Giovanni non si ferma un attimo. Oggi è in un campo di canapa in Sicilia, domani in Parlamento a Roma, dopodomani chissà. Tenerlo fermo davanti alla telecamera non è facile. Un momento c’è, quello dopo sta parlando con qualcuno. È in perenne movimento e questa è la sua principale qualità. A soli 26 anni è stato costretto a fermarsi e a ripartire tante volte, ma le battute d’arresto non hanno mai scalfito la sua energia e la sua fiducia nelle proprie intuizioni: è così che è nata Kanèsis, un’azienda siciliana che produce materiali plastici sostenibili usando gli scarti delle produzioni agricole come la canapa e il pomodoro.
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New Heroes: Kanèsis
Cos’è Kanèsis
Finora Giovanni Milazzo e Antonio Caruso, i fondatori di Kanèsis, hanno sviluppato quattro bioplastiche, ricavate da quattro tipologie di scarto agricolo:
- Hemp, la parte interna legnosa del fusto della pianta di canapa
- Weed, le foglie di canapa
- Tomato, le bucce dei pomodori di Vittoria, un comune in provincia di Ragusa
- Carrubo, un albero che produce un frutto dal gusto dolce, simile a quello del cacao
Gli scarti agricoli vengono lavorati e “mescolati” con dei granuli termoplastici, la materia prima di tutti i prodotti plastici del mondo. Il risultato è un materiale a base vegetale che ha le stesse proprietà delle plastiche convenzionali e un colore naturale che non deriva dall’aggiunta di additivi chimici ma dagli scarti stessi. Questa “pasta” viene concentrata in un filamento da stampa 3D e può essere utilizzata per un’ampissima gamma di prodotti.
Focus nel lavoro, visione nel futuro
Alla Maker Faire di Roma, dove abbiamo incontrato Giovanni e una parte del team di Kanèsis, erano esposti alcuni prodotti realizzati con Hempbioplastic, un materiale biodegradabile e compostabile che richiama la trama e il colore del legno. Hempbioplastic è un concorrente dell’acido polilattico, la bioplastica più usata del mondo a base di amido di mais e zucchero, e secondo Kanèsis ha una resistenza e una leggerezza superiori rispettivamente del 30 e del 20 per cento.
Questo materiale, come dicevamo, è compatibile con la stampa 3D e può essere utilizzato per realizzare oggetti di ogni tipo, dall’abbigliamento all’arredamento, dal packaging ai giocattoli. “Il vantaggio – spiega Giovanni – è che le aziende possono utilizzare questo materiale senza dover cambiare macchinari e modelli produttivi. Entro Natale lanceremo un altro composto, il Tomato filament, con cui porteremo i colori dei pomodori di Vittoria negli oggetti di tutti i giorni”.
Tecnologia e bisogno di energia
Il cammino di Kanèsis inizia nel 2013. Giovanni era ancora uno studente universitario e un atleta promettente con alle spalle un record nazionale nella 4x200 staffetta. A novembre di quell’anno subisce un brutto infortunio. I medici gli prospettano un percorso di riabilitazione di tre anni ma Giovanni non si abbatte e decide di approfittare della pausa per approfondire un’idea che gli ronzava in testa da un po’ di tempo: valorizzare gli scarti delle produzioni agricole, di cui la Sicilia è ricca, per dare vita a materiali più sostenibili.
Prova con la carta di canapa, ma capisce presto che non ha mercato. Inventa un vaso, a base di chitosano (la “gomma” degli alberi), polvere dell’Etna e canapa, capace di nutrire la pianta, ma anche in quel caso si rende conto che non è commercializzabile: «Lì ho capito che non stavo andando da nessuna parte, così ho ricominciato a studiare e a cercare nuovi spunti. Dopo vari esperimenti – alcuni li ho fatti in padella, a casa, perché non mi avevano dato un laboratorio - ho scoperto che il canapulo, come le altre particelle derivanti da scarti vegetali, sono reattivi con matrici plastiche. Kanèsis è partita da lì».
L’innovazione al servizio della collettività
La sfida più grande arriva ora. La sostituzione delle materie prime è un processo lentissimo e convincere le aziende a compiere questo passo non sarà facile anche se i vantaggi, secondo Giovanni, sono tanti ed evidenti: «Le aziende italiane comprano tonnellate di additivi sintetici dal Canada e dalla Cina. Piuttosto che farli arrivare da lì potremmo parlare con le aziende agricole del territorio e valorizzare i loro scarti vegetali. In questo modo l’agricoltore ha un guadagno che può investire nel terreno e l’azienda spende il 20-30% in meno ottenendo un prodotto più sostenibile, resistente, leggero e colorato con i toni della natura. Questo è l’aspetto che mi ispira: portare la natura negli oggetti di tutti i giorni».