Tante domande senza risposta, dopo il GP dell'Azerbaijan
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F1

Terruzzi racconta: le verità nascoste

Quella dell'Azerbaijan è stata una gara con molti spunti. E con troppe domande senza risposte.
Di Giorgio Terruzzi
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Tutti a dire: che spettacolo! Bene, Baku sale nella classifiche delle piste spettacolari, per via dei suoi tranelli e di una doppia partenza tanto divertente quanto assurda. Sono davvero molti gli spunti emersi dall’Azerbaijan - e ne parleremo nel prossimo podcast in arrivo - ma sono un po’ troppe le domande che restano e resteranno inevase.
Per quale vera ragione la Mercedes sta incontrando così tanti problemi? Va bene tutto ma non è che Bottas sia diventato all’improvviso un’altra persona, vi pare? C’è qualche relazione con i tecnici in fuga o con i costi ridotti? Non lo sappiamo, mai lo sapremo. Come mai Perez, improvvisamente somiglia a Verstappen dopo mesi di difficoltà più o meno marcate? Non si sa. Esattamente, proprio no. Così come non sappiamo quali problemi nel dettaglio sta incontrando Daniel Ricciardo in McLaren. Già perché anche Daniel un campione resta. Quindi servirebbe che parlasse, almeno lui, in modo esauriente del proprio mestiere. Che è complesso e connesso ad elementi tecnici particolari. Non tanto alla forma, alla vena, a quelle balle lì.
Vado avanti. È pensabile che nulla si saprà mai sul tema pneumatici saltati. La cosa è comprensibile visto che stiamo parlando di una azienda costruttrice che investe e lavora moltissimo e che di certo e comunque risolverà il problema, una volta analizzata ogni cosa. Ma che, una volta risolto, dovrà tutelare oltre a chi guida, se stessa. Ci sta. Non sapremo mai nulla sulla vera natura del guaio che ha mandato K.O. Hamilton al secondo via, salvo accontentarci della prima spiegazione, vale a dire del bottone magico sfiorato per caso. A freni mai così fumanti peraltro, sulla griglia. Come mai? C’era un nesso tra quel fumo e quel dritto clamoroso? Mah.
Vettel e Alonso, battaglieri e tonici in concomitanza. Perché? Si, certo giornate di grazia e talenti conclamati. Ma la loro trasformazione è apparsa oltre che simultanea, curiosa. Cosa sta accadendo a Sainz, preso da un contro-balzo di efficienza dopo un avvio eccellente? Boh.
Sto qui a menare il torrone, a lamentarmi implicitamente per una ragione precisa. La F1 non comprende quasi mai casualità. C’è sempre una ragione, un elemento tecnico, un fatto concreto dietro alle prestazioni, dentro i meccanismi che regolano macchine e piloti. Per questo le “pagelline” e non le pagelle. Per questo non serve sparare sentenze come capita guardando una partita di calcio, dove l’errore umano è quasi sempre in bella vista. Capisco i responsabili dei team, fissati come sono con la segretezza. Ma i piloti? Possibile che non crescano mai sulla comunicazione? Sulla qualità e sull’utilità del comunicare? Che non ha nulla a che fare con i tweet o i post. Avrebbe a che fare, piuttosto, con la curiosità legittima di chi guarda e vorrebbe capire. Per una cultura propria di un universo preciso, questo, che non prevede affatto tanta aria fritta.