Musica
La recensione del quinto: Kendrick Lamar
Un'analisi a freddo sul disco di cui tutti stanno parlando (e fanno bene a parlarne)
PRIMONe hanno parlato praticamente tutti. Ovunque. In effetti, già un-nuovo-disco-di-Kendrick-Lamar sarebbe, di per sé, una faccenda da hype spianato: stiamo pur sempre parlando del “nuovo Re della West Coast”, come lo chiamarono durante uno show live Snoop e Dre – non proprio due fessi – ancora nel lontano 2011, cioè prima ancora che esordisse su major. Con un endorsement del genere, chiaro che ogni cose che fai, foss'anche spostare uno stuzzicadenti, finisce per essere monitorata, commentata, strillata, spesso anche glorificata. Quindi ecco: figuriamoci. In più, non solo ciò che ci si è parato davanti è il nuovo-disco-di-Kendrick-Lamar, ma anche un disco intelligente. Con un sacco di contenuti. Come Francesco Abazia ha spiegato bene da queste parti.
SECONDOUn artista di cui è figo parlare (perché è la “next big thing”: la stampa è sempre stata affamata di “next big thing”, è che con internet sono diventati un po' tutti “stampa”... fate voi le somme) che fa un disco di cui è figo parlare (perché è intelligente, evoluto, non scontato): miscela esplosiva. Cosa stiamo per dirvi, che il troppo stroppia? Che “To Pimp A Butterfly” non merita tanta attenzione? Ve lo aspettereste, vero? La solita recensione bastian contrario? Vero? No. Non l'avrete. Sapete perché? Perché comunque è bello che la gente si accalori ed entusiasmi parlando di musica. Molto bello. E' meno bello quando questo succede, sottilmente, più per motivi di costume più che di sostanza sonora (se Kanye fosse meno mediatico e ultimamente pazzariello, avrebbe la stessa attenzione? Se Beyoncé fosse legata ad un Signor Nessuno?); ma questo nuovo lavoro di Lamar è talmente pieno di musica con la “m” maiuscola che non puoi derubricarlo a “Ehi raga, vi presentiamo il rapper più fico del momento, yo!”. Così come 'sto album è talmente pieno di spessore e di ragionamenti, nel contenuto lirico, che se provi a fare quanto appena detto beh, ti senti un po' uno scemo, o una carogna, o un click baiter sfigato e senza idee sull'orlo di una crisi di nervi. Parlando di “Cent'anni di solitudine” vi verrebbe mai da parlare dell'amicizia tra Shakira e Gabriel Garcia Marquez? Ecco. Eppure Marquez e Shakira sono stati molto amici.
TERZOTuttavia, nel coro di elogi quasi unanime che sta circondando l'opera del signor Lamar, noi vorremmo comunque rendervi il piccolo servizio di enumerare i motivi per cui “To Pimp A Butterfly” potrebbe essere considerato un disco con (anche) dei difetti. O con comunque con pregi non così adamantini. Ad esempio: è un disco elegantissimo con le citazioni al punto giusto, dove compare anche il jazz, o compare il fantasma di Jay Dee; però è anche vero che la sua è una visione molto laccata ed edulcorata del jazz (...è curioso come il jazz piaccia a tutti, affascini tutti, ma lo capiscano in pochi; ad esempio, chi ha fatto “Whiplash” il jazz non lo ha proprio capito), e per quanto riguarda Jay Dee ormai di omaggi nei suoi confronti se n'è fatti fin troppi: mica c'è stato, c'è e ci sarà solo lui per fare dell'hip hop di classe. Insomma, non tutto è incisivo in “To Pimp A Butterfly”. Qualche volta affiora il sospetto che, nella musica, dell'incisività ci sia più la forma che la sostanza. Anche le strutture dei pezzi, che sono strane, allungate, liberate dalla schiavitù del format che deve per forza essere radiofonico (tre minuti e mezzo / strofa e ritornello), sembrano sempre pensate molto in bella calligrafia e non con viscerale voglia di scompaginare tutto. Non è un disco folle e psichedelico. Avrebbe gli elementi per esserlo ma, alla prova dei fatti, non lo è. Solo ascoltatori meno preparati e più superficiali potrebbero considerare questo album incredibilmente folle, spiazzante, iconoclasta dal punto di vista musicale.
QUARTOAltra cosa che potrebbe far storcere il naso, e non ci sarebbe nulla di male. Bello il rap di Lamar, bello, bellissimo, con una quantità di spunti e di pensieri che altri rapper anche se mettono una sopra l'altra dieci delle loro carriere non arrivano manco a metà di quello che fa Lamar in tre canzoni; tutto vero. Ma è altrettanto vero che in questa forma di eclettismo lirico e stilistico si fa fatica ad individuare il centro di gravità permanente di Kendrick Lamar come mc. Ed è il centro di gravità permanente quello che ti consegna alla storia, di solito. In altre parole: il rap di Lamar in questo disco è fatto per essere ammirato (e merita di essere ammirato), ma quanto resterà impresso nella memoria di chi lo ascolta e anche in quella di chi lo loda? Con du' fesserie in croce uno come Jay-Z, che non è certo il rapper preferito di chi vi sta scrivendo, riesce ad essere immediatamente carismatico e riconoscibile. Lamar no. A livello di puro flow e puro carisma, è stato più efficace in passato. Capiamo quindi chi potrebbe dire che da Lamar, come rapper, non si fa prendere.
QUINTODetto ciò, e detto in generale che “To Pimp A Butterfly” non è il disco perfetto quindi diffidate un po' di chi lo sosterrà invece con troppa foga, è oggettivo che questo è un lavoro importante, fatto con grande classe ma anche con grande coraggio. Dopo troppi anni in cui il rap pareva diventato una palestra per uomini-che-non-devono-chiedere-mai il cui compito prima di tutto era quello di indovinare il suono più radiofonico e commerciale del momento (anche in Italia, eccome!), Lamar segna una forte inversione di tendenza che speriamo sarà seguita da parecchi altri: perché ne guadagneremmo tutti. Finalmente un disco hip hop molto atteso, sì, ma che riesce ad essere imprevedibile: imprevedibilmente complesso, imprevedibilmente sfaccettato, imprevedibilmente poco radiofonico, imprevedibilmente incisivo nel proporre un rap contenutisticamente a più dimensioni (ovvero un rap dove c'è spazio anche per autoanalisi ed autocritica, senza per questo rinunciare al giusto orgoglio di sé e della sua gente che ogni mc hip hop deve avere al microfono). Bene così. Ottimo ed abbondante. Più discussioni ed analisi sul disco nuovo di Kendrick Lamar, meno meme dello smiling Kanye o sui fondoschiena della di lui consorte. O almeno, una giusta proporzione di entrambi.
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