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Kety Ketama126 non sa cos'è l'amore

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Ma in compenso sa che lui lo vuole e lei pure. Intervista con il rapper metallaro della Lovegang, fra ritorni preannunciati di Franco Califano, il rapporto col padre e le iperboli nelle sue canzoni
Di Claudio BiazzettiPubblicato il
La prima cosa da tenere a mente quando si parla di Ketama126 è che al ragazzo piace esagerare. Sì, ma spesso questo eccesso si limita alle sole parole. «Sono molto iperbolico nei testi» racconta Piero Baldini (vero nome) biascicando un po' per via del lecca lecca alla fragola che tiene in bocca. C'è molto di Ketama nei suoi testi, sia chiaro, e la cosa vale soprattutto per il nuovo album Kety. Ma per necessità o anche solo per gioco, bisogna tenere a mente che il lavoro del rapper riguarda anche spararla grossa ogni tanto. E forse questo è un po' figlio della nostra epoca, della noia e della necessità di emergere un po' dalla massa. Fatto sta che, esempio concreto, se in Love Bandana feat. Tedua Kety rappa "A 40 anni squaglio il disco d'oro / Ma non è mica detto che ci arrivo”, ecco, questo non lo pensa per davvero. Quindi non montiamoci la testa con quegli articoli allarmistici che legano deterministicamente la droga e i rapper/trapper.
Semmai Kety sta crescendo e con gli anni comincia a farsi quelle classiche domande che uno si pone superati i 25 anni. Quelle sulla morte, la vita e di cose che le danno un senso, tipo l'amore. E qui, bisogna dirlo, la scelta di un featuring postumo con Franco Califano e Franco126 dal nome "Che cos'è l'amore" è stata quantomeno azzeccata.
Kety in fondo è un nome di donna. Hai esplorato un po' il tuo lato femminile?
Non molto. Nel senso che è più un gioco sul mio soprannome. Certo, è anche un nome femminile. Infatti la bambina in copertina è un po' come se rappresentasse mia figlia, la musica. È lei Kety. Ma il mio lato femminile mi sa che devo ancora esplorarlo.
Beh, la musica alla fine serve a esplorare lati nascosti di sé.
Quello sì, scrivere è terapeutico. Ti mette faccia a faccia col tuo subconscio. Può succedere che mi renda conto di ciò che ho scritto, di ciò che significa, solo molto dopo che l'ho fatto. Me lo fanno notare gli altri. Oppure a volte sono profetico riguardo a me stesso. Tante volte nei testi esagero la realtà, ma qualche volta è successo che ciò che esageravo si verificasse per davvero. Soprattutto con i primi dischi è successo.
Quindi sei iperbolico anche quando in questo disco dici che non arriverai mai a 40 anni?
Ecco, lì è un'iperbole. Molto spesso se la gente scrive articoli o discute in modo acceso della droga o della droga nel rap o di queste cose, vuol dire che io ho fatto bene il mio lavoro. Bisogna parlarne o discuterne, ma l'importante è che lo si faccia. Quando ho fatto il video di "Lucciole" sapevo che mi avrebbero rotto il cazzo. Ma se poi scrivono articoli accesi o meno, l'importante è parlarne perché, regà, la droga è un problema.
In "Denti d'oro" così come in buona parte del disco c'è il sax di tuo padre. Ci stai facendo l'abitudine a lavorare con lui?
Diventa sempre più frequente. Lui suona ed è già un collaboratore fisso di Carlo [Brave, ndr]. Ma viene anche da me e mi dice: "Oh, dai, quand'è che facciamo delle cose insieme?" E io gli lascio libertà di esprimersi. Avrei potuto metterlo in più pezzi di così, ma non è escluso che succeda in futuro. Il rapporto con mio padre è migliorato tantissimo grazie alla musica. Lui mi considera un suo amico grazie alla musica. Suonare in tour con la band di Carlo gli ha dato una seconda gioventù. Da parte mia non potevo che ricambiare così, chiedendogli di suonare nel mio disco. In fondo, se faccio musica e ho questa passione è solo grazie a lui, ha sempre creduto in me e mi ha sempre spronato.
Lui prima della 126/Lovegang non era professionista, giusto?
No, lo faceva da giovane. Quando sono nato io ha dovuto mettere la testa a posto. E poi è tornato a suonare insieme a noi. Ma conserva ancora il suo lavoro vero. Però è molto prezioso, mi consiglia molta musica da campionare, ha tanti dischi jazz.
Comunque è un disco pieno di chitarre distorte, c'è pure un assolo. Si sente che sei un metallaro e che vorresti più caciara ma ti freni un po'. O forse non te lo fanno fare.
Vorrei tantissimo essere un metallaro. Ma per essere un metallaro vero bisogna avere la tecnica, in qualsiasi cosa fai. Io so cantare ma solo con l'autotune.
Allora mettila sul punk. Lì non c'è bisogno di tecnica.
Vero, ma come potrei fare meglio dei Sex Pistols? La combinazione basso-batteria-chitarra è già stata esplorata in lungo e in largo da persone geniali. Sono già usciti i dischi belli punk. Quindi per me è meglio tentare cose nuove. Voglio cercare di mettere quegli strumenti, chitarre, assoli, in una musica più attuale. Questo disco se ci fai caso è molto più metal dell'altro, quindi piano piano ci sto arrivando.
Qual è il fil rouge che lega insieme i pezzi di Kety?
Sono io, non c'è un concept. Raccoglie le mie esperienze dell'ultimo anno e mezzo di vita, da quando è uscito Rehab. Chiaramente non è un anno che scrivo, io sono uno che non riesce a chiudersi e scrivere. Se vado ora a casa e mi dico: "Ora scrivo", non mi esce niente. Scrivo quando non devo scrivere. La mia media è più o meno di una canzone al mese.
E sei anche riuscito nell'impresa di fare un featuring postumo con Franco Califano. Sulla sua tomba c'è scritto "Non escludo il ritorno" e infatti eccolo qua. Tu cosa scriverai sulla tua?
Eh ma su due piedi mica ti so dire una cosa così importante come l'epitaffio!
Improvvisa!
Per ora mi accontento di un RIP. Anche se una tomba non la voglio. Voglio che le mie ceneri siano sparse nella natura.
Eh, ma credo che una tomba sia necessaria comunque.
Ci devo pensare, perché poi è così che mi ricorderanno.
E allora ti becchi l'altra domanda difficile, quella su cui è basato l'intero pezzo con Califano: cos'è l'amore?
Eh, lo dico anche nel pezzo. "Io non so cos'è l'amore / ma so che io lo voglio e lei lo vuole." Quindi non lo so. Forse, l'amore è condivisone. Ma poi verso chi? Intendi l'amore verso una donna, verso gli amici, la mamma?
Io credo che, essendo stato un grande tombeur de femmes, Califano intendesse l'amore verso una donna.
Con una donna, credo che l'amore sia una questione di chimica. E forse in quanto chimica è destinato a decadere col tempo. Ma non voglio generalizzare. Se intendi l'amore prolungato negli anni, allora è tutta una questione di sacrificio, rispetto, passione.
Parli mai d'amore con Massimo Pericolo?
Con Vane sì, è capitato. Ma coi colleghi parliamo più o meno sempre delle stesse cose. Poi ci sono i big tipo Fabri Fibra. Lui mi ha subito trattato come un fratello minore. È una grande persona.