora adesso dopo 20 anni. È stato il titolo che mi ha fatto diventare una persona competitiva nei videogiochi, quindi ci tengo moltissimo.
  • Personaggio digitale (o fazione o squadra) preferito?
Kindred, perché penso sia il personaggio di League of Legends più e meglio caratterizzato.
  • La giocata migliore della tua carriera?
Difficile ricordarne una in particolare; di certo il “nashor steal” con Yuumi contro i Racoon è una delle migliori, ma è stata anche questione di fortuna. Se invece si parla di puro outplay meccanico, senza dubbio la giocata contro gli Sparks in finale con Pyke sul gragas di Rawbin mi piace ricordarla.
  • E quella da dimenticare?
In questo caso, più che di giocata dovremmo parlare di partita: durante l'ultimo split contro gli Hg non ho preso una spell in 27 minuti. Anche se alla fine abbiamo vinto, la mia prestazione mi ha deluso moltissimo.
  • La lezione più importante imparata giocando?
Mai, e ripeto mai, sottovalutare chi hai davanti e mai mollare; vero, sono due, ma sono lezioni ugualmente importanti.
  • Qual è il sacrificio maggiore che ti impone la tua attività professionistica?
Il tempo che le dedico: purtroppo League of Legends è un gioco che cambia molto rapidamente e ci sono un sacco di patch, quindi devi essere costantemente allenato con i champion che il meta ti suggerisce di migliorare, pena il rischio di rimanere indietro.
  • E la soddisfazione più grande che ti dà?
Senza alcun dubbio il poter competere ai massimi livelli è la soddisfazione più grande che un agonista possa avere: ti fa credere molto in te stesso e in quello che puoi fare.
  • Il tuo pro player preferito (quello che ti ispira o ha ispirato) anche internazionale?
Sono due: il primo è Edoardo “vANEZ” Cassai, perché quando ho iniziato a giocare a League of Legends seguivo le sue partite con gli Inferno ed era il più forte in Italia, un modello che avrei voluto imitare.
Il secondo è Lee Sang-Hyeok, che chiunque giochi a LoL conosce come Faker: è semplicemente il più forte di tutti i tempi.
  • Chi o che cosa ti ha spinto a decidere di diventare pro player?
Diciamo che per carattere sono sempre stato una persona competitiva. Prima di LoL ho giocato a molti titoli, anche poco conosciuti, e sono sempre arrivato a essere il migliore sul territorio nazionale. Alla fine ho deciso di mettermi alla prova sul titolo più giocato in assoluto. Il resto, come si dice, è storia.
  • Come vedi la scena esport oggi in Italia?
La considero arretrata rispetto a molti paesi europei. È però innegabile che negli ultimi due anni ci sia stato un incremento degli spettatori e degli investimenti da parte dei team, quindi posso dire senza timore di smentita che siamo in crescita.
Se penso a due anni fa, quando giocavo le finali e c'erano 300 persone a guardarle in streaming, non posso ignorare che adesso ce ne siano un migliaio dal vivo e più di tremila connesse da casa. Una crescita che mi fa ben sperare per il futuro.
  • Come la immagini fra cinque anni?
Spero che la scena italiana sarà talmente sviluppata da permettere a tutti i giocatori professionisti di vivere facendo quello che amano. In più immagino che tutti i team, e non solo i più importanti, avranno strutture adeguate e delle academy per far crescere più talenti possibile. A questo proposito, ci dovranno essere circuiti solo per academy, con competizioni che durano tutto l’anno.
Mi aspetto anche che le finali non saranno giocate in strutture casuali, ma in luoghi dedicati, magari in uno stadio apposito, chissà…
  • Il giocatore o i giocatori italiani da seguire?
Non ho dubbi: Zhi Qiang “Shadow” Zhao, attualmente il jungler italo-cinese dei Mouz, il miglior talento italiano degli ultimi anni.
  • Quanto e come ti alleni prima di un torneo, e lontano da un torneo?
Prima di un torneo, oltre agli allenamenti col team (che di solito consistono in due blocchi quotidiani di tre ore ciascuno), gioco dalle sei alle dieci ore al giorno e ho determinati personaggi da allenare, quindi seguo un training più specifico.
Quando non ci sono tornei in arrivo, dedico al gioco il tempo che voglio e posso anche non impegnarmi tanto; è però fondamentale avere costanza per non perdere troppo la mano, motivo per cui continuo a giocare dalle tre alle sei ore ogni giorno.
  • Un consiglio per i principianti?
Ricordate che, salvo non abbiate un talento incredibile, limitarvi a giocare non vi porterà a diventare pro player: lo studio è una componente fondamentale di questa professione. Analizzare e imparare le mosse dei giocatori più bravi e riguardare i propri errori sono cose essenziali per migliorare.