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#Seabase1910 - 5 cime, 300+km e più di 6000m
#Seabase1910 - 5 cime, 300+km e più di 6000m
Dopo essere sceso dalla sua bici a Bayonne, Seabase l'atleta di Berna afferma: "Non riesco a capire come ce l'abbia fatta". Quello che sicuramente ricorderà chiaramente anche dopo 15 ore e 52 minuti dopo la sua partenza sono le cifre: 309 chilometri e più di 7611 metri di altitudine (secondo Yellowbrick). Dei numeri, che si sono impressi quasi in modo ferreo nella sua mente durante le ultime settimane. "Per la prima volta nella mia vita ho nutrito dei dubbi riguardanti le mie capacità di affrontare cosa mi ero proposto."
La proposta, non solo includeva un percorso quasi infinito attraverso cinque passi di montagna dei Pirenei, ma soprattutto una particolarità tutta dell’atleta nell'affrontarla: ovvero, sulla sua bici a scatto fisso. Grazie al mozzo a scatto fisso, i pedali girano a ogni rotazione della ruota posteriore e quindi non esiste riposo durante gli spostamenti. Inoltre il purista della bici rincara la dose adottando un solo rapporto di marcia e rinunciando ai freni. Questo tipo di bici ridotta al minimo indispensabile è stato la ragione per la quale Patrick ha iniziato a percorrere distanze sempre maggiori, sino ad affrontare le piste di montagna.
Partenza con la luna piena
La partenza avviene alle quattro del mattino. La luna piena illumina la via verso il Col de Peyresourde. "Questa è stata la parte più bella della giornata; sentivo come se qualcuno mi spingesse su per la montagna" così l'atleta si esprime ancora in estasi sul traguardo. Con il sorgere del sole conquista il Col d'Aspin prima di fronteggiare la prova ultimativa: La montagna temuta anche dai ciclisti professionisti, il Col du Tourmalet. "Dopo cinque chilometri con moderata salita, seguono 12 chilometri tra l’8% e il 12% di ripidezza. Nonostante tutto sono riuscito a salire più facilmente rispetto a quanto avessi previsto, anche sicuramente grazie alla continua spinta motivazionale di Danilo Hondo.”. Tutti si sono accorti come, anche se vi fosse grande fatica, Seabase abbia gustato con piacere la guida durante l'intera giornata.
L'ex ciclista professionista tedesco è stato presente nelle vesti di direttore tecnico. "Ho dovuto ricordargli sin dall'inizio di mangiare e bere adeguatamente, di non correre troppo all'inizio e infine ho dovuto sostenerlo durante i momenti duri dicendogli che presto sarebbe arrivata la pianura e quindi il riposo." Una cosa sicuramente non l’ha fatto riposare: le discese. L'unico modo per frenare è quello di esercitare una contropressione sui pedali; così anche scendere in velocità, diventa un atto di forza.
Un tributo nei confronti dei pionieri del Giro di Francia
Come affermerà più tardi, il percorso verso il Col d'Aubisque appartiene secondo Seabase ai panorami più belli che abbia mai visto. In seguito ha attraversato con una leggerezza sorprendente il tratto tra il Col d'Aubisque e il Col d'Osquich, toccando delle ragguardevoli punte di velocità di oltre 40 chilometri l’ora. A questo tratto ha fatto seguito la discesa verso la piana del Pay Basque. Dopo essersi lasciato alle spalle gran parte dei metri di altitudine, lo aspettavano ancora 160 chilometri. Tanto più cresceva il suo bisogno d’incitamento da parte del suo direttore sportivo presente su una macchina. Il Col d'Osquich, che è classificato con i suoi 290 metri di altitudine come una montagna modesta, era quasi riuscito ad annientare l'atleta di Berna: "L’Osquich mi aveva dato una mazzata tremenda; dopo averlo superato, sentivo come se mi avessero preso a bastonate sulle gambe."
Tanto più si avvicinava a Bayonne, tanto più la città sulla costa basca sembrava allontanarsi. Con la stessa forza con la quale si era battuto sui passi dei Pirenei con un rapporto di marcia non completamente adatto, così ha continuato la sua lotta sulle colline; nondimeno era già chiaro, data la sua forza mentale, che ce l'avrebbe fatta a raggiungere il traguardo. Le uniche domande rimaste erano: quando sarebbe arrivato e come si sarebbe retto dopo sulle gambe. Dopo che Hondo gli aveva imposto qualche pausa, ha raggiunto il traguardo poco prima delle 8 di sera dopo 12 ore e 54 minuti di guida effettiva. La domanda che Seabase si è posto in continuazione è stata: "Quali sofferenze avranno subito i pionieri del 1910 quando affrontarono questo percorso". Lui stesso vede la sua impresa come un omaggio verso quegli uomini, che il 21 luglio del 1910 affrontarono la prima tappa montuosa del Giro di Francia riscrivendo la storia con la tappa della morte. Al suo arrivo a Bayonne il 3 giugno 2015 Seabase è raggiante: "Sono un tipo che ama raggiunge i suoi obiettivi; questa è stata la prima volta nella quale ho annunciato con anticipo la mia prestazione e questo ha creato pressione. Sono felicissimo per avercela fatta."
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