Sono giorni belli intensi per Justin Timberlake. Il 31 gennaio il cantante ha compiuto 37 anni, portati egregiamente. Il 2 febbraio uscirà invece Man Of The Woods, il suo quinto album tanto attesto (e su cui tanto si sta fantasticando, dato che ogni singolo che lo anticipa pare tratto da un album diverso). Infine, domenica 4 febbraio JT si esibirà ancora nel presigioso half time del Super Bowl. E se finisce come 14 anni fa, quando strappò via una parte del vestito di Janet Jackson mostrando un seno della cantante in diretta, seguiranno giorni ancora più intensi. La Parents Council Television (l’associazione dei genitori) si è già premurata di mandare a Justin una lettera di raccomandazioni che suona tanto come un “fa’ il bravo stavolta, che l’altra volta ci hai scandalizzato i bimbi”. In ogni caso, piaccia o meno, Justin è il protagonista indiscusso di questa settimana, quindi una buona idea è quella di ripassare insieme i suoi 10 pezzi migliori usciti fino a oggi. Parliamo di Justin Ebbasta, quindi i pezzi degli NSYNC non sono inclusi.
10) "Pusher Love Girl" (da "The 20/20 Experience " del 2013)
Il 2013 è l’anno in cui Justin Timberlake dimostra di essere diventato adulto. The 20/20 Experience, che poi si scoprirà essere un doppio album, si apre con degli arrangiamenti orchestrali degni di un Quincy Jones dei tempi d’oro, che abbinati allo smoking sfoggiato in copertina danno quel tocco di classico americano. A metà fra Frank Sinatra e "Off The Wall" di Michael Jackson (che guarda caso è prodotto dal vecchio Quincy). Il pezzo incaricato di aprire il disco si chiama "Pusher Love Girl", una specie di dedica d’amore alla moglie Jessica Biel in cui si alternano arrangiamenti scarni ad archi grandiosi, falsetti a cantati classici.
9) "Give It To Me" ft. Timbaland e Nelly Furtado (da "Shock Value" di Timbaland del 2007)
Se c’è qualcosa che è sempre venuto particolarmente bene a Justin Timberlake, è scegliere la gente con cui bazzicare. Timbaland in primis, che ha firmato quasi tutte le sue hit più grandi, e che nel 2007 gli chiede di partecipare al primo singolo del nuovo album del produttore, "Shock Value". Alla voce di Justin, quella di Timbaland e al loop ubriacante di percussioni, in "Give It To Me" si aggiunge anche Nelly Furtado. A lei viene affidato il ritornello, oltre che la parte di duetto con JT.
8) "Like I Love You" (da "Justified" del 2002)
Gli NSYNC si sono sciolti e nel 2002 Justin si ritrova alle prese con una delle prove più logoranti della sua carriera. Il debutto da solista del nuovo JT avviene ufficialmente agli MTV VMAs. La scelta del primo singolo in assoluto ricade sul tritolo funk/flamenco della "Like I Love You" che gli hanno prodotto i Neptunes. E si sente lontano un miglio che sotto c’è lo zampino di 2/3 dei N.E.R.D. con quella chitarra spagnoleggiante e il groove di batteria coi rullanti intonati. Più Pharrell di così non ricordo niente, oltretutto a rappare nella seconda parte del brano ci sono i Clipse (Pusha T e suo fratello No Malice), una vecchia creazione proprio di Pharrell. Fun fact: nel video ufficiale del singolo balla anche Kevin Federline, che qualche anno più tardi sposerà la ex di Justin, Britney Spears.
7) "Signs" ft. Snoop Dogg e Charlie Wilson da "R&G (Rhythm & Gangsta): The Masterpiece" di Snoop Dogg del 2007
Dopo quel pasticcio combinato con la tetta di Janet Jackson al Superbowl del 2004, Justin Timberlake attraversa un periodo da bad boy. Si vuole forse scrollare di dosso l’aria da bravo ragazzo figlio del direttore del coro della chiesa (Charles Timberlake) o forse del ragazzino di Disney Channel oppure del membro di una boy band. O forse tutt’e tre. Fatto sta che in "Signs" Justin esordisce con un “I'm not sure what I see/Cupid don't fuck with me!”, per uscire ufficialmente dai cantanti OK per le mamme d’America. Poco male, perché il singolo destinato a "R&G (Rhythm & Gangsta): The Masterpiece" di Snoop rimane forse la base più smooth & cool che abbiano mai cacciato Pharrell e Chad Hugo. Ma serio, eh. Menzione d’onore alla voce intramontabile di Charlie Wilson.
6) Mirrors (da "The 20/20 Experience" del 2013)
Ecco uno di quei pezzoni fin troppo tacciati di smielosità, di cheesiness, ma che, banalmente, rimangono la prova del talento vocale di JT. Non ci sono falsetti ed escamotage canori in "Mirrors", uno dei singoli di punta di "The 20/20 Experience". Ci sono solo le skills di qualcuno che sulla carta poteva regalare al mondo l’ennesima ballad da diabete e invece ne ha tirato fuori una bella canzoncina d’amore dal piglio R&B.
5) "Holy Grai"l ft. Jay Z (da "Magna Charta Holy Grail" di Jay Z del 2013)
Il nome di Justin Timberlake si è consolidato così tanto negli anni che persino uno Zeus dell’empireo hip hop come Jay Z punta su di lui per il primo singolo di "Magna Charta Holy Grail". Una bella responsabilità, a cui Timberlake sopperisce interpretando l’intro di piano struggente quasi sgolandosi. Segue poi un beat grande come le case di The Dream, Timbaland, J Roc e No ID (i produttori) messe assieme. Holy Grail comunque non è l’unica collaborazione di quell’anno fra il signor Carter e Justin. Ma ne parleremo più sotto.
4) "What Comes Around Goes Around" da (da "FutureSex/Love Sounds" del 2006)
"FutureSex/Love Sounds" arriva nel 2006 col preciso intento di colonizzare i club, gli houseparty, le feste di matrimonio, insomma tutti quei posti dove si balla e dove nessuno ti giudica se fai delle mossettine vagamente alla Michael Jackson. Non a caso, in copertina Justin calpesta una palla a specchi, come a ribadire che se suoni uno dei pezzi del disco in pista, rischi proprio di far saltare in aria l’edificio. "What Comes Around Goes Around" è l’esempio perfetto. Dio solo sa quanto il mondo deve ringraziare Timbaland e Danja per il beat arabeggiante con cui si apre il pezzo, che poi cambia di natura almeno altre due volte. E che dire del cortometraggio con co-protagonista Scarlett Johansson che gli fa da video ufficiale?
3) "Cry Me A River" (da "Justified" del 2002)
Come dicevamo, "Justified" segna la transizione dal Justin degli NSYNC a Justin Timberlake. A cavallo fra questo passaggio, non bastassero i problemi, fra JT e Britney Spears le cose giungono a una fine. E come ognuno di noi avrà vissuto, quando finisce, l’amore lascia spazio a tante belle cose come dolore, rabbia, delusione, gelosia, vendetta. La bravura di Justin Timberlake in "Cry Me A River" è stata di dare ognuna di queste sfumature alle parole, mentre Timbaland ci ha costruito sotto un fraseggio di synth che pare quasi uno sfottò rivolto alla ex amata.
2) "My Love" ft T.I. (da "FutureSex/Love Sounds" del 2006)
È il 2006 e l’hip hop, così come l’R&B, sono entrati di prepotenza nei club anche grazie a carri armati come "Yeah" di Usher. I produttori quindi si possono permettere suoni più aggressivi, synth che fino a quel momento erano appannaggio dell’elettronica. Per quanto mi riguarda, con "My Love" Timbaland e Danja si sarebbero meritati il premio Nobel per la Chimica, per aver sintetizzato il pezzo da club perfetto semplicemente disciogliendo frammenti di stab trance in una soluzione crunk da Akai MPC.
1) "Suit & Tie" ft. Jay Z (da "Magna Charta Holy Grail" di Jay Z del 2013)
Finora abbiamo tenuto conto, grossomodo, tre criteri per valutare e mettere i pezzi in questa classifica. Il primo tiene conto, ovvio, dell’interpretazione di Justin. Dopodiché c’è la base, che deve essere originale - perché no? - eccentrica e così fatta bene che uno potrebbe tranquillamente scegliere di ascoltarsi lo strumentale. Infine, quando c’è, va tenuto conto del featuring. Ora mettiamoci tutti una mano sul cuore e chiediamoci se "Suit & Tie" non faccia jackpot in tutti e tre i parametri. Con l’inizio a mo’ di filastrocca, lo sviluppo funk con le spennellate di piano che manco i Simply Red e poi una strofa di Jay Z che sparecchia il resto. Per qualsiasi dubbio ulteriore, consultare il video.