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New Heroes: Y.Share

© Red Bull Team
Come cambiare la mobilità in città con un'app dedicata al car sharing privato
Di Oscar di MontignyPubblicato il

Premessa

Dalla fine degli anni Novanta a oggi globalizzazione e digitalizzazione sono state il motore di una trasformazione repentina nel mondo del lavoro che ha provocato fratture e squilibri nel tessuto economico e sociale di molti paesi, ma che ha portato con sé anche opportunità di progresso economico e morale. Secondo i principi dell'Economia 0.0 oggi per lasciare il segno è necessario cogliere questa opportunità, mettendo al centro della propria azione non solo il profitto, ma anche e soprattutto il bene comune: quello della collettività e del Pianeta. Per questo abbiamo deciso di raccontare le storie di quelli che io amo definire i 'Nuovi Eroi', cercandoli in questo caso fra quelli che popolano il mondo delle start-up con un forte impatto sociale. Li abbiamo chiamati "New Heroes".
Imprenditori che cercano ogni giorno di trovare una scorciatoia per il futuro, lavorando con energia, creatività, competenza e passione in un contesto fitto di ostacoli. Nonostante il trend positivo - in Italia le startup innovative sono aumentate del 112% in tre anni e il loro tasso di sopravvivenza è stato del 95% - le nostre giovani imprese continuano ad avere grandi difficoltà nel momento decisivo: quello del cosiddetto "go to market". Secondo una classifica stilata da Mind the bridge in Italia soltanto 135 imprese hanno raggiunto il grado di “scaleup” (la fase successiva a quella di start-up): un numero che colloca il nostro Paese all'undicesimo posto in classifica in Europa, dietro Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Con New Heroes vogliamo dare visibilità ed energia agli startupper italiani che sono a un passo dal farcela, mettendo loro le ali verso un futuro (ci auguriamo) di successo.
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New Heroes: Y.Share

Cos'è Y.Share

C'era un silenzio insolito il 6 febbraio scorso a Milano. Corso Buenos Aires, una delle vie più caotiche e trafficate dello shopping in città, sembrava una strada di provincia. Dopo sette giorni di sforamento dei livelli di Pm10 il Comune aveva deciso di vietare la circolazione delle macchine regalando ai milanesi un'anteprima d'agosto, quando Milano si svuota e torna a respirare. I blocchi del traffico sono una soluzione parziale e temporanea a un problema strutturale che le amministrazioni di diverse città europee (Londra, Bruxelles, Berlino, Madrid, Milano, per citarne alcune) stanno provando a risolvere ampliando le zone a traffico limitato, aumentando le tariffe per accedervi, estendendo i divieti di transito anche ai veicoli diesel e incentivando il car sharing. Entro il 2018 il panorama delle società che offrono questo servizio si arricchirà di un nuovo player, che da poco più di un anno lavora a ritmi frenetici per raggiungere un obiettivo ambizioso: rivoluzionare l'uso dell'automobile e il concetto stesso di car sharing.
La società si chiama Y.Share ed è nata e cresciuta con il supporto della fabbrica di imprese e-Novia. Il suo fondatore, Stefano Bottelli, è un concentrato di energia: in soli 31 anni ha trovato il tempo per imparare a suonare il pianoforte, diventare campione italiano di salto in lungo, sviluppare applicazioni per smartphone scaricate da 200mila persone e fondare un'azienda che entro qualche anno potrebbe rendere le nostre città più vivibili: un profilo da Nuovo Eroe.
Y.Share
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Insieme al suo team Bottelli ha ideato un dispositivo che permette a tutti – singoli e imprese – di condividere le proprie auto risparmiando sui costi fissi e di gestione, come bollo, assicurazione e manutenzione. È la filosofia di Airbnb applicata alle automobili, ma con un approccio ancora più smart. Proprietario e utente non devono incontrarsi per la consegna delle chiavi e non c'è nemmeno bisogno di installare una centralina sul veicolo, correndo il rischio di invalidare la garanzia: basta riporre la chiave dell'auto dentro Y.Share – un piccolo robot a forma di scatola che pesa circa 200 grammi – e lasciarlo nel cruscotto. Quando l'utente autorizzato dal proprietario arriva davanti alla macchina avvia l'app Y.Share e lancia il “segnale” di apertura. Il robot lo riconosce e apre la portiera. Per capire la portata rivoluzionaria di questo progetto basta riflettere su un dato: in media un'automobile viene utilizzata soltanto 6 ore a settimana. Perché lasciarla in un parcheggio quando qualcuno che ne ha bisogno potrebbe usarla al posto nostro e aiutarci con le spese?

Focus nel lavoro, visione nel futuro

La fase che più di ogni altra ha richiesto pluralità di competenze e gioco di squadra è stata quella dedicata alla definizione dei cosiddetti "use case": problemi e imprevisti che potrebbero verificarsi nel corso del servizio e che richiedono una soluzione efficace e tempestiva: «Se stampassi tutti gli use case che abbiamo individuato e mettessi i fogli uno accanto all'altro potrei tappezzare la via in cui ci troviamo», mi ha raccontanto Stefano.
Y.Share
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Bottelli e il suo team hanno definito un pacchetto assicurativo ad hoc che si attiva nel momento in cui parte lo scambio e che comprende sia l'assistenza stradale, sia una copertura totale in caso di incidente (il premio non aumenta se l'incidente avviene per colpa dell'utente), e poi in caso di furto, incendio e appropriazione indebita: «Ogni passaggio – racconta Stefano – è stato suddiviso in migliaia di micropassaggi e ognuno di questi è stato analizzato. Faccio qualche esempio: cosa succede se la macchina non è nel punto indicato, se lascio aperto il finestrino o la portiera, se per errore porto via la chiave, se si scarica la batteria del cellulare mentre sto lanciando il mio segnale a Y.Share?».

Tecnologia e bisogno di energia

Per quanto ripida possa essere la salita iniziale per una startup il momento più critico è sempre quello che deve ancora arrivare. Per Y.Share la prossima prova sarà quella del mercato: «Per trasformare il prodotto in un business servono dei partner produttivi. Puoi scegliere i migliori, ma devi essere sempre concentrato e ben focalizzato sull'obiettivo: sei tu che devi tirare il carretto. Se non sei un trascinatore, se non trasmetti l'urgenza, la macchina prima o poi si ferma». E fermarsi può essere fatale: «Il mercato ha i suoi tempi e tu devi starci dentro. Mettere in piedi la produzione non sarà banale: vogliamo arrivare a 100mila pezzi e sarà un passaggio decisivo».
Y.Share
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L'innovazione al servizio della collettività

Il car-sharing porta con sé diversi vantaggi economici, ma anche e soprattutto benefici sociali, come la riduzione della congestione stradale e delle emissioni inquinanti, responsabili di danni irreversibili alla salute dei cittadini. Si tratta pertanto di una risorsa, soprattutto in Italia, dove il tasso di motorizzazione (ovvero il rapporto tra abitanti e veicoli) è il più alto d'Europa, secondo recenti stime. Rispetto ai servizi tradizionali di car sharing, Y.Share fa un passo in più, sia dal punto di vista tecnico sia culturale, invitandoci a guardare la nostra automobile con occhi diversi: non come un bene personale, un semplice mezzo di trasporto o uno status symbol, ma come uno strumento al servizio della collettività. Un esempio perfetto di Economia 0.0 al quale auguriamo di spiccare presto il volo.