Niki Lauda durante la Legend Parade del GP d'Austria 2014
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F1

Terruzzi racconta: Lauda in rosso, 50 anni fa

Un anniversario importante. Per Niki, per la Ferrari, per la storia, il costume, la passione. Da ricordare qui.
Di Giorgio Terruzzi
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Mi sono perso la ricorrenza. Rimedio subito: 13 gennaio 1974. Debutto di Niki Lauda sulla Ferrari, in Argentina. La data mi pare degna di nota perché apre di fatto una stagione felice sia per quel giovane austriaco allora poco conosciuto, sia per Enzo Ferrari che con Lauda ebbe un rapporto molto intenso data la personalità spiccatissima di entrambi. Quattro anni insieme. Una intensissima storia d’amore. Con dentro due titoli mondiali vinti da Niki (1975 e ’77), un incidente mortale al Nürburgring nel ’76, un recupero miracoloso, un titolo perso per un pelo (a vantaggio di James Hunt) nel’76, con Lauda che si ferma sotto il diluvio al Fuji. Quindi un contrasto durissimo - come capita nelle storie d’amore - e finale in concomitanza con la seconda vittoria iridata. Niki che se ne va a Mosport, Canada, quattro giorni dopo il trionfo a Watkins Glen, il suo fedele capomeccanico, Ermanno Cuoghi licenziato in tronco a distanza, Gilles Villeneuve convocato a razzo per debuttare nel Gran Premio di casa. Beh? Mi pare ce ne sia abbastanza per tornare su un’avventura motoristica che segnò un’epoca e poi la storia. “Niki Lauda” un nome anomalo per l’Austria, simile a un marchio, abbinato al Cavallino nel momento in cui i Gran Premi diventavano sport di massa grazie alla televisione. Un boom, infatti, in termini di popolarità, con il campione persino più in vista delle macchine, cosa che Ferrari non gradiva affatto. Non a caso Gilles dopo Niki. Un signor nessuno dopo il numero uno.
Sto parlando di una figura verso la quale ho provato soggezione e poi ammirazione e poi un affetto e una gratitudine profonda. Lauda era Lauda, quando cominciai a seguire le corse. Antipatico e scostante per giunta, figuriamoci con un pischello come me. Poi, quando smise di correre si trasformò in una presenza più abbordabile e poi in un compagno di giochi, sui campi di gara, dove non vedevo l’ora di scambiare chiacchiere e confidenze sfruttando quel suo cinismo mischiato all’ironia, una modalità del dire e fare direttissima, speciale, declinata attraverso un uso della lingua italiana divertentissimo all’ascolto. Insomma, un uomo fuori taglia, veramente. Un “pezzo unico”.
Del suo esordio sulla Ferrari raccontò anni dopo, in un divertito piacere. “Questa macchina è una merda” il suo primo commento davanti a Enzo e Piero Ferrari che avrebbe dovuto e non voluto tradurre. Enzo che chiede cosa fare, Niki che ipotizza una nuova sospensione anteriore per migliorare. Migliorare quanto? Chiede Ferrari. Cinque decimi. Al che il grande capo di Maranello dice: "Bene, se non mantieni questa promessa il tuo contratto non vale più nulla”. Ah, che tipi, che forza.
Lauda ottenne e restituì. Sfruttando una intelligenza strepitosa abbinata ad una competenza di primissimo ordine. Testa, in perenne stato di allerta. Per leggere e comprendere il come e il quando. Con Mauro Forghieri come terzo lato di un triangolo leggendario.
Di Niki abbiamo raccontato molto e spesso nei nostri podcast, non voglio ripetere qui. Ma, insomma, ogni volta che ricompare nella memoria, mi intenerisco perché credo che Lauda sia stato fondamentale per moltiplicare non solo la passione per la Ferrari ma l’entusiasmo nei confronti del motorismo largamente inteso. Con una vitalità straordinaria, peraltro. Chi altro sarebbe capace di interrompere la carriera, fondare e far decollare in tutti i sensi una compagnia aerea, tornare in pista e vincere il terzo titolo? Nessuno, infatti. Con chiusura della carriera come capo saggio di una Mercedes vincente, come guru inatteso e fondamentale di Lewis Hamilton. Così diverso da Niki, cosi vicino a Niki sui temi più delicati e rilevanti che compongono la personalità di un campione.
Così adesso, mentre ripenso al suo esordio in rosso, alla sua storia dettata da una determinazione cocciutissima, provo di nuovo un dispiacere acuto per la sua scomparsa. Un lutto gravissimo per chi ebbe la fortuna di conoscerlo, per l’intera F1. I pezzi unici sono rari come le nevicate in città, sono preziosi come un tesoro inaspettato, sono memorabili come gli incontri che cambiano la vita. Ciao Niki.