Siete pronti ad affrontare queste salite in sella alla vostra MTB?
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MTB

Le salite più dure d'Italia per MTB e gravel che vi metteranno alla prova

Vere sfide su sterrato e brecciolino da fare almeno una volta nella vita in sella alla propria bici, MTB, gravel o eBike che sia
Di Red Bull Team
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Qualsiasi località sceglierete per le vostre vacanze, qualsiasi periodo dell’anno, ci sarà sempre ad aspettarvi una salita estenuante da fare in sella alla propria MTB. C’è chi le odia, chi tende la mano accettando la sfida e chi le apprezza solo una volta viste dall’alto. Certe scalate possono essere dei veri e propri viaggi spirituali in cui ci mettiamo alla prova. Quelle esperienze in cui si può crollare, rialzarsi e ritrovare se stessi. Quelle in cui si riesce a scoprire un lato personale che neanche si pensava di conoscere.
Ci sono quelle panoramiche, quelle di collegamento e quelle più tecniche. In Italia, tra le famose sterrate si possono incontrare anche queste salite, quelle in cui bisogna essere certi di avere registrato bene il cambio, aver gonfiato nella maniera giusta le gomme. Quelle in cui tutto diventa importante, dalla linea, alla posizione oltre ovviamente al meteo. Gravel, mountain bike, ebike, poco importa: ingranate il rapporto più agile, si inizia a salire.
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Salita della Bestemmia, Montichiari

Per anni tratto cruciale del Trofeo Delcar, una delle prove degli Internazionali d’Italia Series. Questa salita nel bresciano, non misura neanche 500 metri, ma è abbastanza impegnativa da piegare chiunque sul proprio manubrio. Sono quattro tornanti su un tratto molto polveroso che può indurre allo slittamento della ruota posteriore. È una vera sfida con se stessi, per rimanere con i piedi attaccati ai pedali e arrivare in cima. La posizione del pollo, con la testa sporta in avanti in appoggio sulla punta della sella, è l’ancora di salvezza. Il ribaltamento è una variabile da considerare attentamente.
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Il Muro della Leggenda, Isola d'Elba

Il nome dice tutto: la salita che è parte integrante della Capoliveri Legend Cup è un vero e proprio "muro". Bisogna prendere un traghetto per andare ad affrontare questo strappo, ma in un contesto come quello dell'Isola d'Elba, non mancano certo itinerari per completare un giro che lo includa.
Neanche 100 metri di salita, composti da due sole curve. Le pendenze qui superano il 20%, ma è soprattutto il fondo della salita a mettere in crisi chi la affronta. Terra mossa e sassi sparsi rendono instabile la superficie su cui diventa facile perdere il controllo di una delle due ruote. Chi la affronta in gara vi arriva dopo diversi chilometri sulle gambe, non è raro andare in crisi nera proprio su un tratto così breve. La parte centrale rettilinea e la curva a sinistra sono i due ostacoli di cui tenere maggiormente conto. Sbilanciarsi in uno di questi due punti significherebbe scendere a piedi. Bisognerebbe quasi sperare in una pioggia qualche giorno prima, che possa compattare un po' di terra morbida.
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L’Ornella, il lascia passare per la Hero

In un contesto alpino è certamente più facile trovarsi di fronte a certe ascese da far venire il mal di testa. Quella dell’Ornella è una sfida nella sfida, inserita nel percorso della Hero Dolomites, una delle Marathon più impegnative del panorama italiano e internazionale. Da Arabba si inizia a salire, in direzione di Porta Vescovo. È l’incantevole contesto delle Dolomiti, con i suoi panorami da capogiro, uno stimolo in più per salire e provarci, ma di fronte a uno strappo al 30% l’impresa diventa ugualmente ardua. Un terreno mosso e ripido che impone un approccio pulito. Qui, in gara, chi si avventura è spesso costretto a scendere di sella per spingere a piedi. Alti e maestosi pini costeggiano l’ascesa al Seurasass. Un’avventura da affrontare in un qualsiasi giorno estivo, appesantiti il meno possibile e carichi di quell’inconfondibile sadismo che contraddistingue il biker.
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Fodara Vedla, nel parco di Sennes Braies

Si percorre tutta la vallata all’interno del Parco Naturale di Fanes, Sennes, Braies. Pini, single track e ovviamente la Dolomia. Dal fondovalle le pareti di roccia sono altissime, ma la destinazione è il punto di passaggio del rifugio Fodara Vedla. Ad un certo punto infatti, la vallata si chiude, in prossimità dell’albergo alpino di Pederu. A sinistra si apre una strada bianca a tornanti. Una dozzina di tornanti dettano il ritmo verso l’incantevole spettacolo a cielo aperto che si apre in prossimità del Rifugio Fodara Vedla. Ma “le cose belle sono difficili”, e per arrivare in cima tra i verdeggianti prati in altura bisogna impegnarsi non poco. La salita supera di poco i 2 km, ma nei primi 600 metri la pendenza non scende sotto il 18%: in appena otto tornanti si superano quasi 200 metri di dislivello. In compenso, lo strudel al rifugio è straordinario, così come la vista e le infinite possibilità di proseguire il proprio giro da lassù.
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L’Alpisella, per Cancano è un must

Un’altra località iconica per biker e ciclisti è Livigno, paradiso dei biker. Neanche qui si fa troppa fatica a trovare una salita. Tra queste, quella che porta verso l'Alpisella è un vero simbolo: facile da vedere (si imbocca in prossimità del lago di Livigno) ma non altrettanto scontata da affrontare. Dai 1.800 metri di Livigno, si superano abbondantemente i 2.000 con una sola salita. Si inizia a fare sul serio sin da subito, appena effettuata la svolta. All’Alpisella mancano poco più di 3 chilometri e alla sua base mancherebbe unicamente il cartello: “lasciate ogni speranza voi ch’entrate”. Una scalata che non molla mai, se non quando si esce dal bosco, ma a quel punto sarete praticamente in cima, al cartello Alpisella. La pendenza media supera l’11% su questo chilometraggio, ed è per questo motivo che è consigliato affrontarla il prima possibile in previsione di un'escursione in quota intorno a Livigno. Raggiunta la cima della salita, sarete a poche pedalate dalla Sorgente dell’Adda. Quello che si apre è un paesaggio che lascia il segno, con il Lago di Cancano in bella vista.
Livigno Paradiso MTB

Livigno Paradiso MTB

© Mottolino

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Lunga percorrenza, il Tremalzo

Si torna in Trentino per affrontare il celebre Passo Tremalzo. Il Lago di Garda fa da sfondo a una scalata di ben 15 km che da San Michele conduce alla sommità del Monte Tremalzo. Tornanti, tunnel nella montagna, entrate e uscite dal bosco. La pendenza media non è impossibile, 8%, ma sono la lunghezza e il fondo le vere incognite di questa scalata. Bisogna gestire in maniera accurata le proprie energie, evitando di esagerare nella prima parte. Il gruppo del Baldo, lo specchio d’acqua del Lago di Garda. Il Tremalzo è una salita che almeno una volta nella vita bisogna affrontare per formarsi come biker. Gli abitati circostanti, con il faro della zona, Riva del Garda, offrono un ambiente a misura di biker. Qui il comprensorio è sconfinato: se pensate di passare qualche giorno al Lago, ricordate che il Passo e la sua salita saranno lì ad aspettarvi.
Verso il passo del Tremalzo

Sentiero del Tremalzo

© Marco Trabucchi

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Con lo sguardo alla bocca del Vulcano, Etna

Il sud Italia non è privo di ascese epiche da affrontare almeno una volta nella vita. Il vulcano dell’Etna è il sogno di ogni biker, con un suolo che ricorda quello marziano ci proietta in un’altra realtà. Facilmente riconoscibile, il vulcano attivo più alto d’Europa può essere scalato sia con la bicicletta da strada che con la MTB. Si può partire da Milo per apprendere sin da subito che le rampe dell’Etna sono tutt'altro che facili. Le pendenze e il fondo obbligano a mantenere alta la guardia. Salendo in direzione di Serra Buffa si pedala col naso all’insù per 6 km, con punte di pendenza al 20% sul basolato. Da qui, energie permettendo, si può proseguire per Piano Provenzana, oltre i 2.000 metri. Proprio come i corridori fanno durante la Etna Marathon.
Etna Marathon

Etna Marathon

© Etna Marathon Facebook

Attenzione però: la terra lavica può trasformarsi in un vero inferno se si programma un'uscita dopo qualche giorno di pioggia. Le ruote, affondando in un terreno molto simile alla sabbia, vi incolleranno al terreno.
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Scanuppia, In Trentino, vi farà imprecare tantissimo

Preparatevi a imprecare se scegliete deliberatamente di percorrere i 7 chilometri di lunghezza per 1350 metri di dislivello. Possibile? Si, perché la “Scanuppia” rientra di dovere nelle 3 Grandi Salite di Rovereto e la Vallagarina. Anzi, spesso viene identificata come tra le salite più dure del mondo. La salita della Scanuppia, che collega Besenello a Malga Palazzo, è considerata da tutti gli esperti la più ripida d’Italia e d’Europa, un vero must per i cosidetti «salitomani», bikers con il pallino per i percorsi in pendenza del genere spacca-ginocchia.
L’impatto iniziale è notevole; lungo i primi 2 chilometri di cemento la pendenza non scende mai sotto il 24%. Dopo un chilometro è possibile ammirare lo storico cartello stradale che segnala una pendenza del 45% che però è riferito solo al tratto interno di uno stretto tornante che si trova lungo la salita, ma che rende bene l’idea della difficoltà dell’ascesa. Il tratto più impegnativo si conclude dopo alcuni tornanti. La salita prosegue poi con pendenze medie intorno al 10/15%, fino all’ingresso su sterrato verso Malga Palazzo.
Tutte queste salite sterrate dai dislivelli e pendenze prepotenti possono benissimo essere affrontate anche in sella a una eMtb. Due cose rimangono importanti: gestire i pesi tenendo ben schiacciato l'anteriore, e non ingranare il massimo livello di assistenza soprattutto quando il fondo non è compatto. In caso contrario vi troverete ben presto a spingere a piedi l'eBike, e sappiamo tutti che non è così piacevole.