The Urban Ride - On The Scene - Ferriveloci - 14.2
© Francesco Dolfo
Cycling

On The Scene: Ferriveloci

La passione di due giovani designer per le biciclette in acciaio e l’arte delle saldature
Di Maurizio Ridolfo
5 minuti di letturaPublished on
Gianmaria Citron e Paolo Paciucci sono un duo di telaisti che lavora a Milano. Sono giovani e in gamba, con una fortissima passione per le biciclette, e per l’arte di mettere assieme gli otto tubi che compongono i telai in acciaio. Si sono dati il nome di Ferriveloci, che, pur richiamando il concetto delle corse e delle performance, non li limita nello spaziare tra diverse tipologie di bici. Sono già conosciuti in tutto il Mondo, visto che le foto delle loro biciclette stanno facendo il giro di tutto il web, facendosi notare per bellezza, capacità costruttiva e impatto visivo.
Abbiamo voluto fare due chiacchiere con loro, per capire da dove vengono e dove vogliono andare. E abbiamo voluto accompagnare le parole con le bellissime foto di Francesco Dolfo, che li ha ritratti nel loro laboratorio milanese dove Paolo e Gianmaria lavorano tutti i giorni.
Dove vi siete conosciuti?
Ci siamo incontrati mentre eravamo iscritti al corso di laurea magistrale al Politecnico di Milano. Passando diverse ore assieme in laboratorio è emersa la nostra passione comune per le biciclette, così abbiamo iniziato a frequentarci.
Come è nata la vostra passione per le bici?
Ci è sempre interessata la bici come mezzo di trasporto, all’inizio ne avevamo un paio prese in qualche mercatino, io (Gianmaria) ne avevo una da donna da passeggio, mentre Paolo addirittura una di quelle pesantissime con il portapacchi, tipo da panettiere. Però la passione ci ha messo poco ad arrivare ed entrambi frequentavamo Fixedforum 4 o 5 anni fa. Abbiamo cominciato ad acquistare e vendere pezzi on line. Poi ci siamo appassionati alla storia dei telaisti italiani, diventandone veri e propri cultori.
Ma da una passione a cominciare a saldare? cosa c’è nel mezzo?
Siamo sempre stati dei supernerd nel mondo della bicicletta, ci piaceva comprare e smerciare pezzi vecchi, guardare le cose per come erano fatte e studiarle. Ci è venuta subito voglia di farne una noi! Paolo ha conosciuto Camillotto e ha studiato da lui, facendosi passare il metodo, lui a sua volta aveva studiato da Pogliaghi e Brambilla, nomi storici del telaismo italiano. Io invece ho seguito in workshop a Verona con Dario Pegoretti, che mi ha infuso la semplicità e la creatività di questo mestiere. Così avevamo tutto per iniziare e l’abbiamo fatto… Anche perché da neolaureati andare a lavorare per pochi soldi in qualche studio, non ci ha mai allettato troppo come idea, quindi abbiamo deciso di fare qualcosa di nostro che ci appagasse in pieno.
Milano è un posto giusto per avere un’attività come la vostra?
Sicuramente! La Lombardia in generale, specialmente nella zona di Milano, assieme al Veneto, sono state la culla della scuola dei telai in acciaio che poi è andata in giro per tutto il mondo, dall’America al Giappone. A Milano c’è il Vigorelli e in passato si costruivano le biciclette per i campioni.
Quotation
Cultura:Imparare la storia dei grandi maestri Italiani, le loro diverse filosofie. Studiare i dettagli estetici e costruttivi, cogliendone le motivazioni tecniche. Ispirarsi al passato, a chi è venuto prima di noi e ha più esperienza.Ferriveloci
Che cosa produce esattamente Ferriveloci?
Facciamo telai su misura, tutti diversi uno dall’altro, realmente artigianali. Partiamo dalle misure antropometriche dei nostri clienti e dalle loro esigenze e gusti. Oltre ai telaio facciamo anche una serie di mozzi in CNC disegnati da noi e prodotti da un artigiano polacco che lavora benissimo. Allo stesso modo ci siamo fatti fare delle giunzioni da una ditta di Taiwan, sempre su nostro disegno. Insomma curiamo tutti gli aspetti della progettazione e della produzione dei telai e delle componentistiche. I mozzi sono venuti fuori dall’esigenza di produrre delle ruote leggere, essenzialmente da pista, ma ce le siamo fatte fare anche per l’attacco dei freni a disco. Praticamente, visto che tutte le componentistiche dei telai vengono dalla zona dove lavoriamo, produciamo bici a chilometro zero!
Che cosa farà Ferriveloci in futuro?
Abbiamo iniziato facendo bici da pista, perché sono essenziali nella forma, ma abbiamo già fatto un paio di bici da corsa. Stiamo lavorando al progetto di diverse tipologie di bici, perché ci piace spaziare. Abbiamo fatto una bici ‘da messenger’ per Matteo Castronuovo degli UBM, seguendo le sue indicazioni. Stiamo lavorando su un telaio da ciclocross, ma anche su bici da passeggio da donna e una mixtè. Insomma tutto quello che ci stuzzica, senza richiudersi troppo negli stereotipi e nella ricerca delle performance a tutti i costi. La costante rimane sempre l’uso dell’acciaio, che per noi ha un fascino tutto speciale. L’acciaio vuole dire soddisfazione e libertà, è un materiale molto appagante, si può scegliere di assemblarlo con le congiunzioni, con il fillet, oppure saldandolo al tig. Poi vengono prodotti e sono stati prodotti un’infinità di tubi diversi per sezione e proprietà meccaniche. Ce ne sono a sezione ovale, quadrata, stellare… Si possono combinare tra loro… Offrono veramente tantissime soluzioni!
Quotation
Progetto:Tenere viva la scuola telaistica milanese, con tutte le sue particolarità, implementandola con nuove tecnologie e conoscenze tecniche. Trasmettere la nostra filosofia anche al di fuori della nicchia di appassionati, diffondendo la cultura e la conoscenza che sottendono alla progettazione di ogni telaio.Ferriveloci
Qual’è il vostro obbiettivo?
Continuare a farci stimolare dal mondo delle bici in acciaio! Questo è lavoro che ci piace fare. Stiamo per lanciare il prototipo della nostra bici da corsa, è il nostro obbiettivo più vicino.
Che cosa non deve mai mancare nel vostro laboratorio/officina?
Due cose essenzialmente: la birra e il gas per il cannello.