- "Che fai nella vita?"
- "Lo YouTuber"
- "Ah, e di lavoro?"
Pur essendo inventato questo scambio di battute è più realistico che mai. Chi lavora nel mondo delle arti e dello spettacolo sa che prima o poi dovrà rispondere alla domanda: "Quando ti troverai un lavoro vero?”. Per gli youtuber la vita è ancora più difficile perché lo spazio per i commenti è gratuito e aperto a tutti, e non è raro trovare qualcuno che ti saluti con un sonoro: "Ma vai a lavorare!”. In realtà - lo diciamo ai commentatori più diffidenti - uno youtuber lavora davvero. Lo abbiamo scoperto intervistando Francesco Galati, alias "Il signor Franz": fotografo, videomaker e youtuber romano che con il suo canale, oggi specializzato in vlog (video-blog) di viaggi, ha raggiunto le 500mila visite mensili.
Quando c'è bisogno di energia
Cominciamo con qualche numero: gli utenti di YouTube sono più di un miliardo. Ogni minuto vengono caricate oltre 100 ore di filmato da ogni angolo della Terra. Solo in Italia il portale ha 24 milioni di utenti attivi, la maggior parte dei quali ha tra i 14 e i 29 anni. Insomma, il pubblico c’è, ma riuscire a catturarne una fetta è un lavoro difficile che richiede pazienza, studio, strategia e voglia di sperimentare. Il rischio di non riuscire a creare una community solida, e di conseguenza guadagnare con i propri video, è molto alto: «Io ci ho messo un paio d’anni», racconta Francesco. «C’è chi ce ne mette cinque, chi cinque mesi, molto dipende dal target. Se avessi voluto fare breccia nei cuori dei minorenni ci avrei messo molto di meno, ma io volevo un pubblico maturo, più nella fascia 25-34 che in quella 13-17». Rialzarsi dopo un esperimento sbagliato è fondamentale quanto riuscire a trovare le energie per ideare e proporre contenuti nuovi, originali e accattivanti. «Se dopo due anni il canale è ancora sotto i 5.000 iscritti forse è il caso di chiedersi se davvero la direzione imboccata sia quella giusta. E nel caso in cui non lo fosse bisogna cambiare rapidamente strada». Un’attitudine che il Signor Franz ha cominciato a sviluppare negli anni dell’università.
«Un altro format dove la presenza di Marcello è fondamentale. Siamo due creativi e dobbiamo realizzare degli spot reali. Il processo è sempre qualcosa di surreale ed estremamente ridicolo. È tutto improvvisato e questa è la cosa più esilarante».
Dopo una breve parentesi a Ingegneria Informatica, Francesco si è iscritto a Scienze e Tecnologie dei media «dove ho fatto tutti gli esami divertenti e mi sono lasciato indietro quelli seri, come Analisi e Fisica», racconta. Sembra la classica storia di un pellegrinaggio universitario destinato a concludersi nel limbo dei fuori corso, ma non lo è. «L’illuminazione mi è arrivata quando ho fatto l’esame di pubblicità. Lì si è riaccesa una passione latente e ho capito davvero cosa volevo fare da grande». Al secondo anno di scienze e tecnologie dei media ha trovato il coraggio di lasciare quella facoltà per iscriversi alla triennale di pubblicità allo IED. Nel frattempo ha aperto uno studio con un collega e ha cominciato a ottenere i primi lavori (tra cui la regia di alcuni video musicali dei Velvet). «Dopo un po' però mi sono stancato perché non mi sentivo appagato appieno. Nel frattempo avevo cominciato ad approcciare il mondo di YouTube con un primo canale, poi abbandonato. Ora il mio canale ufficiale è diventato il mio lavoro».
«Questo incarna perfettamente lo spirito del format. Una satira sociale narrata da un bambino, perché si sa, i bambini non hanno filtri».
Perché lavorare di più quando puoi lavorare meglio?
Oggi Il signor Franz si rivolge a un pubblico adulto e si dedica, prevalentemente, a esperienze di viaggio raccontate con un tono ironico e documentaristico. Fino a due anni fa i contenuti del canale erano completamente diversi: «Ho cominciato nel 2015 con Tema, un format satirico (e cattivello) in cui raccontavo storie realmente accadute in modo sgrammaticato e con la voce da bambino. Dopo un po’ di tempo ho deciso di cambiare stile perché non volevo apparire come “il comico”. In genere la gente guarda YouTube in sottofondo, mentre fa altre cose, io volevo che le persone prestassero attenzione ai miei video. Così mi sono buttato sui video di viaggio, curati sia dal punto di vista delle immagini, sia da un punto di vista musicale». L’identità di un canale è frutto di una strategia che il Signor Franz, a differenza di molti altri youtuber, pianifica in totale autonomia, senza l’aiuto di agenzie o manager esterni. «In questo modo sono libero di selezionare le aziende compatibili e di proporgli un prodotto che mi rispecchi».
Un lavoro che dà grandi soddisfazioni ma che richiede impegno, creatività e tanta energia: «Uno YouTuber guadagna in due modi: con la pubblicità che precede l’inizio del video e con i product placement che compaiono nei video. Lavorare senza manager e agenzie ti obbliga a essere concentrato e a tenere gli occhi sempre aperti alla ricerca di nuovi spunti. Ti spinge a studiare il profilo delle aziende per potergli proporre progetti attinenti al loro modo di fare comunicazione. Praticamente io faccio tutto: l’art director, il copywriter, l’account, il social media manager e il segretario. È un continuo investimento su me stesso». A volte gli investimenti vanno alla grande, altre non vanno a buon fine: ecco perché la (divertentissima) rubrica animata #VeLoSpiegaFranz non viene più aggiornata da un po’. «Non vorrei risultare spocchioso, ma dopo anni di studio e pratica capisco qualcosa di fotografia. Quella serie era pensata anche per attirare l’attenzione di produttori di macchine fotografiche e obiettivi, ma non ha avuto i numeri che mi aspettavo. Ci mettevo 4 giorni per fare un video, non dandomi il risultato che volevo, perciò sono stato costretto a interromperla».
«Qua mi sono ispirato a Jill Cooper e a tutte quelle televendite orrende delle TV private, provando a dare una linea demenziale a un argomento che interessa molte persone».
C’è poco tempo e bisogna fare presto
Si può dire che uno youtuber - così come uno scrittore, un artista, un giornalista - vive lavorando e lavora vivendo. Più ci si guarda intorno maggiore sarà la quantità di idee e di spunti per i nuovi progetti: «Io mi alzo e mi lascio ispirare dalle cose che vedo in giro», racconta Francesco. «Ultimamente ho cominciato a cercare riferimenti nei programmi televisivi e nelle pubblicità degli anni ’80 e ‘90, quando c’era una grande voglia di futuro e la comunicazione assecondava l’immaginazione più fervida. Mi piace anche studiare i videogiochi, le storie che raccontano, le musiche, le ambientazioni. E alla fine cerco di far confluire tutti questi impulsi nei miei video. In media ne faccio due a settimana».
Come ogni lavoro anche lo youtuber è costretto a fare cose di cui non ha voglia: «Ogni volta torno da un viaggio con centinaia di giga di materiale (che corrispondono a ore e ore di immagini). La prima cosa che faccio, anche se non ne ho alcuna voglia, è riguardarmi tutte le clip per capire il mood del video. Poi scelgo la musica e anche se può sembrare strano a volte non basta mezza giornata per trovare la colonna sonora giusta: se è un viaggio “cialtrone” cerco una musica scanzonata e goffa, se è un video basato sulla bellezza delle immagini cerco una musica diversa. Trovare la forza per cominciare a “scalettare” i video di quattro sorgenti diverse – gopro, drone e due telecamere – è difficilissimo. Ma quando comincio a montare non mi ferma più nessuno. Entro in una sorta di ritiro spirituale di tre giorni che trascorro interamente davanti al computer, in condizioni che è meglio non raccontare».
«Questo è uno di quei format che mi diverte da morire realizzare. Siamo io e Marcello Ascani. Le aziende ci mandano oggetti di dubbia utilità e noi li commentiamo. Possiamo dire qualunque cosa, tanto non ci capiscono».
Il successo è un lavoro di squadra
Uno youtuber lavora spesso da solo, ma non è mai realmente solo. La sua squadra è il suo pubblico, e il rapporto per quanto virtuale non può mai essere trascurato: «Rispondere a tutti i messaggi è sempre più difficile, ma quando lo faccio cerco di instaurare un dialogo. Per esempio quando qualcuno mi scrive “mi saluti?”, io gli rispondo “ma se ti saluto a te che ti resta?” Per me che ho quasi 30 anni questo modo di interagire è strano, per cui cerco di capirne di più parlando con chi mi segue». Come dicevamo all’inizio anche al signor Franz capita spesso di parlare con persone che lo accusano di non fare un vero lavoro. «E anziché ignorarli ci discuto. A uno di loro pochi giorni fa ho scritto: “Scusa, ma se te hai un lavoro che non ti soddisfa perché te la prendi con me?”. Ho cercato di fargli capire che quello che faccio è normale, e che volendo chiunque può provare a fare ciò che lo soddisfa. Internet, in questo senso, da un’opportunità a tutti. Dopo vari messaggi ci siamo chiariti e tutto è finito bene». Questo approccio alla lunga sta dando i suoi risultati: «Il vlog di viaggi mi stanno dando grande soddisfazioni. Quello che mi fa più piacere non è quando qualcuno mi dice “quanto sei bello”, ma quando mi scrivono “bel video, mi sembrava di essere là con te”.