Charles Leclerc e Sergio Perez a Silverstone
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F1

Terruzzi racconta: Leclerc & Co., il peso del rosso

Correre e lavorare per la Ferrari. Nulla di comparabile.
Di Giorgio Terruzzi
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Molte parole, molti esclamativi, una sfilza di polemiche interminabili. Accade attorno alla Ferrari da sempre, accade oggi dopo una gara strepitosa di Leclerc nel giorno della prima vittoria di Sainz. Con l’esito di trasformare un successo a Silverstone in una amarezza quasi collettiva. Come se il punto di vista dello spagnolo fosse comunque trascurabile. Se pensassimo ad altri team, nella stessa situazione, avremmo a che fare con temperature assai più basse. Invece ciò che accade nel team di Maranello è comunque fonte di clamore. Le ragioni stanno nella storia e nella cultura dell’oggi, anche sportiva. Ci sentiamo autorizzati ad entrare in ogni merito, a spiegare a questo o a quello come si fa, come si dovrebbe fare, come andava fatto, trascurando complessità ignote e in questo caso tipiche, tralasciando elementi di realtà importanti.
Torno un attimo sui fatti di Silverstone. Una gara teoricamente chiusa prima della Safety Car. Come? Con Sainz che lascia passare Leclerc su ordine del box. Primo Charles, secondo Carlos. Poi la decisione di lasciare in pista Leclerc, primo davanti alla Safety Car. Esattamente come accadde ad Abu Dhabi nell’ultima decisiva gara del 2021. Hamilton che resta fuori, Verstappen che va ai box. Qualcuno, sinceramente, ricorda polemiche sulla scelta Mercedes di allora? Le discussioni riguardarono le decisioni della direzione gara, non quelle del team campione del mondo.
Forse la Ferrari ha sbagliato domenica, forse avrebbero commesso lo stesso errore altri. Forse Leclerc avrebbe vinto altrimenti, forse no. Metto un dubbio sempre, al contrario di molti altri che a quanto pare sanno o saprebbero gestire un team meglio di quanto non faccia chi lo gestisce ora. Un atteggiamento che non posso permettermi proprio perché dopo quarant’anni di corse, ho capito che certe cose non le capisco subito, che non dispongo di informazioni e ragioni complesse. Che importa? Nulla. La Ferrari è casa. Casa nostra, di tutti. Quindi, in casa mia, faccio e dico ciò che mi pare…
Va bene, anche se tutto questo discutere, polemizzare, vanifica una quantità di magnifiche emozioni. Quelle che ha dato proprio Leclerc disputando una gara strepitosa. Non vincente, certo, ma concreta e colma di ulteriori nuove pepite che verranno buone da qui in poi. Compresi i crediti guadagnati nei confronti di Sainz che adesso potrà correre con maggiore consapevolezza, minor pressione. È comprensibile che Charles sia amareggiato. Ma si trova anche in una posizione mai avuta in passato. Lotta per vincere ogni domenica e sta dimostrando di poterlo fare con un talento d’eccezione. Il che non comporta necessariamente un contrasto interno, pur guardando la classifica. Invece, solo con contrasti e tensioni abbiamo a che fare, con una attitudine marcatissima, quando si tratta di Ferrari, di trovare spunti critici in luogo di elementi confortanti. Lo dico pensando alla qualità dell’avversario Red Bull-Verstappen, alla storia di molti campionissimi, alle prese nel contempo con una occasione e con le difficoltà, le complicanze del caso. Questo universo è complesso. Hamilton da campione assoluto è stato sbeffeggiato per aver patito il confronto con Russell e poi esaltato per una gara super. Norris era un super-emergente, ora di lui non ci occupiamo se non nei ritagli di tempo. E non vado indietro nel tempo per non perdermi tra gli esempi utili. Un po’ di calma, un po’ di pace. La forza di Leclerc è manifesta. E può esporla anche grazie a questa sua Ferrari. Che vinca o perda, qualcosa resta. E brilla, brillerà.