Aaron Durogati non è nuovo a imprese estreme. Del resto, per un atleta Red Bull l’estremo è quasi all’ordine del giorno. Così, il paraglider meranese, che lo scorso anno si è piazzato al sesto posto dell’X-Alps, in un momento di pausa tra un impegno e l’altro ha deciso di regalarsi una nuova avventura: insieme all’amico sloveno Primoz Susa, Aaron ha attraversato la Bulgaria in “hike & fly” – quindi solo camminando e volando in parapendio – coprendo una distanza di circa 620 chilometri in soli otto giorni.
Per questo progetto – chiamato “Hike & Fly Stàra Planinà”, (in bulgaro e serbo Stàra Planinà sono i Monti Balcani, letteralmente “Montagne Vecchie”) – Aaron e Primoz sono partiti da Vrashka Chuka sabato 23 aprile e sono arrivati a Burgas, sul Mar Nero, domenica primo maggio. L’idea era quella di fare un’avventura usando solo il parapendio e camminando, sul modello dell’X-Alps e dell’X-Pirenei, ma fuori dal contesto della gara.
Video: Aaron Durogati, Big Fly in Bulgaria
Aaron, la prima domanda che viene in mente è: perché?
In gara sei totalmente concentrato a dare il massimo, non riesci nemmeno a guardarti intorno e a goderti il panorama. Facendo questo progetto, invece, volevo vivere un’avventura a 360 gradi, fuori da un contesto competitivo come l’X-Alps e l’X-Pirenei, ma con gli stessi parametri. Non abbiamo mai preso macchine o impianti di risalita. Siamo partiti da Vrashka Chuka camminando, spostandoci verso i primi decolli, e poi volando fino ad arrivare a Burgas.
Quando avete trovato le condizioni ideali per volare?
I primi tre giorni abbiamo solo camminato perché le condizioni meteo non ci permettevano di volare. Abbiamo percorso circa 150 chilometri. Il quarto giorno siamo riusciti finalmente a fare il primo volo in condizioni molto, molto forti. Però abbiamo volato per 50 chilometri in linea d’aria. Il quinto giorno è stato il migliore di tutto il progetto; c’erano condizioni ideali ed eravamo posizionati nel punto migliore, strategicamente, per volare. Abbiamo fatto un volo di 170 chilometri, decollando alle 10 di mattina e volando in pratica tutto il giorno. Poi, il giorno seguente, pioveva, quindi abbiamo solo camminato, ma non troppo, perché eravamo nei pressi dell’ultimo punto ideale per un decollo, dopodiché la catena montuosa digradava troppo per spiccare il volo. Abbiamo fatto solo 25 chilometri a piedi per sfruttare il decollo buono il giorno seguente. Ma le condizioni meteo ce l’hanno impedito. Siamo andati in decollo, ma ci siamo trovati nella nebbia e ha cominciato a piovere. All’una si è aperto un po’ il cielo, siamo riusciti a decollare e a fare 20 chilometri in volo, ma poi un temporale ci ha fermato. Per cui, da lì, siamo andati avanti a piedi perché, ormai, non c’erano più le condizioni per decollare. L’ultimo giorno abbiamo percorso 70 chilometri a piedi per arrivare a Burgas, sul Mar Nero.
Quindi, in definitiva, quanto avete camminato e quanto volato?
A piedi 350 chilometri, in volo 270. Circa 620 chilometri di copertura totale in otto giorni.
Le condizioni meteorologiche?
Faceva piuttosto freddo. Il volo lungo è stato molto freddo. Eravamo a circa 2.500 metri di altitudine (2.600 in quota massima), con una temperatura tra i -5 e i -10 gradi centigradi. Durante la notte, alcune volte, abbiamo dormito all’addiaccio nei sacchi a pelo, avvolgendoci nelle vele del parapendio per ripararci dal freddo pungente. Ma, comunque, lo avvertivamo lo stesso.
È stata più dura che all’X-Alps?
Per certi aspetti è stato più complicato, perché non c’erano i mezzi di supporto a seguirci, non c’era una tenda dove riposare e nemmeno cibo caldo a portata di mano. Qui avevamo zaini con tutta l’attrezzatura di 14-16 chili (rispetto ai 7 dell’X-Alps). Mangiavamo quando trovavamo qualche contadino disposto a darci un po’ di pane, acqua e formaggio o qualche piccolo negozio nei villaggi sperduti. Bisogna ricordare che quelle zone nel nord della Bulgaria sono molto povere. Non ci sono supermercati. Per avere meno peso possibile, non avevamo niente da mangiare e da bere con noi. È stata sicuramente dura. Comunque erano luoghi naturali meravigliosi, era facile trovare cascate o sorgenti d’acqua dove poter bere.
Nessuno ti ha mai ospitato?
Una volta sola. Un conoscente bulgaro, un supporter di un team sudafricano, ci ha ospitato una notte a casa sua. Quando siamo passati nelle città più grandi, abbiamo anche dormito in un hotel. Ma, a conti fatti, di pranzi caldi ne abbiamo fatti davvero pochi.
E una volta arrivati al Mar Nero?
Abbiamo preso un bus che ci ha portato fino a Sofia. Poi da Sofia un alto autobus che ci ha portato fino al comune di Montana. Infine, da Montana, siamo andati in taxi fino al punto da cui eravamo partiti, a circa 150 chilometri. Là avevamo la macchina, con la quale siamo rientrati passando dalla Slovenia, dove ho salutato Primož. E poi sono tornato a Merano.
Con quali motivazioni sei partito?
Volevo fare questa tipologia di hike & fly – che sta alla base dell’X-Alps – perché è una delle cose che amo fare di più, però volevo farla fuori da un contesto di allenamento puro, come quando preparo gare specifiche e fuori dalle competizioni. Non volevo vivere lo stress della gara. C’è un aneddoto che racconto spesso: alla fine dell’X-Alps ho ricevuto un sacco di fotografie che mi ritraevano in luoghi splendidi e io non ricordavo nulla di quei posti perché, tra stanchezza e concentrazione, ero totalmente assorbito dalla gara. Volevo godermi il piacere di un hike & fly senza lo stress della gara. E durante questa avventura ho potuto farlo. Anche il fatto di camminare così tanto... da un lato è stata dura, perché salire e scendere le montagne con 16 chili sulle spalle in condizioni climatiche complicate non è per niente semplice, ma dall’altro vedere realtà diverse dalla nostra è stato molto interessante.
Quanto è stato impervio il territorio che hai affrontato?
In realtà non è stato particolarmente duro. Molti chilometri li abbiamo percorsi in campagna; quindi escursioni piacevoli, a parte ovviamente il peso dell’attrezzatura sulle spalle. Alla fine avevamo comunque le vesciche ai piedi, per non parlare del mal di schiena o alle ginocchia. Però, sotto il profilo tecnico, non è stato un ambiente difficile da affrontare. Dal punto di vista del volo, invece, è stato molto interessante, perché abbiamo trovato montagne innevate e la pianura davanti che scaldava molto l’aria. Quindi si potevano scegliere linee di volo differenti: volare più esterni, verso la pianura, oppure tornare all’interno quando le nubi chiudevano verso le montagne. È stato molto bello.
Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
Penso sia stato un bel progetto, qualcosa di speciale per me. Una bella avventura che mi rimarrà dentro per molto tempo. Avere la consapevolezza che posso partire da un luogo e arrivare a oltre 600 chilometri di distanza solo camminando e volando, in qualche modo, mi fa sentire forte. Mi dico: “Non ho bisogno dell’automobile. Se voglio, posso partire e andare dove voglio con le mie sole forze, camminando e volando”.
E dal punto di vista umano?
Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal popolo bulgaro, perlomeno quei pochi con cui ho avuto contatti. Sono stati tutti molto gentili e pieni di calore, dal contadino che ci ha dato pane e formaggio alle persone che avevo già conosciuto che ci hanno dato le indicazioni per i decolli migliori o che ci chiamavano per darci le informazioni sul meteo. Molto ospitali e molto disponibili.
Cosa farai nelle prossime settimane?
Adesso arriva la stagione delle competizioni. Tra due settimane ci sono i Campionati Italiani di Parapendio XC (la specialità Cross Country). Subito dopo ci sarà la tappa italiana di Coppa del Mondo, ai primi di giugno. Poi avrò tre settimane “tranquille” per prepararmi strategicamente all’X-Pirenei, che scatterà il 17 luglio.
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