Ye
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Musica

7 versi per capire "ye"

Il nuovo album di Kanye West ha tanto da dire, eppure sembra non farlo al meglio
Di Francesco Abazia
10 minuti di letturaPubblicato il
Il moderno concetto di disturbo bipolare viene introdotto per la prima volta da Farlet e Baillarger nella Francia della seconda metà del 1800, quando gli studi sulla “follia circolare” e la “follia a doppia forma” segnano la strada agli approfondimenti che, verso la fine degli anni '60 del XX secolo porteranno alla divisione tra disturbi unipolari e bipolari. Secondo la definizione data dalla National Alliance on Mental Illness un disturbo bipolare è «una malattia mentale che provoca cambiamenti drammatici nell’umore di una persona, alterandone l’energia e la capacità di pensare in maniera chiara». Sul suo portale la NAMI aggiunge che circa il 2.6% della popolazione statunitense soffre di disturbo bipolare, in gran parte uomini a cui la malattia si manifesta intorno ai 25 anni.
Ne aveva 39 invece Kanye West quando gli è stato diagnosticato un disturbo bipolare, che Yeezy ha deciso di rendere pubblico nella maniera più spiazzante di sempre: scrivendolo sulla copertina del suo ultimo album “ye”. Un album concepito e scritto interamente sulle montagne del Wyoming, dove Kanye ha tenuto anche il release party del disco. Montagne sulle quali Kanye si era rifugiato – insieme con qualche fido collaboratore – dopo essere uscito da un centro di riabilitazione e disintossicazione. Il motivo per cui Kanye era finito in quel centro ha molto a che vedere con tanti dei temi trattati all’interno di “ye”. Un brevissimo recap: durante una data del Saint Pablo Tour, Kanye ha espresso pubblicamente il suo apprezzamento per Donald Trump, lasciandosi andare poi in veri e propri deliri che hanno coinvolto sua moglie, Kim Kardashian, Hillary Clinton e soprattutto Jay Z. Inoltre, “ye” ha fatto seguito a un assurdo flusso di coscienza via Twitter di Kanye di qualche settimana fa, di cui si è molto parlato sia per gli annunci dell’uscita degli album di Pusha T e di Kid Cudi, sia per l’ennesima dichiarazione di supporto a Donald Trump. 
Kanye West

Kanye West

© Twitter

Chiariamo subito il campo da qualsiasi dubbio: “ye” non è il miglior album di Kanye, è un disco discreto ma - come sottolineato da Jinx Jenkins durante una puntata del talk “For The Record” - «il peggior disco di Kanye West è comunque superiore al miglior disco che un normale producer potrà creare nella sua carriera». “ye” è molto probabilmente il peggior disco di Kanye, e non tanto perché le tracce siano di per sé brutte, ma perché tutte suonano come dei pezzi scartati da album precedenti: “Ghost Town” potrebbe essere contenuto in "808 & Heartbeat", “Wouldn’t Leave” in “Life Of Pablo”, “Yikes” in “Yeezus” e “No Mistakes” in uno qualsiasi della trilogia del College. Qualcuno potrebbe affermare che Kanye abbia finito le idee, che la malattia e tutto questo trambusto abbiano finito per influire negativamente su di lui e sulla sua arte. D’altra parte però solo una settimana prima l’uscita di “Daytona”, l’attesissimo disco di Pusha T, ci aveva presentato un Kanye in grande spolvero, con tante idee e tanti modi creativi con cui applicarle (vedi “Santeria”).
È come se in “ye” – e questo sarebbe un unicum nella carriera di Kanye – la musica non fosse necessaria, come se le ottime produzioni che lo compongono (Kanye non sarebbe capace di produrre qualcosa di brutto neanche mettendosi d’impegno), fossero solo d’accompagnamento a quello che Kanye aveva da dire: un lunghissimo confessionale che vale la pena analizzare nei suoi passaggi più significativi.
And I think about killing myself, And I love myself way more than I love you, so…
"I Thought About Killing You", Kanye West
Kanye non aveva mai parlato di suicidio in maniera tanto esplicita, e questo rafforza l’idea – espressa per esempio da Matt Miller su Esquire – che “ye” sia, nella sua essenza, un grido d’aiuto. Un grido d’aiuto mescolato a una serie di ammissioni di colpa sulla sua condotta nei confronti di Kim e di se stesso. L’"I" a cui si riferisce Kanye potrebbe essere pure il suo ego, quello che l’ha portato a scrivere un intero pezzo riferendosi a se stesso in terza persona. Questa frase, e in un certo senso questo pezzo, sono l’esatta antitesi di “I Love Kanye” – uno dei più chiacchierati pezzi di “Life Of Pablo” – allo stesso tempo dichiarazione di bipolarità e di presa di coscienza. È un confine, molto labile, che Kanye attraverserà spesso durante “ye”, quello tra consapevolezza e ironia, e che racchiude l’idea della bipolarità.
“Russell Simmons wanna pray for me too, I'ma pray for him 'cause he got #MeToo'd”
"Yikes", Kanye West
“ye” è pure un disco che parla, e molto, di donne, del modo in cui Kanye ha sempre trattato le donne – non sono nuove le accuse di misoginia – e di come sta imparando a trattarle ora che è padre. Sono tutti temi che affronta in “Violent Crimes”, ma che in tutto il resto dell’album continua a toccare in maniera laterale. Come in “Yikes”, quando in un certo senso si "vendica" di quella che pare aver percepito come pietà da parte di Russell Simmons, ricambiando con la stessa moneta e dicendo di pregare per lui perché è stato “#MeToo’d”. L'accezione che "ye" sembra dare al neo-nato movimento di empowerment femminista è delle migliori, tanto che finisce a trattarlo come una sorta di macchia nella carriera e vita di Simmons. Non è mai chiara la posizione di Kanye su un tema molto delicato come i diritti delle donne. Sembra quasi che, per quanto si sforzi, Kanye non riesca a svuotare di materialismo e possessività l’immagine che ha di una donna. 
E questa idea, per quanto radicata è nella sua poetica, non può essere ricondotta alla sua malattia. Una malattia che, nel verso più famoso del disco, Kanye cerca di trasformare in un superpotere. Non a tutti è piaciuto questo parallelismo: Twitter si è letteralmente spaccata in due, tra chi riteneva positivo il messaggio trasmesso da Kanye e chi invece lo accusava di star “glamourizzando una malattia”. Di questo parere sia Jeremy Helligar su Variety, che titola “Caro Kanye, non abbiamo bisogno di un altro supereroe”, sia Matt Lunquist, uno psicoterapeuta di New York che, intervistato da Refinery29 ha detto: «Cercare di contrastare uno stigma, aiutare la gente a capire e riconoscere che le malattie mentali non sono semplici, che non sono delle sentenze di morte, che non sono terribili ma possono essere gestite e trattate è qualcosa di molto importante. Non sono sicuro però che Kanye stia aggiungendo qualcosa a questa conversazione. Sta solo banalizzando e feticizzando il tutto».
All these thots on Christian Mingle, Almost what got Tristan single, If you don't ball like him or Kobe, Guarantee that bitch gonna leave you
"All Mine", Kanye West
È interessante, oltre che strano e singolare, notare come ancora una volta Kanye non si faccia scrupoli a parlare in certi termini delle donne, tirando in mezzo anche la sorella di sua moglie Kim, Chloe Kardashian, che qualche settimana fa è stata al centro di un grosso scandalo dopo aver sorpreso il cestista, nonché padre di sua figlia, Tristan Thompson con un’altra (Chloe, tra l’altro, era anche ex fidanzata di Lamar Odom, a cui Kanye è molto legato). Durante tutta “All Mine”, Kanye continua a citare diverse donne, dall’attrice Kerry Washington, alla modella Naomi Campbell fino alla pornostar Stormy Daniels come dei metri di paragone e giudizio per un uomo. In questo brano, che originariamente pare dovesse chiamarsi “Medulla Oblongata” – come la parte del cervello responsabile di regolare respirazione e circolazione – Kanye re-introduce un elemento musicale che l’aveva accompagnato durante tutto “Life of Pablo” e che pure in “ye” esce fuori spesso: l’influenza gospel e di church-music della sua musica. Il titolo stesso del disco, “ye”, sembra essere, tra le altre cose, un richiamo alla Bibbia e all’utilizzo del termine ebraico “ye” (come lui stesso ha dichiarato in una intervista a Big Boi). L’unica vera costante con il Kanye che abbia imparato a conoscere.
You know I'm sensitive, I got a gentle mental, Every time somethin' happen they want me sent to mental
"Wouldn't Leave", Kanye West
E, a proposito di interviste, in “Wouldn’t Leave” Kaye si ritrova quasi costretto a tirare in ballo l’intervista fatta con Charlemagne quando ha parlato della schiavitù del popolo africano e afroamericano come di una scelta. Dopo quell'affermazione il mondo si è semplicemente separato in due: quelli che hanno cominciato a odiare Kanye e quelli che gli hanno dato del pazzo. Kanye si rivolge in parte a loro in "Wouldn’t Leave" dicendo che ogni qualvolta lui parla, qualcuno lo tiene pazzo, non prima però di aver ricordato a tutti di essere una HSP (highly sensitive person) come lui stesso si è più volte definito. È in questi passaggi che “ye” si avverte quasi come un album terapeutico, più che necessario, un esercizio che serviva a Kanye per riuscire a parlare a tutti (se stesso compreso) senza il rischio di essere frainteso.
Let me make this clear, so all y'all see, I don't take advice from people less successful than me
"No Mistakes", Kanye West
All’ascolto di “ye” si corre il rischio di cambiare idea troppe volte. Non solo sul disco, ma anche sul Kanye uomo. Se è vero che questo è il suo disco più personale, è altrettanto vero che mai come in “ye” è impossibile decifrare la direzione che all’interno della stessa traccia sembra voler prendere. In “No Mistakes” pr esempio poggia su un bel campionamento di Vecchio Testamento e Slim Rock, una delle frasi più arroganti di uno degli artisti più arroganti nel mondo del rap.
Baby, don't you bet it all On a pack of Fentanyl
"Ghost Town", Kanye West
L’influenza di Kid Cudi su questo album è innegabile. Cudi è presente in metà del disco, oltre ad avere un suo album in uscita proprio con Kanye. E sembra essere l’unico, in questi mesi, capace di catalizzare in toto la sua attenzione, permettendogli di concenctrarsi al massimo sulla musica. Non solo però: in "Ghost Town" impariamo a conoscere lo straordinario talento di 070 Shake, presente anche in “Violet Crimes” e titolare di una voce particolare e sensuale: Kanye denuncia apertemente l’uso di sostanze stupefacenti (dopo che per tutto l’album ha parlato della sua dipendenza da oppioidi). Il Fentanyl è lo stesso antiinfiammatorio per la cui overdose sono morti Prince e Lil Peep.
Niggas is savage, niggas is monsters, Niggas is pimps, niggas is players
"Violent Crimes", Kanye West
Il senso di appartenenza di Kanye alla black culture è sempre stato molto dibattuto. Verso la fine degli anni Duemila Kanye sembrava aver modificato il paradigma del rapper, sdoganando una serie di temi che ancora parevano essere appannaggio dei neri o dei bianchi. Kanye d’altronde ha frequentato una scuola d’arte, è cresciuto come un piccolo borghese e di consequenza non è mai stato il Paladino del vero hip hop. Durante tutto “ye” Kanye continua a parlare del suo popolo con quella che, se fossimo certi lo fosse, sarebbe la miglior satira alla condizione afroamericana dal libro di Paul Betty, "Lo schiavista". In un pezzo uscito su Vulture, Craig Jenkins fa un bel parallelo di Kanye con Killmonger, il cattivo di Black Panther che «riesce a trovare potere perché è molto talentuoso, ma continua comunque a cercare l’approvazione del suo paese che non sembra volerlo». 
Anche l’accusa contro i “ni**as” di essere dei mostri o dei selvaggi, rientra in quel gioco di impossibilità di comprendere la direzione delle cose da lui dette. Ciò che è ancor più strano è che tutto questo processo avvenga durante un pezzo che parla delle sue figlie, in maniera del tutto gratuita e anche un po’ vouyeristica. The Atlantic lo ha paragonato a Trump, per l’interesse morboso che prova verso sua figlia. Ma anche nel pezzo forse migliore del disco (curiosamente, per tutto quello che ci siamo detti) pieno di donne e soprattutto di una qualche idea, merce rara al momento. Di “ye” colpisce soprattutto (in negativo) la poca coesione che Kanye è riuscito a dare al progetto, una coesione anche difficile da raggiungere quando ti fermi a sette tracce. Oppure, se crediamo a tutto quello che si dice in giro di Kanye, e quello che dice Kanye, “ye” è un disco molto coerente nel suo essere completamente bipolare. Senza supereroi annessi, però.