Imparate a conoscere i freni della vostra MTB
© Harrokz/SRAM
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Come migliorare la frenata per andare più forte in MTB

L'impianto frenante contribuisce alla sicurezza in sella, ma anche noi dobbiamo metterci del nostro, tra upgrade tecnici, esercizi e bilanciamento. Partiamo da qui per una guida con maggiore controllo
Di Red Bull Team
6 minuti di letturaPubblicato il
La velocità è nulla senza il controllo: un detto che non fa una piega, anche quando si parla di mountain bike. Ma per controllo cosa si intende realmente? Un controllo perfetto passa per abilità di guida del rider e componenti meccaniche perfettamente funzionanti e di qualità. Tra queste un ruolo importantissimo lo riveste l’impianto frenante di una mountain bike, anche perché se il nostro scopo è davvero la velocità, prima o poi dovremmo anche frenare.
La giusta distanza e inclinazione della leva freno
La giusta distanza e inclinazione della leva freno
Dopo aver elencato le migliori coperture da cross-country, anch’esse parte fondamentale per il controllo più elevato, parliamo di come possiamo agire su un impianto freni per migliorare controllo ma anche durata dei componenti. Non sarà necessario cambiare l’intero impianto, ma agendo anche su uno solo dei componenti si può stravolgere il feeling. Inoltre, concluderemo con qualche chicca sugli esercizi da fare per migliorare anche noi stessi quando abbiamo le leve tra le dita.

Rotore, azione!

Non possiamo certamente dire che il 100% delle bici in commercio sia dotato di un impianto frenante a disco, ma sulle biciclette di media e alta gamma, oseremmo dire di sì. Il disco è una parte soggetta all’aumento di calore durante la frenata, ma anche una delle parti più sensibili in caso di impatto con ostacoli. Se poi le due situazioni si combinano tra loro il guaio è presto fatto. Ad alte temperature di esercizio infatti il disco diventa ancora più sensibile e malleabile e anche l’urto di un sasso che schizza dal terreno può compromettere tutto.
Per tenere basse le temperature e avere anche un disco meno flessibile, bisogna ricorrere principalmente a due soluzioni: un rotore con un diametro maggiore ha una superficie più ampia di frenata e che si scalda in maniera meno veloce. Si tratta di un upgrade vincolato dal tipo di pinza e adattatore montato sulla bici, ma l’alta compatibilità del quattro pistoni può darvi una speranza. Da 180 a 203 il feeling può variare soprattutto con forti pinzate, ma avrete un disco meno facile da scaldare e quindi deformare.
L'italiana Braking ha inventato un dissipatore che permette anche di aumentare la capacità della pinza. È il kit 3 millimetri.
Braking, il dissipatore di calore aumenta la capacità della pinza
Sullo spessore non abbiate nessuna pietà. Dimenticatevi il disco leggero, i grammi si risparmiano altrove, non su ciò che pregiudica la nostra sicurezza. Più spessore forse può combaciare con più materia e quindi più peso, ma anche con più resistenza. Una pista da 2.0 millimetri o 2.2 sarà sempre più resistente di una da 1.8. Non c’è un’usura più veloce, ma una doppia resistenza che vi salverà con costanza. Gli standard ora cominciano a vertere in questa direzione e in gamma non si dovrebbero riscontrare troppe difficoltà nel munirsi set di dischi di questo tipo. Pensate che Braking arriva su alcuni modelli a uno spessore di 3 millimetri. Lo spessore è un parametro importante da valutare per il momento esatto in cui il disco ne chiama uno nuovo. Mai scendere sotto 1.5? Può essere il compromesso.

Ad ognuno la sua pastiglia

C’è chi monta un paio di pastiglie all’inizio dell’anno e non le toglie più fino ad aver completato il ciclo vitale. Può funzionare, se si fanno scelte mirate e si ha anche un’elevata dose di fortuna. Considerando il periodo a cui stiamo andando incontro, meglio fare la scelta giusta. Tutti conosciamo le tipologie di pasticche sul mercato, ma forse non tutti conosciamo la periodicità o le migliori destinazioni di utilizzo. Tra le due macrofamiglie in cui si suddividono le brake pads, bisogna tenere a mente due aspetti: la temperatura e i detriti. Le organiche sono caratterizzate da una mescola composta totalmente da un materiale resinoso.
Le pastiglie freno giuste per il giusto utilizzo.
Pastiglie freno organiche e sinterizzate
Questa tipologia è perfetta per chi ricerca una potenza frenante immediata e netta, anche con un impianto a freddo. Il materiale poroso di cui è costituita fa in modo che morda subito il disco, ma al contrario, purtroppo, da una parte si consuma molto velocemente e può essere intaccata più facilmente dai detriti. Questa composizione non ha molta resistenza allo sporco, che la consuma ancora più velocemente. Si tratta di una pastiglia da una frenata e via. La classica che si può mettere a partire dalle prime giornate di bel tempo della primavera.
La metallica è l’alternativa più strong, in tutti i sensi. Più resistente alle alte temperature, più forte contro i detriti, ma più impegnativa da usare. Quando si parla di metallica si intende una mescola quasi priva di materiali refrattari e resinosi, con una composizione completamente formata da trucioli di metallo. Questo comporta una maggiore resistenza alle temperature, ma anche un valore di esercizio più elevato, ergo un rodaggio a inizio uscita. Una volta montate le metalliche sono molto più durature e resistenti ai detriti come fango e polvere. Sono la scelta ideale per l’autunno-inverno, ma bisogna entrare nell’ottica che per funzionare al meglio necessitano di qualche pompata in più.

Cose da fare e non fare

Lavorando sull’impianto si conclude il 50% del miglioramento, poca spesa, e moltissima resa. Ma prima forse di lavorare sull’impianto bisognerebbe migliorare se stessi e in fondo non è così complicato. Per prima cosa, bisogna abbandonare quelle pratiche che portano l’impianto in uno stato di sofferenza e surriscaldamento. Rimanere troppo sui freni, come si dice in gergo, conduce a una condizione di insensibilità delle dita a lungo andare e conseguente inefficienza, oltre a un impianto allo stremo delle sue possibilità.
MTB Marathon action
MTB Marathon action
Non mollare un secondo la leva tenendo a contatto ferodo con disco conduce ad un innalzamento della temperatura anche pericoloso. Il primo step è quindi: freniamo quando è necessario. Il secondo step, ma dovrebbe essere nel vademecum dei biker è: frena con un solo dito. Non è moda o cool, è semplicemente più sicuro. Frenare a due dita comporta una presa al manubrio meno salda, meno affidabile e di conseguenza meno sicura. Due dita sulla leva non migliorano il feeling di frenata e almeno una delle due dita più forti della mano deve rimanere incollata alla manopola.
Il terzo step riguarda il bilanciamento dei pesi. Durante una frenata il segreto è quello di andare a sfruttare entrambe le leve con un rapporto 60/40, tra posteriore e anteriore. In questo processo il nostro peso è fondamentale, se completamente orientato sulla parte sterzante della bici, quindi l’anteriore, in fase di frenata può verificarsi un sovraccarico che conduce al sottosterzo quasi certo. Banalmente anche in un ingresso in curva, il corpo portato verso l’asse posteriore schiaccia la bici a terra, stabilizzandola e offrendo una sterzata più fluida e precisa.
Bastano un peso, un bastone e una corda per migliorare i muscoli dell'avambraccio
Un wrist roller fatto in casa
Poi ci sono gli esercizi a secco: non solo gambe e tronco devono essere rafforzati ma anche gli estensori e flessori richiedono la loro attenzione. Esistono le pinze che sono gli attrezzi pensati per questo tipo di esercizi, ma anche le soluzioni più caserecce. Basta prendere un bastone e legare al centro una corda a cui è fissato all’estremità inferiore un peso. Basta impugnare il bastone con ampiezza pari a quella di un manubrio e farlo ruotare tra le mani per lavorare su questi muscoli. Inutile dire che è necessario con basse ripetizioni (l’esercizio brucia parecchio), fino ad arrivare alla durata media di una discesa. Lavorando su questa parte si migliorerà la resistenza in fase di frenata.