Gaming
Sono passati 3 anni dalle nostre scorribande sull'isola di Medici in compagnia di Rico Rodriguez, e la voglia di tornare a svolazzare per i cieli di un nuovo mondo di gioco sotto tiro di terroristi internazionali, con indosso una wingsuit e un paracadute, inizia a farsi sentire. Non dovremo attendere troppo tempo, per fortuna: il 4 dicembre Just Cause 4 porterà tutta la sua azione adrenalinica su PS4, Xbox One e PC, e dopo averci giocato per qualche ora in un esclusivo evento londinese, in compagnia di alcuni membri del team di sviluppo, vi spieghiamo in 5 punti perché lo dovreste tenere d'occhio, soprattutto se siete dei fan della serie.
È (anche) un simulatore di action sport
Di base, Just Cause 4, come tutti i precedenti capitoli, è un action/sparatutto in terza persona a mondo aperto, che fa dell'esagerazione, delle esplosioni altamente scenografiche e di una sofisticata fisica di gioco i suoi punti forti. Ma per sfruttare al massimo tutta l'energia del carismatico protagonista, Avalanche Studios ha ben pensato di dare a Rico alcuni gadget utilissimi, come il suo fido rampino, con cui arrampicarsi ovunque, una tuta alare e un paracadute, attivabili in qualsiasi momento con la pressione di un tasto.
Non è molto realistico passare così rapidamente da uno all'altro, ma basta qualche minuto per innamorarsi della capacità del protagonista di partire da terra e ritrovarsi nel giro di 5 secondi a svolazzare sulla cima di un palazzo, sfruttando tutti e 3 i suoi preziosi strumenti per darsi lo slancio, prendere quota e muoversi molto più rapidamente nell'immensa mappa. E se passerete più tempo a raggiungere le cime delle montagne e a fiondarvi verso il mare con la vostra wingsuit, godendovi la fisica ancor più precisa e realistica rispetto al terzo capitolo, che a svolgere le missioni, tranquilli: è successo anche a noi durante la prova, e va bene così.
Un costante senso di libertà
Per progredire nella trama ci sono le classiche missioni da completare, tra principali e secondarie, ma parte del fascino di Just Cause 4 sta anche nel puro e semplice giocare in maniera totalmente spensierata: Solís, l'immensa isola su cui è ambientato, è davvero sterminata (si parla di oltre 1000 km quadrati!), e presenta 4 differenti ecosistemi, ovvero foreste, montagne, deserti e pianure, che offrono varietà non solo estetiche, ma richiedono anche approcci differenti all'esplorazione e all'azione. Nelle foreste, ad esempio, potrete usare il rampino per aggrapparvi agli alberi mentre siete in volo e darvi la spinta per mantenere quota, e potrete sfruttarli anche per divertirvi a fare lo slalom con la wingsuit.
Ci sono anche città moderne e rovine precolombiane: se la Medici di Just Cause 3 ricordava l'area mediterranea, tra Italia, Corsica e Grecia, Solís strizza l'occhio al Centro e al Sud America. Non mancano inoltre i veicoli, che potrete usare in alternativa all'attrezzatura sportiva in possesso di Rico: super-bolidi, jeep, motoscafi, elicotteri, jet, tutti a portata di mano sia in strada, sia grazie al rifornimento aereo fornito dai nostri alleati, che ci recapiteranno armi e veicoli su richiesta anche nel bel mezzo della guerra, o ci daranno persino un passaggio, se serve.
La furia degli elementi
Le differenti ambientazioni hanno però un'altra caratteristica unica, che le distingue dalle altre: in ognuna è presente infatti una specifica catastrofe naturale che arriva all'improvviso e cambia drasticamente le carte in tavola. Durante la nostra prova abbiamo letteralmente cavalcato prima un tornado, sfruttando prima la sua potenza per realizzare trick pazzeschi con la wingsuit e con il paracadute, e poi pezzi di edifici ed auto trascinati dalla sua forza inarrestabile per divertirci un po' con i gadget assurdi di Rico e per fare un po' di sano “surf aereo”.
Grazie all'incredibile motore fisico, sarà infatti possibile vedere il tornado travolgere e distruggere praticamente tutto ciò che incontra, con elementi dell'ambientazione che iniziano a girare vorticosamente, e con i quali è possibile interagire, essendo tutto calcolato in tempo reale e non una semplice animazione. Anche perché, a quanto pare, queste catastrofi non sono poi così naturali, ma c'è lo zampino dei cattivi di turno, e in una delle missioni presenti nella demo c'era proprio la possibilità di distruggere degli speciali strumenti con cui la Mano Nera li governa, tant'è che dovremo quindi seguirli e maneggiarli con cautela. Ci saranno anche tempeste di sabbia e tropicali, e non vediamo l'ora di capire come sfruttarle a nostro vantaggio per creare trick e acrobazie impossibili da replicare nella realtà.
È più folle che mai
Cambia la trama, cambia l'ambientazione, e Rico ha qualche gadget in più, ma la sostanza resta sempre la stessa: Just Cause 4 è pura azione, pura adrenalina, pura follia, e pur non apportando chissà quali innovazioni sostanziali, presenta poche ma miratissime novità. L'impianto generale è sempre quello, ma il nuovo motore di gioco, l'Apex Engine, è uno dei primi elementi a fare la differenza: la build era ancora lontana dal prodotto finito e le sbavature tecniche non mancavano, ma appare sin da ora più solido e stabile rispetto al 3 (anche se, a tal proposito, il team ci ha promesso che i problemi della versione console del precedente saranno solo un brutto ricordo: speriamo di confermare quanto detto una volta provata la versione definitiva), l'illuminazione è ancora più realistica e fedele, ma è comunque la fisica di gioco a farla da padrone, complice la presenza di un nuovo gadget.
Oltre a rampino (e alla possibilità di agganciare tra loro due o più oggetti/nemici/veicoli) e booster (dei piccoli propulsori), il team ha introdotto dei palloni aerostatici con cui creare scompiglio e folli strategie di attacco (o, semplicemente, divertirsi): si possono infatti attaccare ad un carro armato, così da usarlo per assaltare dall'alto una base nemica, oppure ad un veicolo, per averlo a portata di mano, o ancora, a dei barili esplosivi, per poi indirizzarli verso i soldati. E con le mod e la possibilità di alternare rapidamente tre diversi set di gadget, si può davvero sperimentare in modi assurdi (ci sono 4 milioni di possibili combinazioni): si può infatti regolare l'intensità del collegamento con il rampino, il comportamento di booster e palloni (che possono seguire in automatico Rico oppure il mirino), la modalità di attivazione, l'elevazione, e tanti piccoli ma fondamentali fattori che, superata una prima sensazione di macchinosità, riusciranno a regalare momenti di pura follia. Non vediamo l'ora di scoprire cosa si inventeranno gli streamer.
Una nuova minaccia
C'è ancora lei, la Mano Nera, a mettere a repentaglio la tranquillità e la pace nel mondo, e sarà nostro compito, nei panni di Rico, impedirgli ad ogni costo di portare a compimento i loro piani. Ma stavolta scopriremo ancora più dettagli sul passato del protagonista e sull'organizzazione: in primis, cosa lega il padre di Rico a Solís e a Oscar Espinoza, il burattinaio senza volto di quei criminali? E quanto in là si spingerà la spietata Gabriela Morales? Di certo sappiamo che c'entrano loro con tornado e tempeste, usati come vere e proprie barriere di difesa e governati a loro piacimento grazie al Progetto Illapa, dimostrando così di non avere scrupoli nel mettere in pericolo degli innocenti, ma c'è altro sotto? La narrazione appare più complessa e profonda rispetto al passato, con Rico che ci è sembrato un po' più serioso e preoccupato del destino degli abitanti dell'isola rispetto al passo.
Forse la colpa è anche dei nemici, non più semplice carne da macello: tolti i normali soldati, a difesa delle fortezze nemiche ci saranno anche unità specializzate, ognuna con una peculiarità tutta sua, tra i cecchini che ci staneranno a lunghe distanze, anche in volo, i mitraglieri a bordo di veicoli blindati o di torrette, e dei bestioni corazzati muniti di scudo, per i quali bisognerà ingegnarsi un po' prima di sbarazzarsi delle loro protezioni. Del resto, oltre alle classiche armi, Rico può sfruttare gli incredibili gadget a sua disposizione e l'ambiente circostante, in parte distruttibile, per gettare letteralmente nel caos le zone di guerra sparse qua e là per la mappa, in cui possiamo intervenire in vari modi. Arruolando ribelli alla nostra causa, generando caos (c'è una barra ad hoc) e distruggendo basi e avamposti nemici, potremo creare mini-plotoni da spedire contro le truppe della Mano Nera, e contribuire agli scontri, così da ridurre la loro area di influenza e vedere Solís tornare, un passo alla volta, alla normalità.