La partenza del GP di Spagna 2018

Terruzzi racconta: Avanzi catalani

© Getty Images/Red Bull Content Pool

Brevi riflessioni sugli strascichi polemici di un Gran Premio molto complesso

Polemiche, delusione, critiche. È lungo il conto del Gran Premio di Spagna soprattutto per chi tifa Ferrari. Quindi torno sul tema anche per cercare di comprendere meglio alcuni elementi decisivi. Primo. Ma secondo voi, la Pirelli agisce per conto terzi? Con quale vantaggio? Piuttosto, agisce e basta. Non sempre, credo, con pieno controllo degli esiti prodotti dalle gomme che porta in pista. Ho già scritto nei mesi scorsi a proposito delle difficoltà dei team nel fissare strategie con pneumatici dal comportamento sorprendente per un verso o per l’altro. Ma ciò non ha relazione con una qualche deliberata scelta a vantaggio di un team. La Mercedes, è stato detto e scritto più volte, ha patito le gomme a inizio campionato. Beh? Nessuno ha detto ba. La Ferrari ha patito le gomme a Barcellona e pare a tanti, troppi, un golpe ordito appositamente. 

Qui non c’entra nulla il tifo. Secondo voi qual è il peso politico della Ferrari in F.1? Rilevante, come minimo. Eppure, Ferrari “saltata” da gommista e Mercedes. Vi pare possibile? A me no. Trovo singolare che una qualche decisione in seno alla F.1 non passi attraverso una discussione tra i team. Non capita mai, e i team si riuniscono periodicamente proprio per questo. Dunque? Come è accaduto che la stessa Ferrari non sia stata coinvolta in un passaggio del genere? Non riesco a comprenderlo, francamente. Ma credo, in sostanza, che le nuove gomme abbiano creato qualche problema di messa a punto della Ferrari, così come altre gomme hanno creato problemi ad altri team. Il secondo pit stop di Vettel ne è stata la dimostrazione. Un errore? Forse. Ma il problema era a monte.

Vettel insegue Hamilton a 17 punti di distacco, dopo Barcellona
Vettel insegue Hamilton a 17 punti di distacco, dopo Barcellona

Secondo. I voti disponibili per le pagelline sono 11 (dal 10 allo 0), non bastano per tutti. E qualche volta sbaglio io, trascurando questo o quello. In molti hanno sottolineato la gara di Magnussen che è stata ottima in effetti, con una ottima Haas. Resa più brillante, come accade spesso quest’anno, dall’ennesimo pasticcio di Grosjean. Il francese è in piena crisi al contrario del compagno, il che rende difficile valutare proprio Magnussen e, di rimbalzo, il vero valore della macchina, piuttosto elevato viene da dire. Sto dicendo, in sintesi, che il team americano credo abbia un problema piloti piuttosto serio e non da ora.

Kevin Magnussen in pista al Montmelo
Kevin Magnussen in pista al Montmelo

Terzo. Nelle pagelle talvolta non compare Alonso. Il motivo è semplice: non voglio peccare di favoritismi. Perché, per Fernando, lo ammetto, ho un debole da anni, tendo alla manica larga e siccome lo so, magari finisce che lo trascuro. Il fatto è che gli voglio bene, penso sia il pilota più forte in pista e lo considero l’ultimo dei Mohicani, un ragazzo vecchio stampo, di quelli con i quali mi intendo meglio. In aggiunta ama il vino rosso, proprio come me. Quarto. Un invito: non accontentatevi della prima spiegazione che sentite quando vi interessate all’esito di una gara. I punti di vista sono molti, diversi ed è bello provare a guardare da più punti cercando una ragione. Questo è uno sport molto, molto complesso. Ciao.