Musica

#tbt: Chic - C'est Chic

A breve uscirà un nuovo album. Speriamo che sia bello anche solo la metà del secondo (1978)
Di Claudio Biazzetti
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Gli Chic allo Hammesmith Odeon, Londra (1979)

Gli Chic allo Hammesmith Odeon, Londra (1979)

© Jill Furmanovsky

L'altra sera in TV davano The Secret Disco Revolution. È un documentario del 2012 che si prefigge la missione di fornirti la vera storia della disco. E infatti dal titolo sembrava promettere bene.
Morale della favola: 90 preziosi minuti di tempo terreno in cambio di interviste abbottonate a Gloria Gaynor, Kool di Kool & The Gang e i Village People. Degli Chic, neanche l'ombra. C'è anche un botta e risposta con il dj Nicky Siano, ma l'argomento di discussione non sfiora nemmeno per sbaglio il Gallery e i primi (ammirevoli) passi di quando imitava il Loft di Dave Mancuso. Davvero niente dell'era embrionale, del movimento segreto ma di tutti, che non portava nessun nome e fremeva di ribellione?
Ecco, no. Davanti alla telecamera Siano si presenta come "DJ dello Studio 54". A sentirlo parlare sembra quasi che la disco sia nata nel '75. Nessuna allusione a movimenti di ribellione di gay e neri, depredati per fare posto a formule preconfezionate di brani e passi di danza consumer-friendly.
La sera in cui Nile Rodgers e Bernard Edwards (chitarra e basso degli Chic) sono stati rimbalzati all'ingresso dello Studio 54, Siano all'interno sta suonando i loro pezzi. I due, incazzati neri (scusate), tornano a casa e scrivono un pezzo. Decidono poi di sostituire il verso "Fuck off!" con il più blando "Freak out!" e così nasce "Le Freak", rostro bronzeo del secondo album degli Chic, C'est Chic (1978).
Chic

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© Getty

Canzonette? Gruppo poco serio? A primo impatto, forse, se non hai mai speso del tempo per conoscerlo oltre le hit da compilation per le feste. Esempio pratico, se superi "Le Freak" nell'album, di colpo ti si para di fronte "Savoir Faire". Questa è seriamente una trappola per endorfine, una delle tracce strumentali più imponenti di sempre. E la forza del disco sta proprio nell'alternare lenti a spaccapista, pur sempre nel mood festaiolo a cui uno associa la chitarrina e il sorriso a 14mila denti di Nile Rodgers.
Quel documentario è una fregatura, fidatevi. Ok, non saranno stati cruciali quanto Sly & The Family Stone. Però è sicuro che gli Chic meritano nell'affare disco più luce di quanta ne ricevano puntualmente i vari Village People del caso. Non per simpatia ma più per meriti di contributo al genere.
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