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Italian Gamers: Nicolò "Insa" Mirra

© via Facebook
Di Emilio Cozzi
Il pro di FIFA dei Qlash è il protagonista della nuova puntata della nostra rubrica dedicata ai migliori pro player italiani
The Italian Gamers, la rubrica che state leggendo, una volta la settimana si arricchirà di un profilo nuovo: ci saranno i nomi consolidati, quelli in ascesa ma anche quelli da segnarsi sul taccuino per dire, fra qualche anno, “io lo sapevo”. Ma mica è finita qui, il giovane ecosistema del gaming competitivo italiano, di attori, ne ha diversi: e quindi vai con allenatori, manager, organizzatori, caster, analisti, preparatori, mental coach oppure, semplicemente, con i volti noti dell’Italia che videogioca pesante. Oggi è il turno di Nicolò "Insa" Mirra.
GG Italian Gamers!

Chi è Insa

NomeNicolò Mirra
GamertagInsa
Data di nascita13 giugno 1994
Luogo di nascitaBollate (MI)
Gioco su cui competeFIFA
TeamQlash
Dove seguirloFacebook / Twitter / Instagram / YouTube / Twitch / Discord

Palmarès

  • 3°/4° posto, primo campionato italiano di Personal Gamer di Gears of War Judgment
  • 4° posto, secondo campionato italiano di Personal Gamer di Gears of War Judgment
  • 1° posto: FIFA 15 Serie A Challenge @Milan Games Week
  • Top 12 alla FIFA Interactive Club World Cup
  • Top 9 all’1v1 della FO3’s The Intercontinentals 2017
  • Top 1 nell’evento 3v3 della FO3’s The Intercontinentals 2017
  • Top 11 alla Levante Esports Cup
Nicolò "Insa" Mirra
Nicolò "Insa" Mirra

Q&A con Insa: Cosa, come, perché

  • Quando e grazie a chi hai iniziato a giocare?
Ho iniziato a giocare con la prima Playstation grazie a uno zio, partendo con PES. Non capivo come fosse possibile segnare alla CPU.
  • Gioco preferito che non sia quello praticato per esport?
Gears of War, anche se era esportivo una volta.
  • Personaggio digitale (o fazione o squadra) preferito?
Baird, a proposito di Gears of War.
  • La giocata migliore della tua carriera?
Quella che devo ancora fare.
  • E la giocata da dimenticare?
Il palo a porta vuota contro August “Agge” Rosenmeier al Mondiale per Club di Fifa 17: affrettai troppo la conclusione, il pareggio o la vittoria avrebbero cambiato l’andamento del torneo e invece persi 0-1, prendendo due pali.
  • La lezione più importante imparata giocando?
Che il vero campione si vede davanti alla sconfitta. È quando si perde che si imparano le lezioni vere. Se si è capaci di restare in piedi, non si esce mai sconfitti, ma migliorati.
  • Qual è il sacrificio maggiore che ti impone la tua attività professionistica?
Molte volte per poterti concentrare appieno su quello che fai, devi sacrificare un po’ di vita privata.
  • E la soddisfazione più grande che ti dà?
Non ce n’è solo una: le soddisfazioni che ho ricevuto e continuo a vivere sono infinite. Il bello dell’esport è che le opportunità sono là fuori e se sei bravo a coglierle le emozioni non finiscono mai.
  • Il tuo pro player preferito (quello che ti ispira o ha ispirato) anche internazionale?
Senza alcun dubbio Matthew “Nadeshot” Haag.
  • Chi o che cosa ti ha spinto a decidere di diventare pro player?
Proprio Nadeshot: volevo essere come lui, giocare gli eventi che giocava lui, vincere, viaggiare e fare tutto ciò che faceva; per me lui è un esempio e tutt’ora lo reputo un rivoluzionario dell’esport. Avevo appena lasciato il calcio dopo essermi rotto il crociato, avevo bisogno di dar sfogo alla mia vena competitiva, giocavo già con un team a Gears of War online e mi si è presentata l’occasione di giocare il primo campionato italiano di PG Esports a Rimini; è bastato unire tutti questi puntini. Da allora non mi sono più fermato.
  • Come giudichi la scena esport oggi in Italia?
Lontana da quella europea, ma con il potenziale per diventare una big tra quelle mondiali. Basta non perdersi.
  • Come la immagini fra cinque anni?
Al livello di quella europea.
  • Il giocatore o i giocatori italiani da seguire?
Su FIFA è difficile, ogni anno escono nuovi talenti. Su Fifa 19 sicuramente Daniele “Dagnolf” Tealdi, mentre sono curioso di vedere che riuscirà a fare Daniele “Jiizuke” Di Mauro quest’anno con i Vitality.
  • Quanto e come ti alleni prima di un torneo, lontano da un torneo?
Gioco dalle due alle cinque ore al giorno in periodo di season. Bisogna sommarci il mental coaching, la palestra, la gestione dei social e gli altri impegni della giornata di un pro.
  • Un consiglio per i principianti?
Rimanere sempre con i piedi per terra, non mollare mai e non credersela troppo, perché è il primo sbaglio che fanno molti giocatori arrivati al loro primo evento. Abbiate la pazienza di mettervi alla prova e di imparare a rialzarvi dopo le sconfitte: c’è sempre qualcosa di nuovo da apprendere per continuare a migliorarsi.