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Benvenuti al Rokkiralli, la gara più scassata che ci sia

© Ossi Piispanen
Di Alex King
Strani Frankenstein meccanici che si danno battaglia su laghi ghiacciati: in Finlandia sanno come divertirsi
In Finlandia, nel bel mezzo del nulla, c’è una fattoria dove le auto vanno a morire. È la fattoria di Esa "Sirppi" Lehtimäki e Mirtsu Heikkilä, una coppia che di auto ne ha distrutte così tante che le loro stalle sono diventate un vero e proprio cimitero automobilistico di fortuna, con vecchie targhe che spuntano dal terreno come lapidi.
Una fila di Lada ricoperte di neve giace silenziosa sotto gli alti pini che circondano la fattoria, situata a Tuusula, a un’ora d’auto dalla capitale Helsinki. Lehtimäki toglie un telo ricoperto di neve che ne nasconde una mezza scassata, malamente dipinta in giallo e nero: è la macchina che Mirtsu Heikkilä guiderà domani in gara, anche se a vederla così sembra più un carro armato costruito in casa che un bolide fatto per correre veloce.
Un partecipante dall'aspetto poco rassicurante
Un partecipante dall'aspetto poco rassicurante
Mirtsu guarda Esa, suo marito, che sposta e sistema le auto. A vederla, sembra il ritratto della tranquillità, ma le apparenze si sa ingannano: la “tranquilla” signorina Heikkilä può infatti vantare una manciata di premi come “pilota più spericolato” raccolti qua e là in giro per il paese, ed è famosa per quante volte si è ribaltata in auto. «La Finlandia è fatta di grandi distanze e brutte strade sterrate», racconta. «Per cui il rally è proprio nel nostro DNA, e il motorsport in generale è parte fondante della nostra storia. Per questo si dice che molti finlandese imparino a guidare prima ancora che a camminare».
Dal 2000, la coppia partecipa all’organizzazione del Rokkiralli, il campionato di rally più a basso costo dell’intera Finlandia. Ed è proprio lì che i due si sono conosciuti, in uno di questi raduni di piloti scombinati che si ritrovano per gareggiare sui laghi ghiacciati che costellano il territorio finlandese nei mesi invernali.
Nato un po’ per gioco, il Rokkiralli è diventato una vera istituzione capace di attirare orde di personaggi stravaganti - in Finlandia di certo non mancano - accomunati dalla passione per la velocità, le sportellate e i lavori da officina, purché il tutto sia rigorosamente applicato a una flotta di veicoli inadatti alla circolazione stradale. Il successo del format deve molto proprio alla sua formula Low Cost: il Rokkiralli offre un’eccitante alternativa alle competizioni di Rally caratterizzate dalla presenza di team organizzati e delle grandi case, da regolamenti molto più stringenti, e da costi molto più elevati. Una delle poche regole del Rokkiralli è infatti che il budget massimo per ogni macchina è fissato a €650, per creare un “campo da gioco” equilibrato e accessibile a tutti, capace di attirare chiunque, dal teenager che sta scoprendo l’amore per i motori in qualche isolato villaggio rurale al boscaiolo eccentrico appassionato di meccanica. Perché qui è davvero tutta questione di passione per le corse in auto, senza limiti: un posto in cui soldi, età, sesso e doti al volante contano molto meno della voglia di provarci senza troppi pensieri.
Per scoprire come e quando è nata l’idea del Rokkiralli tocca viaggiare un’altra ora e mezza verso nord-est e il confine con la Russia. E arrivare a Kouvola, cittadina nei cui sobborghi sorge un esteso ranch, anch’esso disseminato di veicoli in vario stato di abbandono, e da Frankenstein meccanici creati assemblando e fondendo insieme parti di veicoli diversi. Questo è il campo giochi di Kristian "The Sheik" Laakso, misterioso fondatore del Rokkiralli. «Come succede a molti finlandesi, di solito le idee migliori mi vengono quando sono in sauna» racconta. «Ed è esattamente lì che è nata l’idea del Rokkiralli, nel 1998. L’obiettivo era creare una gara cui chiunque potesse partecipare, avendo le stesse speranze di vittoria degli altri. E il successo che ha avuto è dovuto proprio al fatto che non sono richiesti particolari investimenti sulle auto».
Un altro motivo del successo però sembrano essere proprio le macchine protagoniste della gara. Perché come sempre, le ristrettezze economiche aiutano, o meglio costringono, ad aguzzare l’ingegno, e i mezzi che corrono al Rokkiralli sono nella maggior parte dei casi creazioni a loro modo straordinarie. Veicoli danneggiati e ammaccati vengono smembrati e riassemblati mescolando pezzi un po’ alla rinfusa, con pezzi di lamiera usati per rattoppare carrozzerie danneggiate, estintori che vengono integrati nella scocca, e pezzi di metallo di recupero riciclati come paraurti. Tutti elementi che contribuiscono al fascino di questa competizione.
Rokkiralli, tutti contro tutti sul lago ghiacciato
Rokkiralli, tutti contro tutti sul lago ghiacciato
Lo "Sceicco" non è più coinvolto nell’organizzazione del Rokkiralli, da quando alcune difficoltà economiche l’hanno costretto a fare un passo indietro, ma la sua eredità sopravvive. «Sono stato un petrolhead per tutta la mia vita» racconta lui. «Sono stato cresciuto da una madre single, non abbiamo mai avuto i soldi per comprare una macchina, ma già da teenager avevo una passione assoluta per la guida. Con il Rokkiralli, l’idea era anche quella di poter dare un’opportunità a una nuova generazione di piloti che non potevano contare su una famiglia ricca».
Il 16enne Eetu Tupala in questo senso è un ottimo testimonial del successo dell’iniziativa di Laakso. Lo incontriamo sul vialetto della sua casa a Korpilahti, uno dei comuni più poveri del Paese. È al volante della sua Mazda rabberciata e decorata in maniera discutibile, con slogan ridicoli ("Rubber and Condoms") e sponsor fittizi ("Old Skool Shit Project Racing Team") scritti a mano che prendono in giro i campionati seri e ben restituiscono lo spirito di questo evento e di chi vi partecipa. D’altra parte, perché spendere soldi e tempo in decorazioni estetiche, quando c’è la seria possibilità che la tua auto finisca distrutta? Senza contare che, se anche sopravvive, rischi di perderla comunque: un’altra insolita regola del Rokkiralli infatti stabilisce che tutti i mezzi che raggiungono le semifinali vengano messi in palio in una lotteria che si svolge alla fine della gara. Un espediente pensato anche per dissuadere chiunque dal barare: chi può essere così stupido da spendere un sacco di soldi per truccare la propria auto, aggirando il limite di 650 euro, se sa che ci sono buone probabilità che la sua auto alla fine finisca nelle mani di qualcun altro?
«Scambiarsi le auto fa parte del divertimento» conferma il giovane Tupala. «Non sai mai se ti arriverà qualcosa di grandioso, o una schifezza assoluta. L’unica cosa che sai è che non poi affezionarti a questi rottami di metallo».
Eetu Tupala
Eetu Tupala
Domenica pomeriggio la temperatura è scesa a un gelido -8, sul lago Saarijärvi, quasi 5 ore di macchina da Helsinki. I pini ricoperti di neve che circondano il lago vengono avvolti da una spessa nebbia, mentre all’ombra di una pittoresca chiesetta in legno del 19esimo secolo il rombo dei motori rompe la pace di questo luogo: è arrivato il giorno del Rokkiralli. Un’intera sponda del lago è occupata dai box, con due lunghe file di veicoli posteggiati su teloni cerati per proteggere il ghiaccio dall’olio che sgocciola. I piloti armeggiano con le loro auto, mentre gli spettatori vanno su e giù a esaminare queste bizzarre creature meccaniche.
Circa 150 persone hanno avuto il coraggio di sfidare il gelo per assistere all’evento. Una scena che in inverno si ripresenta in tanti diversi paesini della Finlandia, in cui il Rokkiralli rappresenta una delle poche opportunità di divertimento condiviso. Le gare del Rokkiralli non si svolgono solo nei mesi invernali, ma ogni anno circa un terzo del campionato ha luogo comunque su terreni ghiacciati. Prima di ogni corsa, la resistenza del ghiaccio viene testata scavando un buco e misurandone lo spessore: 50 cm è il minimo richiesto per correre. Oggi, sul lago Saarijärvi che ha superato il test, partecipano circa 60 uomini, 14 donne e 14 tra ragazzi e ragazze inseriti nella categoria Juniors.
Quando arriva il momento di dare gas, ci sono poche regole, ma la sicurezza è comunque di primaria importanza. C’è un’équipe medica sempre pronta all’intervento, l’alcol test è obbligatorio per tutti i concorrenti, e l’integrità strutturale dei veicoli e della roll bar, obbligatoria su tutti i mezzi in gara, viene attentamento ispezionata prima del via. Poi, una volta che la tua auto è stata approvata ed è in pista, è permesso praticamente tutto.
Gli uomini sono i primi a entrare in azione, accompagnati da una caotica telecronaca in finlandese diffusa da una fila di vecchi altoparlanti, che cerca di portare ordine nella caotica azione in pista. Ognuno dei 3 giri in cui si articola una gara del Rokkiralli richiede appena 1 minuto per essere completato, ma la brevità della corsa non fa che aumentarne la brutalità. Le auto si danno battaglia sul percorso più o meno tortuoso che si snoda lungo le sponde del lago, e lo fanno senza, prendendosi a sportellate non appena ne capita l’occasione.
Un accessorio indispensabile sul ghiaccio: gli pneumatici chiodati
Un accessorio indispensabile sul ghiaccio: gli pneumatici chiodati
A una velocità che arriva a sfiorare i 100kmh, sul ghiaccio, ogni contatto può essere decisivo. Pochi secondi di gara e nell’aria si diffonde il rumore inconfondibile di metallo che stride e si contorce: un vecchio Maggiolone Volkswagen si ritrova accartocciato nel mezzo di un tamponamento a catena alla prima curva. Deve essere trainato indietro nei box, lasciando una striscia d’olio sul terreno ghiacciato.
Poi tocca alle donne. Nella prima batteria le concorrenti sembrano dure e totalmente concentrate. Mirtsu Heikkilä sgasa ripetutamente, impaziente. Poi si parte, in una cacofonia di motori che urlano e gomme che stridono sul ghiaccio, scagliando in giro schizzi di neve sudicia. La Mazda di Heikkilä ondeggia e sobbalza a ogni curva, a disagio sulla pista scivolosa e irregolare. Priva della potenza necessaria a recuperare terreno sui rettilinei , finisce presto nelle retrovie, senza più riemergerne. Più tardi, nei box, mentre continua la processione di veicoli moribondi, Mirtsu ripercorre la gara con un’espressione afflitta, agitando con enfasi le mani: «La pista era così scivolosa… Ma sono riuscita a restare con le ruote piantate per terra, senza cappottarmi, per cui bene così».
Non c’è spazio per la delusione, e il motivo è semplice: «Vincere non è la cosa più importante, al Rokkiralli. Non attraversiamo il Paese per la competizione, ma per il divertimento, l’atmosfera di festa, e il senso di comunità».
La scarsa visibilità è una delle sfide del Rokkiralli
La scarsa visibilità è una delle sfide del Rokkiralli
La Junior Series del Rokkiralli è aperta a ragazzi e ragazze - poche, ma ci sono - dai 15 ai 18 anni. La Mazda di Eetu Tupala, il 16enne incontrato prima, non è pronta per gareggiare, per cui un amico gli presta una Toyota Corolla degli anni ‘70, nota nell’ambiente con l’affettuoso nomignolo di "Pink Monster". Con un tenero pupazzo di maialino fissato con una cinghia sulla griglia anteriore, e il motto "Pussyman Pasi" in bella evidenza su una fiancata, difficilmente questa macchina verrebbe ammessa nelle competizioni semi-professionistiche di rally. Ma Tupala è convinto che i piloti di quelle competizioni si troverebbero in difficoltà, di fronte alle sfide del Rokkiralli: «Certo, correre sul ghiaccio è facile, se puoi contare su una buona macchina, un grosso budget e un team di meccanici esperti», spiega. «Qui invece dobbiamo arrangiarci sotto ogni fronte. Metti un pilota professionista di rally in una di queste auto, in queste condizioni, e vedi come farebbe fatica». Per Tupala questa è la prima volta al volante di un’auto a trazione posteriore, in più il cambio della Toyota funziona a malapena, per cui non nutre grandi speranze per la gara di oggi. Ma alla partenza il ragazzo è subito molto aggressivo e riesce a portarsi in testa. Al terzo giro sta ancora spremendo al limite il traballante motore della Corolla per mantenere il comando, quando improvvisamente sbanda pesantemente in una curva. Lotta con il volante per mantenere il controllo ma non riesce a evitare di finire incastrato in un banco di neve, e non gli resta che saltar fuori dalla macchina imprecando ad alta voce “Vittu, Vittu, Vittu” (the F*** word in inglese).
«Correre in inverno è molto più impegnativo che in estate», commenta più tardi Tupala. «Quando corri sul ghiaccio, hai molto meno controllo e visibilità, ogni curva diventa una vera lotta per la sopravvivenza, nel disperato tentativo di non finire in testacoda o fuori pista». Anche in lui, comunque, la delusione lascia subto spazio alla felicità di aver comunque affrontato il lungo viaggio per venire a correre qui. «Mi piace tutto il rituale che sta dietro al Rokkiralli. La comunità è cresciuta tantissimo negli ultimi anni, siamo diventati come una grande famiglia. È davvero una sensazione liberatoria mettersi al volante di uno di questi mezzi, sulla linea di partenza, e dimenticarsi di tutto il resto, che sia la scuola o i problemi personali. Non devi pensare a niente, solo al piacere della guida».