F1

Terruzzi racconta: Figli di papà e figli di nessuno

© Racing Point via Facebook
È bastato un accenno alla condizione sociale di Lance Stroll per far scattare moralismi e polemiche, vecchie quanto le corse
Di Giorgio TerruzziPubblicato il
A proposito di Lance Stroll. È vero, come ho scritto, che non ho una spiccata simpatia per i figli di papà. Ma riesco a distinguere tra meriti e vantaggi. E poi, trattandosi di pagelline, era una battuta. In ogni caso, sono scattate le proteste. Lasciamo fuori il reddito dei piloti, come si permette di valutare una corsa in base al babbo, vade retro, eccetera, eccetera. Secondo procedura moralistica facile e conveniente.
Di cosa stiamo parlando? Di uno sport che premia i migliori. Punto. La faccenda dei soldi come strumento per far carriera è una bufala. Hamilton e Raikkonen; Vettel e Alonso; Kubica e Leclerc; Bottas e Ricciardo, giusto per fare qualche nome a caso, non provengono affatto da famiglie facoltose. Non era ricco Schumacher, non lo era Hakkinen, tanto per restare nei piani nobili. Poi, come in ogni campo, ci sono alcuni protagonisti più supportati dalle famiglie. Stroll, in questo senso, rappresenta – giusto per intenderci – un caso a parte. Perché nessun pilota ha potuto usufruire di un sostegno così rilevante dalla propria famiglia. Basti pensare ad una intera squadra test Williams, “noleggiata” per un lungo inverno al solo scopo di far provare Lance sulle piste di mezzo mondo, per rendere il più morbido possibile il debutto in Formula 1.
Non è questione di simpatie o antipatie. Di certo, stiamo parlando di un ragazzo che ha avuto sin qui un percorso decisamente diverso da ogni altro. Stop. Che poi migliori e stia diventando sempre più bravo è una conseguenza quasi naturale, visto che stiamo parlando di un pilota comunque portato per il mestiere che suo padre ha scelto di fargli fare; vista la crescita della Racing Point, altro tema discutibile, non qui comunque.
Lance Stroll nel 2017 al Red Bull Ring
Lance Stroll nel 2017 al Red Bull Ring
I chilometri servono a tutti, aiutano chiunque. Ed è vero che nel passato molti signori riuscivano a correre in Formula 1 o nelle grandi corse iridate acquistando macchine di prim’ordine, così come è vero che negli anni Trenta l’élite del motorismo era formata in prevalenza da un manipolo di aristocratici di talento. Dunque, non mi scandalizzo facilmente. Anzi, per niente. Soprattutto pensando che, alla fine, è il talento a fare la differenza, considerato l’elenco dei campioni del mondo, dominato semplicemente da ragazzi in gamba, non certo da “raccomandati”. Dunque, siamo a posto direi. Aggiungendo che le vetture di oggi consentono un approccio meno complicato rispetto a qualche epoca fa, grazie anche all’utilizzo dei simulatori più sofisticati.
Stroll continuerà a correre, sicuro di mantenere il posto in squadra (a differenza di Perez, come abbiamo visto) e di ottenere un trattamento di riguardo. Magari anche con Vettel come compagno, il prossimo anno, vedremo. Ma per quanto mi riguarda, un pilota, che ha avuto così tanto, dovrebbe restituire almeno altrettanto. Cosa che al momento, con tutto il rispetto, non sta avvenendo. Bravo, certo, migliorato, sempre più consistente. Beh, ci mancherebbe altro. Perché la sua storia non somiglia a quella di nessun altro. Lo dico ben sapendo che alla fine contano i punti nel Mondiale e i punti di Stroll è sacrosanto che gli rendano merito, senza alcuna dietrologia. Ma discuterne, almeno si può, no? Senza scandalizzare chi ha il vizio di fare il super partes solo quando trova qualcuno che sceglie di stare da una parte.
Un abbraccio, ecco.