“Ho iniziato a fare Longskate quattro anni fa e devo dire che, da quel giorno, mi è cambiata la vita”.
Kim Klunder ha 31 anni e vive a Zwolle, una piccola cittadina dei Paesi Bassi.
Ha iniziato a skateare per caso, un “caso” che le ha portato però molta fortuna, sia in questo sport sia nella vita. Il ragazzo che ha incontrato nel negozio di skateboard della sua città è lo stesso con cui ha imparato ad andare in skate, lo stesso con cui ha iniziato a partecipare ai contest e lo stesso che poi ha sposato e con cui, tre anni fa, ha avuto una bambina. Insomma quando il caso, più che altro, è destino.
Ora Kim non solo è una giovane mamma e moglie, ma una rider sponsorizzata nel Longskate che gira l’Europa per partecipare ai contest. Conosciamola meglio.
Partiamo proprio dai contest: a quali hai partecipato?
Il più importante tra tutti è stato quello di Parigi, il TangTang Contest del 2012, dove il nostro team ha decisamente dominato su tutti. Siamo arrivati primi e secondi nel freestyle, primi nell’hippie jump e poi ho vinto nel contest femminile. Nel 2013 ho conquistato il record del mondo femminile: erano 140 km. da percorre con lo skate in 24 ore.
Ci spieghi la differenza tra i tanti stili esistenti di skateboarding?
Il classico skate di solito può essere praticato in “street”, nel bowl o nel park; tutto questo con la tavola normale, quella più corta. Mentre per quanto riguarda il longboard abbiamo diversi stili come il “dancing”, il freestyle, il freeride, il downhill, la lunga distanza e la maratona. Se poi vuoi andare in park, puoi fare praticamente gli stessi trick anche con il longboard. La differenza è tecnica: il longboard è più lungo, più pesante, quindi fare i trick richiede qualcosa di diverso. Generalmente si tratta di salti più lenti e più grandi. Insomma, sembra contradditorio, ma sono gli stessi trick fatti in modo totalmente diverso.
E qual è il tuo stile?
Io sono una che prova sempre più cose, ma mi sono innamorata del longboard, quindi del freestyle e il “dance”. Non hai bisogno di skatepark, e nemmeno di colline, puoi fare quello che vuoi, sempre e dovunque. Nel freestyle fai i salti (trick) e mi piace molto perché non ci sono regole. Fai quello che ti viene in mente, con il tuo stile, e puoi fare davvero di tutto, cadute e botte comprese, ovviamente. Nel “dancing”, invece, è proprio come dice la parola, balli sulla tavola, facendo i passetti e muovendoti in un flusso armonioso di movimenti diversi e combinati. Vorrei invece migliorarmi nel downhill e nel freeride/sliding. Il problema è che qui non abbiamo colline, quindi questo limite ambientale non ci permette di allenarci.
Hai fatto diverse gare, come funzionano?
Per una gara di “dance” e freestyle funziona esattamente come una gara di ballo normale. Si va a punteggio, ci sono i giudici, il punteggio si basa sulla difficoltà dei trick, su quanti ne fai, e sul flusso dei movimenti. Hai due minuti di tempo per dimostrare quello che sai fare. Lo so, due minuti sembrano pochi, ma finisci sempre stremato e senza fiato. Il downhill è ancora più facile da capire: vince il rider più veloce. Lo stesso vale per la maratona.
Quanto è pericoloso questo sport?
Be’, in un certo senso è pericoloso come tutti gli altri sport estremi. Mi riferisco soprattutto al freeride e al downhill, dove puoi raggiugere alte velocità, anche oltre ai cento chilometri orari. Logicamente sei consapevole dei rischi che corri, e quindi cerchi di prendere le giuste precauzioni, come il casco e le protezioni per alcune parti del corpo. Poi è molto importante conoscere i propri limiti e rispettarli. Gli incidenti possono capitare sempre, anche da fermi, specialmente quando provi a fare i trick. Quindi è sempre consigliato il casco. Ho visto tante persone sbattere forte la testa sull’asfalto e non andavano veloci. Penso che a skateare impari solo se cadi, e con l’esperienza capisci anche come cadere. Quando cadi tante volte a terra, con il tempo impari a non mettere tanta energia nella caduta e a proteggere il corpo.
Hai mai avuto incidenti gravi? O brutte esperienze?
Be’, ho il corpo ricoperto di botte, ematomi, cicatrici, mi sono rotta le caviglie, il ginocchio e il pollice, che ancora non è guarito. L’incidente più brutto l’ho avuto qualche anno fa, rientrando da una festa, ho provato a carvare e sono caduta. Il giorno dopo non potevo muovermi dal dolore. Mi sono rotta due costole. Mi è sembrato così assurdo che l’incidente più rovinoso l’avessi avuto facendo una semplice carvata. Ho fatto e provato cose più rischiose.
Lo farai fare a tua figlia?
Compirà due anni tra un paio di mesi, quindi è in quell’età in cui vuole copiare tutto quello che fanno mamma e papà. Quindi se noi skateamo, vuole skateare anche lei. La mettiamo sulla tavola in corridoio e la reggiamo in piedi dandole qualche consiglio su come mettere i piedi, le braccia eccetera. Non vorrebbe mai scendere, penso sarebbe bellissimo skateare tutti assieme in futuro.
Altri hobby?
Lavoro in un negozio. Nel tempo libero mi piace cucinare, suonare la chitarra e montare video; mi sto dilettando come video maker freelance. Chi lo sa, magari in futuro sarà la mia professione.
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Continuare a divertirmi, viaggiare, incontrare persone e farlo sempre con lo skate come protagonista. Migliorarmi sia come persona sia come rider, imparare nuovi trick, migliorarmi nel freeride e nel downhill. Poi vorrei fare un nuovo record nella 24 ore Ultra Skate. Diventa sempre più difficile. Ma volere è potere.