MotoGP
Stop&Go: Honda micidiali. Gli altri fanno contorno
La Yamaha prende paga e solo Jorge regge il confronto. Rossi accusa il colpo, Ducati è in agonia
A 7 gare dal termine della stagione, la situazione tecnica in MotoGP sembra piuttosto chiara. Le Honda ufficiali hanno qualcosa in più. Ovvero il cambio seamless che riduce ad un nulla i tempi di passaggio da una marcia all'altra, con evidenti benefici in termine di trazione e trasferimenti di carico, in tutte le fasi di guida. Un sistema meccanico all'avanguardia e magistralmente messo a punto dagli ingegneri di HRC, che di fatto agevola non poco il lavoro dei suoi piloti. Al punto che la folle potrebbe essere addirittura stata spostata sotto la prima, per non intralciare nel classico passaggio tra il primo e il secondo rapporto. Un focus tecnico commentato recentemente anche da Rossi, che troverebbe conferma in una levetta comparsa sotto il manubrio sinistro delle moto numero 26 e 93.
Un "plus" che indica la RC213V come favorita su tutte le prossime piste del mondiale. Cosa che amplifica il sorrisone a 32 denti di Marquez. Il giovane record-man che, dopo aver messo a ferro e fuoco tutte le piste da cowboy degli USA, è tornato in Europa portandosi dietro la sua vincente carica di simpatia. Detto che per Marc non sarà affatto facile e scontato dare seguito alla sua scia di successi, l'ex-rookie spagnolo rappresenta al momento il più credibile pretendente al titolo iridato. Lo dice il +26 su Pedrosa che si dichiara soddisfatto del suo secondo posto, ma anche no. Dani sta perdendo la sua occasione più concreta di vincere un mondiale nella top class, lasciandosi prendere dallo sconforto.
Ok, la spalla dolorante e il fisico sofferente da recuperare, ma qui urge una flebo di adrenalina. Altro che antidolorifico. Due lattine di rabbia agonistica pura da bersi al volo, meditando vendetta per l'imminente gara di Silverstone. Perché con la stessa moto, solo Pedrosa può accreditarsi come rivale di Marquez. Potenzialmente il più credibile in questa fase della stagione.
Troppo indietro infatti la Yamaha, il cui cambio seamless (testato proprio poche settimane fa a Brno) resta per ora un miraggio. Per questo il miglior Lorenzo di sempre, non basta più per arginare la fuga delle due Honda. Jorge non è ancora al 100% fisicamente, ma lo è mentalmente, agonisticamente. Forse anche di più dei due che lo precedono sul podio ceco. Il 99 è una vera macchina da velocità e lo dimostra partendo e lottando come una furia, nonostante l'evidente gap tecnico. Era il favorito per il titolo ad inizio anno, ora ha gli occhi di chi sa che deve provarci finché la matematica gli offre una possibilità. Nonostante l'incombente consapevolezza, che solo una serie di fortunati eventi lo potrebbero riportare davanti a tutti in classifica, prima dell'ultima gara.
In questo contesto, il resto della griglia è ormai chiamata a fare da comparsa. Diciamo con apparizioni "vip" dal 4° al 11° posto circa, e poi dal 12° in giù con gente mai inquadrata in gara. O meglio, finché qualcuno non cade. Dove, nella prima fascia, fa abbastanza strano vedere Rossi in lotta con Bautista e/o Bradl. Ovvero 9 titoli mondiali contro un'eterna promessa e un giovane ancora di belle speranze. I 10 secondi che tengono Valentino lontano dal podio pesano nel morale, amareggiando lo spettacolo di chi ancora attende una rinascita del 46. Un ritorno alle prestazioni top che non è da escludere a prescindere, ma nemmeno sembra così facile e di imminente realizzazione. I problemi di Rossi passano attraverso una frenata e una gomma che richiedono uno stile meno aggressivo. Ma cambiare anni di guida in un certo modo, in poche gare, non è facile.
I risultati nell'arco del weekend arrivano quindi a singhiozzo, come le qualifiche. Un punto debole del Valentino dell'era moderna. A 34 anni, però, è ancora lì a tenere la coda di almeno due generazioni di piloti vincenti. Cosa che gli vale come minimo un applauso e un tifo d'incoraggiamento.
Chi invece la fiducia se la deve ancora guadagnare fino ad un tot. è Crutchlow. Pilota "pazzo" in pista e nelle dichiarazioni. Spesso per terra e sempre sopra le righe, in frenata, come nei gesti plateali verso chi non gli tributa onore. Quindi recentemente contro la Yamaha, "colpevole" di non aver creduto in lui fino in fondo, obbligandolo ad andare in Ducati. Mossa economicamente vantaggiosa, ma tecnicamente azzardata. Perché anche i ducatisti più irriducibili ormai hanno capito che a Borgo Panigale si devono re-inventare. L'agonia delle ultime stagioni sembra non avere fine, e fare presenza in pista sembra ormai un po' troppo riduttivo. Se non controproducente per l'immagine stessa delle Rosse.
Addirittura si dice che una moto nuova non arriverà nemmeno per la fine dell'anno, nemmeno per i test del dopo Valencia. Notizia che per Crutchlow significherebbe godere dell'ingaggio milionario, senza poter dare seguito alle sue ambizioni agonistiche. Un po' come successo a Dovizioso, e ai tanti nomi illustri prima di lui. Detto che dal prossimo anno Cal dovrà stare attento a ciò che dice o scrive anche su Twitter, perché in Ducati all'eleganza e alla comunicazione ben fatta ci tengono parecchio. Motivo per cui è pericolosamente in bilico la posizione di Spies. Il texano infatti ha "pasticciato" con Twitter, scrivendo e poi cancellando dichiarazioni offensive verso un manager del paddock. Allo stesso tempo gestendo male la comunicazione a riguardo del suo ultimo intervento chirurgico (alle due spalle infortunate). Dove i tempi dello stop e del recupero sono ancora tutti da valutare. Sempre che il "fuori dai giochi" non diventi definitivo, proprio a causa del suo modo di fare.