Machete Studios
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Musica

Q&A: Il futuro del rap passa (anche) dal gaming?

Gli interessi di Drake e della Machete nel gaming possono rappresentare il futuro del rap?
Di Francesco Abazia
7 minuti di letturaPublished on
Sono due i momenti pivotali in cui rap e videogame si sono incontrati: il primo è nel 1994, all’uscita di "Juicy", uno dei più celebri brani di Notorious BIG, che nella terza strofa della traccia citava esplicitamente il Nintendo, mostrandolo anche in video, mentre due membri della sua crew erano intenti a sfidarsi. Il secondo arriva invece esattamente dieci anni dopo, nel 2004, con la commercializzazione di GTA: San Andreas, forse la migliore delle edizioni della saga, che promosse a protagonista un afroamericano e impostò tutto il gioco attorno alla cultura G della west-coast, soundtrack compresa.
La storia dell’incontro tra due sottoculture che sembrano all’apparenza antitetiche, passa anche dalla più facile delle connessioni tra i due, e cioè l’inserimento del rap nelle colonne sonore dei giochi, con l’ovvia intenzione di provare ad estendere l’attenzione dei videogame. Anche Kanye West pare abbia realizzato il suo primo beat per un videogame che aveva intenzione di sviluppare più o meno alle elementari.
Tuttavia, non per forza la relazione è positiva: in un paper del 2004 Rod e Connie Woodruff e Joseph Saulter scrivono, «la musica hip hop ha saturato le colonne sonore dei videogiochi, e la diversità culturale delle città è diventata il set perfetto per i vari GTA ed eredi. Quello che non si vede, tuttavia, sono gli adv dei videogame su BET, sulle stazioni radio afroamericane, o addirittura sulll’hub più popolare per i gamer afroamericani, AAGamer.com». La relazione insomma, è sempre stata vista in un’unica direzione: era l’hip hop a prestare la sua musica ai videogiochi, in un processo monodirezionale che ha provato a seminare qualcosa ancora difficile da vedere. C’è voluto qualche anno prima che le simbiosi tra le due discipline diventasse più articolata, complessa e remunerativa.

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Inside Machete Gaming

La crew ci parla di come è nato il progetto

Nel 2017 Wiz Khalifa ha rilasciato il suo personale videogame, nell’anno in cui, come scrive Kyle Hodge su Highsnobiety «i rapper hanno cominciato a streammare»: da Logic a Lil Yatchy fino a Snoop Dog, tutti hanno preso parte a quell’enorme processo di popolarizzazione del gaming passato soprattutto dallo stream dei gameplay su piattaforme social come Twitch e Youtube. Anche in Italia il processo è passato da lì, prima la Dark Polo Gang ha inserito nel loro team un ragazzo di 21 anni perché potesse rappresentarli su Fortnite - annunciando tutto ovviamente attraverso i social - poi la Machete ha fatto il grande passo, lanciando Machete Gaming, un progetto realizzato insieme a Red Bull che ha come obiettivo quello di formare un vero e proprio team di pro player per lanciarsi alla conquista di quelli che oggi vengono definiti esport. Il gaming può dunque essere un futuro credibile per il rap?

I rapper sono i gamer di oggi?

Lil B, uno dei più influenti e celebri rapper dell’Internet-Era, nonché grande appassionato di videogame, in una intervista con Fact una volta ha detto: «ai videogiochi servirebbe un momento alla Black Panther». Il riferimento era al blockbuster della Marvel, che ha risvegliato l’interesse attorno al mondo dei black comics e alla figura dei “blerd”. La figura dei blerd - crasi delle parole black e nerd - all’interno della cultura afroamericana (e di quella rap in generale) è sempre stata fraintesa, mal interpretata e stereotipata. L’affermazione di personalità che si distanziavano dall’immaginario classico del rapper - a partire da Kanye West, Tyler the Creator, Childish Gambino e tanti ancora - ha permesso di assistere all’emersione, in tv e al cinema, dell’immaginario del blerd.
Ma non solo: nello stesso periodo abbiamo imparato a conoscere le preferenze in fatto di gaming di sempre più rapper, come Future o Vince Staples in America, e diversi in Italia. L’apprezzamento del gaming da parte dei rapper è prima di tutto generazionale, genuino, più che far parte di una precisa strategia di mercato che punta all’allargamento del pubblico. Certo, non è da escludere che dietro il crescente "merging" dei due mondi ci sia la volontà di espandere il proprio bacino d’utenza che parla a due sottoculture che non sono più viste come contrastanti, ma interconnesse.

Chi sono i rapper che puntano di più sul gaming?

Spesso i rapper hanno provato ad entrare nel gaming dalla porta principale: producendo e pubblicando videogame o, come nel caso di Soulja Boy, addirittura intere console. Nell’estate del 2018 invece, qualcosa è cambiato. Ninja, uno dei gamer e streamer più celebri al mondo, ha pubblicato uno stream su Twitch mentre giocava a Fortnite con Travis Scott e soprattutto con Drake. La partecipazione di una delle top 3 popstar al mondo è stata salutata come una manna dal cielo dallo stesso Ninja, che in una intervista con Variety ha detto, riferendosi al canadese: «è stato quello che ha spinto il gaming nel mainstream e l’ha reso cool». Non solo Drake ha garantito numeri da record a Ninja, ma è entrato nel business diventando co-owner della 100 Thieves, organizzazione esports professionistica.

Red Bull originale

Red Bull Energy Drink

Red Bull Energy Drink
Le modalità di gioco e di intrattenimento sviluppatesi negli ultimi anni, con la forte predilezione per lo streaming e le piattaforme social, hanno portato tanti rapper a “streammare”, ad esempio su Twitch: ci sono tanti video di Lil Yatchy o Post Malone che giocano online, oppure ancora Logic, che in diversi dei suoi videoclip musicali ha indossato merch di FaZe, un’altra popolare organizzazione di esports. Proprio Logic è stato uno dei rapper che prima di tutti ha saputo completare la transizione da rapper a gamer, aprendo un canale Youtube dedicato al gaming oramai due anni fa, dove streammava le sue performance. Il canale è andato man mano scemando, ma ha rappresentato un primo tentativo di prendere sul serio un’industria sempre più rilevante, negli USA e nel mondo.

Cosa può fare il gaming per il rap? (e viceversa)

Ad aprile 2019, e cioè circa cinque mesi dopo la sua pubblicazione, il video di “Old Town Road” - la traccia di Lil Nas X numero uno di Billboard - ha più di 50 milioni di visualizzazioni. La traccia, una sorta di riedizione country rap, è accompagnata da un video realizzato dallo stesso Lil Nas, montato con scene prese da Red Dead Redemption 2, una delle uscite dell’anno del panorama gaming. La situazione, da tanti descritta come paradossale e assurda, è per certi versi emblematica del momento fortunato dell’unione tra rap e videogiochi. Storicamente infatti, le contaminazioni tra i due si sono ridotte o al name-drop di videogiochi o al campionamento di colonne sonore dei videogame (un’ondata che si è riscoperta soprattutto negli ultimi due anni con Lil Yatchy in America e Tha Supreme e Dani Faiv in Italia).
Ora invece, che la veicolazione di gaming e rap passa pressapoco dagli stessi canali - quelli social, che spesso si allontanano anche dai social mainstream, come TikTok, fondamentale per la riuscita di Lil Nas X, e Twitch - anche i contratti di sponsorship, che nel gaming diventano sempre più importanti, potrebbero rappresentare per il gaming un passepartout verso la cultura pop mainstream oramai dominata da rapper e musicisti urban, e per i rapper la possibilità di diversificare ulteriormente le influenze culturali della loro produzione, che dopo aver toccato il fashion, la TV e recentemente il mondo dei comics - con risultati incredibili, si guardi alle produzioni di rapper per i film Marvel - può far sì che la prossima generazione - i gamer sono in genere molto giovani - sia ancor più solidamente e imprescindibilmente condizionata dal rap.