Il lato oscuro dell'Everest: 8 cose spaventose della salita che pochi sanno
© Cory Richards; Getty
Exploration

Il lato oscuro dell’Everest: le 8 cose più spaventose della scalata

Vento, crepacci e cadaveri: l’esploratore Matthew Dieumegard-Thornton ci rivela le sfide fisiche e mentali alla conquista della vetta più alta del mondo
Di Red Bull Team
7 minuti di letturaPubblicato il
Il monte Everest. Le dimensioni, la fama e la storia macabra di questa enorme massa terrestre sono talmente vaste sia dentro che fuori al mondo dell'alpinismo che il solo nome è abbastanza per farvi sentire almeno un brivido freddo lungo la schiena. Certamente separare il mito dalla realtà non è semplice, ma è importante.
Nell’ultimo secolo, più di 305 alpinisti sono morti scalando l’Everest. La cifra record è stata raggiunta nel 2015, quando ben 22 alpinisti sono deceduti sulla montagna (le valanghe sono responsabili del 29% dei decessi, mentre il 23% è dovuto a cadute e il 20% a congelamento o a malattie dovute all’altitudine).
“Superare mentalmente le dimensioni enormi della montagna è difficile.”
“Superare mentalmente le dimensioni enormi della montagna è difficile.”
Pochi conoscono questi pericoli come l’esploratore britannico Matthew Dieumegard-Thornton. Nel Maggio 2012, a soli 22 anni, è diventato uno degli scalatori più giovani della storia a raggiungere la vetta. In questo articolo, ci rivela i lati più oscuri della scalata verso la vetta del monte Everest.
01

1. La “zona della morte” può farvi delirare

“La differenza tra l’Everest e la maggior parte delle scalate ad altitudini elevate è che per raggiungere la vetta è necessario un supplemento di ossigeno. Un viaggio normale dura dalle 5 alle 6 settimane, e la maggior parte di questo cammino è pensato per fare in modo che il corpo possa acclimatarsi. Nella nostra spedizione c’è stata una buona rotazione, non ci siamo ammalati e abbiamo completato il viaggio al primo tentativo, in 5 settimane. Ma nulla può prepararti a quell’aria sottile, ti fa delirare. L’area in cui non c’è aria a sufficienza è chiamata La Zona della Morte. Là sopra ci si gioca tutto”.
02

2. Ci sono molti crepacci sull'Everest

“Ci sono un sacco di crepacci sull’Everest, e molti vanno attraversati lungo delle scalette a pioli. Di solito si comincia il viaggio con una sola scala, passando gradualmente a due per finire poi con tre scalette attaccate l’una all’altra. Prima dell’Everest, non avevo mai camminato su una scaletta posta in orizzontale con i ramponi ai piedi, ma la sensazione di lieve ebbrezza dovuta alla mancanza di ossigeno è stata senza dubbio d’aiuto nell’alleviare la paura. Sull’Everest si scoprono ostacoli, trucchi e tecniche che non si erano mai incontrati prima, e si imparano tutti sulla stessa montagna”.
---------------------------------------------------------------------------------

Il K2 non è da meno, sai? Dai un'occhiata a questo film!

1 o 6 min

K2: The Impossible Descent

Segui l'epica spedizione di Andrzej Bargiel dalla Polonia al Pakistan, culminata con la discesa in sci del K2.

italiano +13

03

3. Gli Sherpa possono essere folli

“Se fossi caduto in un crepaccio, probabilmente non mi sarebbe successo nulla, dato che ero attaccato ad una corda in sicurezza. Ma la parte peggiore è guardare gli sherpa. Vengono pagati a peso/carico, per cui più rotazioni riescono a fare, più vengono pagati, e quindi usano molte scorciatoie per fare più in fretta. Non si legano, non indossano caschetti, generalmente non si curano della sicurezza. Attraversano le scalette senza corda tenendosi aggrappati con le mani. Il giorno prima di raggiungere un grosso crepaccio oltre il Campo Uno, ci è stato detto che il giorno prima uno sherpa era caduto in quel crepaccio ed era morto. Un team di soccorso ha riportato su il suo corpo, che ha continuato a sanguinare lungo tutta la parete di quel crepaccio squadrato. Non si sentiva nessun odore, ma la vista del sangue era abbastanza. Era più scuro di quanto mi aspettassi, e mi ha fatto stare fisicamente male. Mi ha aiutato a mettere la scalata nella giusta prospettiva”.
04

4. La Montagna si nasconde alla vista

"È impossibile concepire per davvero l’Everest. Intendo nella sua interezza. Quando si è abbastanza lontani da vederlo tutto sembra un dipinto, e da vicino è così grande che è impossibile anche solo capire cosa si sta guardando. È quasi come se la montagna si nascondesse alla vista: non riesce a vedere il campo tre fino a quando non si raggiunge il campo due. E il campo quattro è visibile solo una volta che si gira attorno a un lato della montagna. Ed è sempre così, anche al giorno di arrivo alla vetta. Le sue dimensioni sono un problema enorme da superare mentalmente”.
05

5. Sul monte Everest vedrete dei cadaveri

"L’Everest è cosparso di cadaveri. Quando si lascia il campo quattro e si arriva al “summit day” (ovvero il giorno in cui si raggiunge la vetta), si è così in alto che si riesce a malapena a portare su se stessi. Non si possono portare carichi pesanti, perciò se si muore lì sopra, le possibilità che qualcuno possa riportare a valle il cadavere sono molto poche. Ecco spiegati i cadaveri in vista. Basti pensare che alcune famiglie pagano dei team per recuperare i corpi e riportarli giù. In generale, tutti rimangono molto positivi ed evitano di parlarne, ma i corpi non si possono non notare perché i colori dei loro indumenti sono ancora brillanti. Si può scorgere della pelle scoperta, ma non vedrete teschi o ossa, dato che la pelle è talmente ghiacciata da essere quasi imbalsamata, sembrano statue di cera. Gli indumenti si agitano nel vento illuminati dal sole, ognuno con la sua storia da raccontare”.
06

6. I detriti sono un pericolo costante

Dieumegard-Thornton durante la sua scalata del monte Everest
Dieumegard-Thornton durante la sua scalata del monte Everest
“L’Everest non è la tradizionale scalata su e giù da una montagna – non è una ascesa particolarmente tecnica; il K2 è una montagna molto più difficile da scalare da quel punto di vista, ma bisogna comunque stare attenti a dove si mettono i piedi. A causa del clima sempre più secco sull’Everest per via del riscaldamento globale e delle nevicate sempre più ridotte, la montagna perde strati di rocce e ghiaccio che si staccano rotolando per i versanti della montagna. In breve, dovete affrontare un terreno che cerca di lanciarvi addosso parecchi detriti, che a volte possono essere massi delle dimensioni di un’utilitaria”.
---------------------------------------------------------------------------------

A proposito di montagne incredibili: guarda l'ascesa di Will Gadd sul Kilimangiaro!

45 min

The Last Ascent

La missione di Will Gadd è di tentare un'ultima scalata sui ghiacciai del Monte Kilimanjaro.

italiano +9

07

7. Il fallimento è una delle paure più grandi

“Molto prima di iniziare la scalata, una delle sfide più dure dell’Everest è il denaro. Pianificare un viaggio può costare oltre 45.000 euro, quindi è necessario poter offrire delle buone occasioni di marketing, ed è sempre più difficile distinguersi nella folla. Ho contattato più di 2000 aziende, e alla fine si è trattato di un colpo di fortuna – le Pagine Gialle stavano facendo rebranding, e volevano che l’Everest facesse parte del loro nuovo messaggio, per cui mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto. Non volevo deludere nessuno, e questa ulteriore pressione, aggiunta al timore di non farcela quando così tante persone hanno investito su di te, può giocare dei brutti scherzi al tuo stato mentale”.
08

8. La vetta dell'Everest è terrificante

Dieumegard-Thornton poco prima di raggiungere la vetta dell’Everest
Dieumegard-Thornton poco prima di raggiungere la vetta dell’Everest
“Ho iniziato la scalata immaginando che, nel caso fosse accaduto il peggio, morire in cima all’Everest sarebbe stata una fine tutto sommato pacifica, dato che il livello di ossigeno nell’aria è così basso che probabilmente si finisce solo per perdere conoscenza. E invece no, la cima è ventosa e ostile, non è un bel posto dove stare. Ci sente lontani da qualsiasi tipo di aiuto, e si ha la sensazione che nessuno sarà in grado di salvarvi. Il vento aggiunge moltissima tensione, e lo si può tranquillamente paragonare alla colonna sonora di un film dell’orrore. Quando sono arrivato in vetta ero talmente in ipossia, o comunque a corto di ossigeno, che mi sono completamente dimenticato di fare le foto per i miei sponsor. Mi sentivo ubriaco fradicio, e in quel momento non riuscivo a pensare ad altro che a me stesso. Ma quando ti stai confrontando con la natura in una maniera così dura e reale, pensare a te stesso non è una cosa sbagliata”.
Visitate il sito di Matthew Dieumegard-Thornton e scoprite le sue ultime avventure e spedizioni.