Notorious B.I.G. e Faith Evans
© Instagram/Hiphopscriptures
Musica

Notorious B.I.G. lasciatelo in pace

Più soldi, più problemi, meno amore: il nuovo disco di Faith Evans se lo conosci lo eviti
Di G.Quagliano
Pubblicato il
Partendo dal presupposto che le opinioni espresse in questo articolo sono mie e solo mie, e non rappresentano per forza quelle di nessun altro, scrivo queste righe anche se oggi è domenica e fuori c'è il sole, semplicemente perchè amo la musica e mi piace pensare di non occuparmene solo per pagare le bollette. Sono un fan della musica prima di qualunque altra cosa e credo ancora nei bei dischi e forse anche nelle favole. Oggi è il compleanno di Notorious B.I.G., morto 20 anni fa, la storia insomma la si conosce, anche se non fino in fondo, ma questo è un altro discorso.
Faith Evans è la vedova di Notorious B.I.G. e madre di uno dei suoi figli, Christopher Wallace Jr, che oggi ha 21 anni. Lei è Biggie si sono conosciuti durante uno shooting fotografico per la Bad Boy Records di Puff Daddy (all'epoca Diddy si faceva chiamare così), e 8 giorni dopo, nell'agosto del 1994, si sono sposati. Nell'ottobre del 1996 hanno avuto un figlio, nel marzo del 1997 Notorious B.I.G è morto assassinato e nell'estate del 1998 lei si è risposata con un discografico della Capitol Records, che nel frattempo divenne anche suo manager, Todd Russaw, di cui era già incinta. Sempre nel 1997 però Faith, insieme a Puff Daddy e ai 112, prendeva parte, come voce principale del ritornello, alla canzone tributo a Biggie per eccellenza, “I'll Be Missing You”, che tutti idealmente conosciamo, dal momento che ha venduto una decina di milioni di copie (dati aggiornati a diversi anni fa) e ha fatto la fortuna sia di Puff Daddy (a oggi uno degli artisti e produttori più ricchi al mondo) e ovviamente di Faith medesima.
Dopo l'enorme visibilità regalatale dalla morte del suo giovane marito, nel corso degli anni Faith ha continuato a cantare, produrre e pubblicare dischi, scrivere libri e recitare, tuttavia non sempre con risultati degni di nota, mai, sicuramente mai, bissando il successo di quel fortunato quanto maledettissimo singolo dove cantava a squarciagola l'amore per il suo defunto marito (che all'epoca aveva già lasciato per avere un figlio da un altro con cui stava per sposarsi).
Nonostante qualche incongruenza tra la sua vita privata e la sua immagine pubblica di vedova di Christopher Wallace non ha mai dato fastidio a nessuno. Non è mai stata abbastanza in vista o “degna di nota”. Io stesso, nel momento in cui scrivo, mi limito a riportare i fatti più noti sul suo conto: non voglio male a Faith Evans anche perché non la conosco e sicuramente non posso permettermi di giudicarla dal punto di vista personale, attraverso la revisione semi-superficiale di qualche generico dato di mercato. Tuttavia per parlare di “The King & I”, il suo “album di duetti con Notorious B.I.G.”, una premessa era necessaria.
Quando le voci di un “album postumo di Notorius B.I.G.” insieme alla ex-moglie hanno iniziato a circolare devo dire di aver accolto con un certo scetticismo la cosa, ma al tempo stesso con un cauto ottimismo circa la possbilità di poter eventualmente ascoltare dei rap inediti di Biggie. Perchè volevo crederci al miracolo, volevo appunto avere “fede”: “The King & I” potrebbe essere il primo disco postumo di Notorious B.I.G. che ne onori realmente la memoria, anziché inquinarne la legacy, perchè non è possibile che Faith Evans stia semplicemente usando il nome di Biggie per tirare dentro qualche soldo in più e provare a rilanciare la sua carriera ormai da anni in caduta libera: sarebbe troppo, anche per la fredda industria discografica americana. Ci ho creduto per davvero, mi sono anche segnato sull'agenda la data di uscita del disco per poterlo ascoltare subito. Man mano però che i primi singoli estratti iniziavano a circolare la mia speranza andava sempre più affievolendosi, come per “Duets” e “Born Again”. “The King & I”, si è intuito quasi subito, è per il 99% composto da rime di Notorious tutt'altro che inedite, e non solo: oltre ad aver usato dei rap già editi di Wallace, Faith (o chi per lei), si è “divertita” a manipolare le opere dell'ingegno dell'ex marito, attraverso degli improbabili taglia a cuci che hanno il solo merito di confermarne, ancora una volta, la grandezza (di Big e dei suoi flow). 
Ascoltare i rap di Notorious mozzati e accostati in maniera approssimativa alle melodie e alle “liriche” della ex-moglie, in brani come “Ten Wife Commandments” o persino alle barre di uno dei pochi ospiti del disco, il rispettabilissimo - a esclusione di questa sfortunata guest appearance - Snopp Dogg, nella fiacchissima “When We Party”, è  fastidioso. Per intenderci: avrei preferito ascoltare un disco di suoni di unghie che stridono su una lavagna, o un disco di Young Thug per intero. Mi piace molto l'R'N'B degli anni 90, mi auguro fortemente che “ritorni”, me lo auguro per gli altri più che per me, perché per quanto mi riguarda non ho mai smesso di ascoltarlo né di suonarlo durante i miei dj set, e suono sempre anche “Love Like This” di Faith Evans, sia nella sua versione originale sia in quella imbastardita di Fat Man Scoop, che è una party anthem definitiva e sempre divertente, ma “The King & I” no.
Che bisogno c'era di commettere questo abominio? Notorious B.I.G. è morto, tutti i suoi fan lo ricordano con amore e si ricordano i suoi due, due, due, fott*ti dischi. Il resto è una tragedia che si aggiunge alla tragedia. Ci siamo accontentati di “Born Again”, tutto sommato nella sua mediocrità. A qualcuno avrebbe potuto regalarla (almeno a quelli come me che volevano crederci a tutti i costi), abbiamo calato un velo pietoso su “Duets”, facendo finta non fosse mai uscito nella speranza che una volta per tutte Puff Daddy avrebbe lasciato riposare in pace il suo “miglior amico”, ma è impossibile restare impassibili ascoltando questo tentativo da parte di Faith Evans di brillare ancora una volta della luce riflessa di un ragazzo che avrà per sempre 24 anni e che tutto sommato, nonostante non fosse un santo, penso meriti una volta per tutte di poter essere lasciato in pace. 
Anche i suoi fan lo meritano perché sono già stati privati per sempre della possibilità di ascoltare dei dischi bellissimi (sicuro), e sono (siamo) stufi di veder associare il nome di Notorious (un discorso molto simile si potrebbe fare anche per J Dilla molto probabilmente) a dischi che hanno tutta l'aria di essere stati messi insieme per evitare la bancarotta. È svilente, triste, e fa male alla musica non solo nel principio ma anche nella pratica: le discografiche che producono certi "dischi" destinano un budget che avrebbero invece potuto destinare alla produzione e promozione di un disco di qualche artista esordiente meritevole e talentuoso, che invece probabilmente non ascolteremo mai, tra i quali potrebbe nascondersi un altro Biggie o 2PAC o Kurt Cobain: anche se forse i veri grandi miti ai giorni nostri non esistono più, e nel 2017 chi ha ancora davvero bisogno di una casa discografica per avere successo di pubblico?. Detto questo, “The King & I” mi sento di consigliarlo a due categorie di persone: i miei peggiori nemici e tutti i loro amici. Un pregio, in tutto questo, ce l'ha: fa venire tantissima voglia di ascoltarsi immediatamente e a ripetizione i veri dischi di Biggie.