Terruzzi racconta: gli intralci della sfida
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F1

Terruzzi racconta: gli intralci della sfida

Il livello dei piloti da Grand Prix è straordinariamente elevato. Quello di chi governa il Mondiale molto meno. E quest’anno…
Di Giorgio Terruzzi
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Forse non ci rendiamo conto a sufficienza. Di cosa significhi guidare al limite una Formula 1. Sto parlando di un mestiere altamente difficile, pur considerando le evoluzioni tecnologiche che hanno per un verso semplificato la pratica, grazie all’elettronica; per un altro complicato il lavoro da effettuare costantemente viaggiando a velocità estreme. Cinquanta giri durante i quali non si cambia più manualmente come un tempo, certo, ma vengono richiesti moltissimi interventi sulla vettura. Abbastanza da costringere a uno sforzo mentale spaventoso. Ci meravigliamo o addirittura scandalizziamo di fronte ad un testacoda, un errore. Il fatto è che diamo per scontato tutto ciò che un testacoda o un errore evita. Insomma, per chiarire il pensiero: questi ragazzi da F1 sono dei veri fenomeni, comunque li si guardi. Compiono imprese consuete talmente lontane dalla nostra gestualità, dal nostro modo di intendere la concentrazione, dal senso di protezione che pratichiamo quotidianamente, da collocarsi in una dimensione davvero lunare. Attori di uno spettacolo da sempre affascinante proprio perché dominato da esseri umani alle prese con un compito quasi inumano. Senza star qui a parlare dei rischi connessi alle corse.
Sono loro, i campioni, chi più, chi meno, ad animare il tifo, la fantasia, le classifiche. Pur muovendosi dentro un contesto determinato da strumenti tecnologici sofisticatissimi. Ed è qui che troviamo una specie di contraddizione quasi permanente. Ma sì, perché spessissimo la qualità della sfida tra due o più piloti subisce intrusioni decisive, simili a disturbi, di tutt’altra pasta. La storia della F1 è costellata di dubbi, mezzi scandali, sospetti e irregolarità di natura tecnica. Cosa assai diversa dagli errori umani, che sono esposti e visibili al pari degli exploit. Macché: macchine e motori che sguazzano in quella “zona grigia” perenne, data per ineliminabile persino da chi dovrebbe eliminarla. La supervisione della Federazione Internazionale da anni fa acqua da tutte le parti. Chi dovrebbe intervenire preventivamente arriva in ritardo e su chiamata; chi dovrebbe togliere di mezzo ogni irregolarità sembra incapace di farlo o disinteressato a farlo, causa collusioni di varia natura che spesso hanno una radice nei rapporti pregressi dei “federali”. È accaduto spessissimo in passato, sta accadendo ora. Il tema chiave è il budget cap. Regola finanziaria voluta dalla FIA che la stessa FIA dovrebbe far rispettare. Non stiamo parlando di minutaglie ma di denari da immettere nello sviluppo di una vettura, la cui entità, se non registrata, permetterà di modificare il senso e l’esito della sfida tra piloti.
Di fronte ad un Mondiale così tirato la vigilanza sul budget cap è fondamentale. E se la regola non verrà fatta rispettare davvero, significherà che la FIA non ha più potere. In ogni ambito. È difficile conteggiare le spese dei team? Certo. È impossibile? Forse. Ma allora che salti la regola. Altrimenti salterebbe la residua, minata, credibilità della FIA.