Questa è la storia di un pilota che, munito di talento e caparbietà, ha costruito il suo mito partendo da zero. Economicamente non ci ha guadagnato nulla, anzi ci ha rimesso dei soldi, mettendo peraltro sempre a repentaglio la propria vita. Lo farà nuovamente in questi giorni sull’Isola di Man in occasione dell’edizione 2015 del Tourist Trophy: per chi non la conoscesse, parliamo della gara stradale più celebre al mondo, con i suoi 60,7 km, le oltre 220 curve e l’infinita serie di alberi, pali della luce, muretti e binari che la punteggiano. Sul celebre Mountain che attraversa in lungo e in largo quest’isola, Stefano Bonetti ha realizzato autentiche imprese. Vi basti sapere che il 38enne bergamasco, di professione operaio alla Jolly Moto, vanta il titolo di pilota non britannico più veloce di sempre al TT.
La carriera di Bonetti inizia con un botto, nel senso letterale del termine. A 16 anni, mentre è alla guida della sua Cagiva Mito, viene investito da una A112 e finisce contro un albero: si rompe due vertebre, il bacino e alcune costole. Per due mesi è immobilizzato a letto ma il trauma gli vale un cospicuo rimborso assicurativo con cui decide di comprarsi una Mito da corsa. Si iscrive al Campionato Italiano 125, ottenendo come miglior risultato il sesto posto a Varano. Quando i soldi vengono meno, decide di cimentarsi con le gare in Salita: in queste prove il solo avversario è il cronometro perché si gareggia uno alla volta, su strade chiuse al traffico. A differenza della pista, dove moto e setting sono fondamentali, in strada è il pilota a fare la differenza.
E non a caso, all’esordio, nella Malegno-Borno, Bonetti si mette tutti alle spalle. Le gare successive non sono però altrettante ricche di soddisfazioni: Bonny arriva alla sede dell’evento (trattandosi di gare stradali il nome circuito è inappropriato) solo al sabato, con la Mito alloggiata al posto del passeggero (con ruote, carene e marmitta smontata) sulla Ford Fiesta prestatagli dall’amico Cristian. Intuisce di doversi organizzare meglio e quando si organizza inizia a fare man bassa di titoli: nel 2001 è Campione Italiano Velocità in Salita della 125. L’anno dopo si ripete in 250 con una Aprilia RS e nel 2004 ottiene il terzo titolo tricolore nella 600 Superstock con una Yamaha R6.
Nella sua mente, però, aleggia un pensiero più grande: un desiderio coltivato fin da ragazzino quando guarda fino allo sfinimento le Vhs con i video del Tourist Trophy. Il sogno di parteciparvi si concretizza nel 2004, grazie a Pier Giuseppe Ortalda, presidente della sezione italiana del TT Supporters Club. Il gran giorno è il 9 giugno 2004: Bonetti, costretto a partire dal fondo (numero 80) coglie un magnifico 28° posto nella Junior 600, lasciandosi alle spalle 33 avversari. Due giorni dopo fa ancora meglio conquistando il 22° posto della Production 600: dopo 3 giri di gara, per un totale di un’ora e spiccioli, è distanziato di soli 2 decimi da un certo Guy Martin che in virtù di questa prestazione è eletto Newcomer of the Year (Esordiente dell’anno).
Gli anni seguenti sono ricchi di soddisfazioni per Bonny, fatta eccezione per il 2006 (una caduta alla North West 200 gli costa il TT e l’Italiano) che continua a macinare titoli italiani (con la 600 Open nel 2005, 2009, 2010 e 2011) e migliora i suoi risultati al TT: nel 2005 è 15° nella Superstock mentre sia nel 2007 che nel 2008 è 21° nella Senior pur disponendo di una moto Superstock, di gran lunga inferiore alle Superbike dei rivali. Nonostante i fondi a disposizione siano sempre risicati, costringendolo ad attingere ai suoi risparmi, il pilota di Castro migliora progressivamente i suoi tempi sul giro: dal 19’42’’9 del 2005 all’abbattimento del muro dei 19 minuti del 2007, fino al superamento della media dei 200 km/h sul giro nel 2012.
Sempre nel 2012 Bonetti è protagonista di una memorabile gara Superstock alla NW200: approfittando della pioggia insistente che attenua le differenze tra le moto, chiude al quinto posto. I Marshall lo chiamano addirittura sul podio, salvo accorgersi dell’errore quando i piloti vengono premiati. Questo risultato, unito al 12° posto nella Superstock al TT gli vale l'invito dagli organizzatori del GP Macao: una trasferta che rischia di trasformarsi in tragedia perché Bonetti, rimasto senza freni nelle prove libere, finisce contro un muro di gomme ad oltre 160 km/h. Le fratture nella parti inferiori del corpo gli costano un intervento chirurgico di 19 ore. La sua carriera sembra finita, ma dopo alcuni mesi Bonetti torna in sella, nell’Europeo in Salita.
Il resto è storia dei giorni nostri, con l'Italiano vinto nel 2013 in 600 Open e l’anno scorso la doppietta nell’Europeo (1000 Superbike) e nell’Italiano (600 Superstock). Positivo anche il ritorno al TT con il 17° posto nella Superstock, il 19° nella Superbike e il 20° nella Senior. Quest’anno, proprio per preparare al meglio il TT, Bonetti ha rinunciato alla Nw200 e si presenta sull’Isola di Man con una sola moto. Con lui il fratello Marcello e gli amici (Cristian, Popy e Pippo) che gli fanno da meccanici. L’obiettivo dichiarato è un giro sotto i 18 minuti e il podio nella classifica dei Privati. Ma anche se li raggiungesse, difficilmente appenderà il casco al chiodo: il TT è la sua vita e finché continuerà ad andare forte non intende fermarsi.
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