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Nicola Siciliano si è fatto un giro nella Napoli del 2051

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Il giovane rapper e produttore ha immaginato una città futuristica per il suo primo, doppio album: Primo Contatto e Napoli 51
Di Claudio BiazzettiPubblicato il
Nella Napoli del 2051 le famose Vele di Scampia sono state trasformate in capienti astronavi, la cui forma ora sembra molto meno strana di quando erano dei palazzi. Ci sono persino dei quartieri destinati ai cyborg e molto probabilmente i produttori e i rapper si sono fusi in un'unica persona per ovviare al problema della sovrappopolazione. È questo il mondo che ha immaginato Nicola Siciliano per il suo primo, doppio album, Primo Contatto e Napoli 51.
Ma mentre le Vele tuttora non volano e nessun cyborg ha ancora messo piede a Napoli, il nostro beniamino (classe 2002) si è già evoluto in un uber-artista che si produce da solo praticamente tutte le tracce e ci rappa/canta sopra insieme a tantissimi amici, da Ketama126 a Vegas Jones.
Un album bello, e anche molto lungo.
Eh sì, l'ho sviluppato in due parti. Ho voluto fare una prima parte e poi una seconda più lavorata, più strutturata ed estesa. Ho voluto rappresentare me stesso a 360 gradi. Con la prima parte ho voluto far notare il primo cambiamento, la crescita musicale e artistica di me stesso. E ho voluto mostrare questo lato anche da produttore, anche nella seconda. È chiaro che la prima è stata anche una specie di anteprima, anche per via dei featuring: erano tutti ragazzi che conoscevo bene. Per la seconda parte mi sono concesso artisti della scena italiana. La differenza sta anche qui: il fatto di poter fare un Primo Contatto più locale e intimo e poi un Napoli 51 più definito, esteso e nazionale.
51 come 2051? Ti immagini proprio Napoli nel futuro.
Sì esatto. Mi immagino una Napoli futuristica del 2051, ma contemporaneamente m'ispiro, anche per la copertina, all'Area 51. Se noti dai dettagli, è come se io fossi in una navicella spaziale. È tutto un mondo di mia immaginazione e creazione, ispirato un po' ai videogame e forse anche un po' ai film. Nel booklet vedi una skyline di Napoli futuristica: ci sono le Vele di Scampia che volano, c'è anche un quartiere dove ci sono i cyborg. Una specie di film come Io Sono Leggenda. Parte da lì e diventa un fatto concettuale.
In questa Napoli futuristica quindi si ascolta di tutto.
Esatto, nella città del futuro si ascolta di tutto. Ho preso spunto da moltissimi generi musicali e li ho tradotti in quello che mi piace e che potrebbe per davvero essere la musica di quel futuro. Ho fatto una fusione andando a sperimentare. Dal mio punto di vista il brano più sperimentale è Zen: da lì senti un po' la differenza con tutti gli altri del disco. Volevo proporre musica 2051, anche per quanto riguarda gli effetti e i suoni.
Sei uno che pensa molto al futuro?
La vivo molto per il futuro, ma soprattutto per il presente, che mi sta portando molte soddisfazioni.
Stai notando cambiamenti/evoluzioni nella tua scrittura?
Sì, anche nel mio modo di come risulta tecnicamente la mia musica, le mie produzioni. Il mix, il beat, è tutta roba che sta andando a crescere e migliorarsi costantemente. Questa cosa non la noto solo io, e mi fa piacere. È una crescita.
Ci sarà mai un disco dove ti farai un viaggio nel passato?
Sì, ti dirò che ci avevo già pensato. Però dev'essere un bel giretto nei generi underground. Per ora è solo un'idea, chissà se si farà.