Christian Horner e Mattia Binotto
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F1

Terruzzi racconta: Binotto, che fatica!

Speculazioni a getto continuo, fake news e smentite. Vita difficile da Team Principal Ferrari.
Di Giorgio Terruzzi
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Intanto occorre ricostruire. Durante il GP del Brasile un addetto alla comunicazione del team Alfa Sauber confida a un pilota che il rapporto tra Audi e Vasseur è ormai chiuso. Vasseur, capo in pista della stessa Alfa Sauber, era in trattativa per passare al team tedesco destinato ad approdare in F1 nel 2026. Non è tutto: la confidenza prosegue spiegando che il manager francese ha informato l’amico Carlos Tavares, a.d. di Stellantis, il quale avrebbe avvisato John Elkann della disponibilità di Vasseur. Tutto qui. Il pilota passa la confidenza a qualche amico e parte la speculazione: Vasseur al posto di Binotto. Un festival di fake news inarrestabile, secondo costume della nostra epoca, fino alla smentita ufficiale della Ferrari, emanata nel pomeriggio di martedi scorso. Smentita a sua volta trattata come acqua fresca.
Non voglio star qui a difendere Binotto per il quale ho stima. Mi permetto di segnalare che Vasseur, con tutto il rispetto, ha svariati interessi personali nel motorsport, gestisce alcuni piloti, è in strettissimi rapporti con Toto Wolff, non ha alcuna esperienza nella gestione di una grande squadra ed è a zero sul fronte motoristico. Aggiungo che la macchina del 2023 è in avanzata gestazione sotto il gruppo coordinato da Binotto. So anche che a spingere il manager francese è Leclerc che pretende il ruolo dichiarato di prima guida. Che il rapporto tra il presidente Elkann e Binotto non è mai decollato. Che Benedetto Vigna, a.d. Ferrari, ha desiderio di intervenire sugli indirizzi della Gestione Sportiva. Un quadro sul quale speculare è facile - cosa che accade quasi a ciclo continuo - in base a piccoli o grandi interessi personali, a una rete di relazioni disposta a passare sopra tutto e tutti. Nello specifico anche alle dichiarazioni reiterate, dentro e fuori dalla Ferrari, di Antonello Coletta, responsabile del programma GT e del progetto Le Mans, saggiamente consapevole delle complicanze proprie della F1. Coletta ha escluso di volersi occupare della Gestione Sportiva ma ovviamente e inevitabilmente il suo nome è comparso (ancora? Ancora…) tra i sostituti “certi” di Binotto.
La smentita Ferrari non risolve del tutto (bastava comunicare che il rapporto con Binotto continuerà nel 2023). Motivo: i secondi posti nelle classifiche piloti e costruttori in ballo ad Abu Dhabi, con Leclerc e la Ferrari in lizza. Sono quasi certo che nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi saremo alle solite. Mentre mi domando con quale serenità Binotto, l’intera squadra e persino Leclerc - i cui eccessi di nervosismo sono comparsi sin troppo a Interlagos - vadano ad affrontare l’ultima e decisiva gara del Mondiale.
Tutto questo, alla Ferrari, fa malissimo. Non a Binotto. Alla Ferrari. Getta tensione su pressione. Mi domando cosa accadrebbe ai tecnici di McLaren o Alpine se avessero addosso un simile stress a tempo pieno. Mi chiedo se i responsabili della Mercedes sarebbero riusciti a lavorare come hanno lavorato, dopo un esordio così negativo, se la loro divisa fosse rossa. Che importa? Nulla. Anche perché il sistema-comunicazione va così. Un rilancio continuo di una notizia senza verifiche, a costo di rilanciare un falso. Basta osservare la quantità di lanci sul web, continuati anche dopo la smentita Ferrari. So che in molti criticano Binotto. Ci sta. Ma, lo ripeto per l’ennesima volta, la F1 non è il calcio. È un affare molto complesso e difficilmente interpretabile visto da qui. Lo dico pensando - comunque la pensiate - a Mattia e ai suoi pesi (sui quali possiamo discutere ammesso di farlo con un minimo di rispetto) ma anche a ciascuno di noi. Indotti come siamo ad applicare velocità di giudizio in luogo di una riflessione. Lo dico anche pensando a me, se permettete. Dopo 40 anni di pista, il lunedì dopo una gara mi accorgo analizzando i dati con calma, di aver preso una, due, dieci cantonate a caldo, seguendo un GP, giudicando male decisioni e indecisioni della domenica. Un saluto.