Lorenzo Barone: il mio viaggio in Siberia
© Lorenzo Barone
Cycling

Lorenzo Barone: la mia Siberia tra lupi e temperature polari

L’intervista al giovane cicloviaggiatore che in questo momento sta sfidando freddo siberiano e i lupi per arrivare sopra al Circolo Polare Artico
Di Marco Trabucchi
10 minuti di letturaPubblicato il
Lorenzo vaga da sei anni con la sua bici. Destinazione: mondo. A 18 anni prende una bici qualsiasi e percorre più di 65.000 km attraverso 37 nazioni. La distanza di un giro e mezzo della Terra. L’Europa tutta, l’Islanda, la Turchia e il Marocco. E poi liberato definitivamente il demone dell'esplorazione è arrivato il gigante asiatico: Corea, Giappone, India, Russia, Caucaso.
Oggi Lorenzo si trova in Siberia, destinazione Circolo Polare Artico e oltre. L’obiettivo è completare i 2.770km preventivati in totale autonomia, dormendo in tenda, sfidando temperature polari, venti sferzanti e lupi. Sì, lupi (in Siberia ce ne sono tanti).
Lorenzo è un entusiasta, umile, curioso e seppur dotato di un pizzico di follia è ben conscio di quello che sta facendo (e tra un’avventura e l’altra ha trovato il tempo di sposarsi con una ragazza siberiana). Raggiungiamo Lorenzo a metà del suo viaggio e ci organizziamo per un’intervista su WhatsApp con dei vocali. Mi risponde di sera, mentre si riposa dentro la sua tenda. Fuori ci sono -20 gradi e un vento che sento scuotere la tenda nei vocali di Lorenzo. Paura? «E di che? Per il freddo ho il mio sacco a pelo, ho scaldato l'acqua per un tè e ho montato le bandierine per i lupi».
Lorenzo Barone: Siberia Extreme
Lorenzo Barone: Siberia Extreme

Raccontiamo la genesi della tua vita da cicloviaggiatore. A che età sei partito e perché?

Volevo usare le energie che avevo per vedere ciò che c'era fuori dalla vita quotidiana e appena compiuti i 18 anni sono partito per un breve tour di una settimana (il giorno del compleanno, dopo pranzo, sotto la pioggia). Da lì il colpo di fulmine e una ventina di giorni dopo sono partito per 3 mesi fino in Portogallo e ritorno facendo circa e 8.000 km. Ho finito il 4 anno di scuola e nel mezzo ho portato a termine 2 tour di 1.300 km a Natale, casa Etna e 1.500 Km a Pasqua, casa-Alpi e ritorno. Poi sono partito per 8 mesi da casa a Capo Nord in inverno e ritorno, più l'Islanda. Sono stato a casa una settimana, poi sono ripartito: altri 2 mesi nel sud Italia, poi due settimane a casa e altri 5 mesi impegnato per 12.000 km da casa fino a Berlino, passando dalla Turchia a San Pietroburgo (a casa ci sono tornato in aereo). Poi il Pamir in inverno (massiccio montuoso nel Kirghizistan e Tagikistan) a gennaio e febbraio per 2.200 km.
Dopo quello sono seguiti altri viaggi, uno in Islanda a piedi e autostop e ad agosto 2018 mi sono rotto una vertebra facendo un tuffo da 15 metri che mi ha tenuto fermo per 8 mesi. Sono stati lunghissimi. A marzo 2019 ho percorso il Tevere con una zattera, mi sono ripreso dalla frattura e a inizio giugno con una nave Genova-Tangeri sono partito per il Marocco in fatbike e ho percorso 2.700 km attraversando 400 km di Sahara arrivando al confine con l'Algeria. Sono poi tornato a casa 5 giorni e mi è stato offerto un viaggio per la Corea di sola andata, così ho percorso più di 3.000 km tra Corea del Sud e Giappone a agosto 2019. Invece di tornare con l'aereo dal Giappone sono andato in India per due mesi attraversando tutto il Nord da Calcutta a Delhi, e nel mezzo ho percorso la strada che attraversa il Ladakh pedalando 9 passi oltre i 4.000 mt, 5 dei quali oltre i 5.000 mt. A ottobre 2019 sono tornato a casa e il 15 gennaio 2020 sono ripartito per la Siberia dove sono adesso. Dopo oltre un anno ho pedalato prima 2.152km sulla strada più fredda del mondo con minime di -56°C, poi 3.000 km da Irkutsk a Yakutsk in autunno con minime di -25°C ed ora sto pedalando 2.770 km verso la strada più a Nord del mondo (tentata già a dicembre ma senza successo perché è stato un inverno con temperature di freddo record e le camere d'aria non reggevano).

Che ricordi hai dei primi viaggi?

I primi 16.000 km li ho fatti con la vecchia bici di mia madre, dei bidoni di plastica come borse, un fornello con una latta di alluminio e i primi 8.000 km senza deragliatore anteriore (cambiavo le marce spostando la catena con le mani prima delle salite o delle discese).

Spero tu l'abbia cambiata...

Sì, dal 2016 ho una Surly LHT comprata a Berlino (dove sono arrivato con la bici di mia madre) con i soldi che ho raccolto facendo il giocoliere per strada per due mesi.

Sei in Siberia ora. Come ti senti?

Quest’inverno mi sono dovuto fermare un paio di mesi a causa del freddo molto rigido che ha fatto, parliamo di 50-60 gradi sotto zero. Ho pedalato i primi 250 km più o meno, lo considero un allenamento. Ora arriva il bello, anche se non è il periodo dell'anno in cui lo volevo fare, però è comunque una grande esperienza e mi sta dando tanto. Senza contare che le persone del posto sono incredibili e mi danno un supporto pazzesco.

Qual è la motivazione che ti ha spinto ad un viaggio così estremo?

Io ho fatto per adesso 65.000 km in bici. Nei primi viaggi mi bastava solamente arrivare al confine della Regione per sentirmi euforico, felice e realizzato. Con poco mi sentivo Superman. Poi pochi giorni dopo il primo viaggio ho chiesto di più a me stesso e raggiunta la Francia mi sono detto: riesco ad andare ovunque con la forza delle gambe.
Solo che, dopo i primi 30.000 km pedalati, non trovavo più l'emozione di prima, neanche entrare in nuovi paesi a visitarli. Dopo un po’ viaggiare non dava più le emozioni dell'inizio. Tutto era diventato routine: pedalavo, mangiavo, facevo la spesa e ricominciavo a pedalare. Tutti i giorni uguale. Quindi per tornare a provare quelle stesse fortissime emozioni avute all'inizio della mia "carriera" ho dovuto spingere il mio limite. Allora sono andato in Pamir, la catena mountuosa tra il Kirghizistan e il Tagikistan, superando strade oltre i 4000 metri in pieno inverno con temperature vicine meno ai meno 30 gradi.
Quello è stata stato il viaggio che mi ha fatto capire che non era il viaggiare in bici che cominciava a starmi stretto, ma era il come viaggiavo in bici che aveva bisogno di rinnovarsi. Ma non mi è bastato. Volevo qualcosa da cui poter imparare e ho scelto questo viaggio estremo per imparare cose nuove, sia sui materiali che su me stesso. Potere spingere il limite un po' più in là, anche per future avventure. Perché voglio poter visitare un sacco di nuovi luoghi nuovi che magari in pochissimi hanno visitato e per farlo devo avere delle conoscenze in più. Diciamo che devo fare tanta esperienza per poter raggiungere luoghi, non inesplorati, ma quasi.

Qual è il tuo obiettivo ora?

L'obiettivo in vista è raggiungere Yuryungkhaya, un villaggio nell'estremo Nord, molto oltre il circolo polare artico. Adesso (venerdì scorso) mi mancano più o meno 1500 km da qui per arrivarci. Presto invece sarò completamente isolato, una volta superata la città di Mirny inizierò a pedalare verso il Circolo Polare Artico, e il mio primo obiettivo sarà quello di raggiungere Udachny a 516 km di distanza: proprio lì finisce la strada sterrata e inizia il percorso invernale, in buona parte costituito dai fiumi ghiacciati.
Lorenzo Barone: il percorso in Siberia
Lorenzo Barone: il percorso in Siberia

Cosa ti senti ripetere più spesso dalle persone che incontri?

Mi chiedono dove vado e da dove vengo. In inverno mi dicevano che ero matto, adesso mi dicono lo stesso. Poco cambia. Mi chiedono dove dormo, gli dico in tenda e mi chiedono "Ma come fai a non avere freddo?". Gli spiego che ho il sacco a pelo, ma tutti pensano che la tenda sia riscaldata. Dei matti. Qui comunque è una popolazione super ospitale. Ho incontrato sulla mia strada diversi villaggi e molte persone mi hanno aiutato dandomi da bere e da mangiare. Molti mi fermavano per strada per fare foto, evidentemente non sono abituati a vedere molti turisti. Da dopodomani invece tutta questa giostra finirà perché i villaggi che incontrerò saranno pochissimi. Farò sosta in 4 villaggi e in tutto ce ne sono 5.

Una volta terminata l'avventura dove andrai?

Devo tornare a Jakutsk, la città dove c’è mia moglie Aygul e dove abito da oltre un anno. Ci siamo sposati a gennaio. Torno da lei e poi decideremo se tornare in Italia o se aspettare un po'. Dipende dall’evoluzione del virus. Non so bene come tornerò. Potrei tornare in camion, ma credo che la strada non sia più sicura per i mezzi pesanti, perché è situata su un fiume ghiacciato e quindi forse sarò obbligato a prendere un aereo. C'è un piccolissimo aeroporto in un villaggio a nord e se non trovo una soluzione economica per non spendere troppi soldi allora sarò costretto a prendere l'aereo.

Quali sono le difficoltà maggiori che stai incontrando fino ad ora?

Al momento i problemi sono il freddo, che poi non è un problema, perché so come stare al freddo e gestirlo. Vabbè, diciamo che fa parte del gioco e dei motivi per i quali mi sforzo e uso le mie energie per risolvere il problema del freddo. C’è la strada che è tutta la sterrata e ha tutti i solchi nel ghiaccio, quindi è spesso tutto un salta-salta. Da dopodomani, quando supererò Mirny, le difficoltà saranno le lunghe distanze dove non avrò appoggi. La prima tratta è di 516 km e poi le successive sono comunque lunghe, 300 km più o meno di media tra un villaggio e l’altro e potrei trovarmi a spingere la bici nella neve. Adesso ci stanno alzando anche i venti e averlo contro è un problema. Però vabbè è solo fatica. La cosa che più mi preoccupa sono i lupi. Tutti mi hanno avvertito del pericolo di incontrare i lupi lungo il percorso.

E come ti difenderesti dai lupi?

Ho una specie di mini lanciarazzi nel caso di incontro ravvicinato per spaventarli. Diciamo che è come un fuoco d'artificio, fa il botto e poi parte un proiettile luminoso. Un’altra cosa che mi sono procurato sono delle bandierine attaccate con un cordino. Quando mi fermo le piazzo tutto attorno alla tenda con dei paletti che faccio con i rami. Pare che i lupi rimangano disorientati dalle bandierine che svolazzano e stiano lontano dalla tenda. È una tecnica che qui usano i cacciatori. Dicono che funziona. Speriamo.

Ho visto la bici, è davvero “corazzata”. Quanto pesa?

In base alle scorte di cibo, di acqua e di benzina per il fornello, pesa tra i 65 e i 75 kg.

Dormi sempre in tenda?

Sempre. A parte quando capita che mi ospita qualcuno, ma è successo poche volte. In questo momento sto in tenda.

Un consiglio per chi sogna di vivere un'avventura come la tua?

Non pensateci, partite. Iniziate a fare esperienze più semplici e magari in estate in giro per l'Europa e poi in inverno. Cominciate a fare esperienza. Uscite di casa e partite. Vale per tutto.