Brividi e scandalo, al Gran Premio di Cina andato in scena lo scorso weekend, per l’attraversamento del lungo rettilineo del Shangai International Circuit da parte di uno sconosciuto spettatore. Nessuno si è fatto male, quindi possiamo approfittarne per stilare la nostra Top 5 delle invasioni di pista più celebri nella storia della F1.
5. IL PIT-STOP DELLA MARMOTTA
Umane ma non troppo. Di invasioni animali, soprattutto canine, se ne sono viste tante anche negli ultimi anni: dalla muta di randagi che portarono alla sospensione delle prime libere in India 2011, alla coppia di cani che in Brasile, 2004, si misero a rincorrersi e giocare alla curva Junçao.
Gli animali più temuti dai piloti sono però le celebri marmotte canadesi, come quella in azione accanto alla McLaren di Hamilotn nel GP 2008 a Montreal, vedi foto in apertura. Irriducibili, raramente rinunciano a una comparsata sul circuito Gilles Villeneuve, peraltro ospitato dall’Isola di Notre Dame che è loro habitat naturale lungo tutto l’anno. L’episodio più celebre, nel 2007. Anthony Davidson al volante di una Super Aguri sta per coronare il sogno di una vita: i primi punti in F1, per di più con una scuderia che in totale di punti, nella sua storia, na ha fatti solo 4. Al giro 37, mentre è terzo, Davidson investe proprio una marmotta e danneggia l’ala anteriore. Immagini dell’incidente non ce ne sono, ma non è male il video qui sotto che racconta cosa successe subito dopo.
C’è la Super Aguri nr. 23 che rientra subito ai box, ci sono i meccanici colti di sorpresa, c’è Anthony costretto ad aspettare come può succedere a noi dal benzinaio. Alla fine arrivò solo undicesimo… Povero Anthony. E povera la marmotta, ah beh sì beh.
4. TUTTO IN NERO PER LA ROSSA
Al quarto posto entra appunto l’anonimo cinese del Gran Premio 2015 sul Shangai International Circuit. In mano ha un regolare biglietto per le libere del venerdì, in tasca il coraggio di eludere i controlli di sicurezza, scavalcare le recinzioni del rettilineo di partenza durante le FP2, e attraversare di corsa la pista. Qualche brivido, visto che sta arrivando la Force India di Hulkenberg. Ma nemmeno troppi, perché l’uomo è agilie nel tuffarsi oltre il muretto per atterrare nella corsia dei box, e il tutto dura quindi pochi secondi.L’invasore, vestito di nero e sulla trentina, tenta di raggiungere il box Ferrari per chiedere di provare la SF 15-T. Fermato da due meccanici prima di riuscire a entrarvi, viene consegnato alla polizia, e di lui al momento non si sa più nulla. Sempre detto che le rosse sono pericolose.
3. INVASIONE SINDACALE
Chi un obiettivo invece lo raggiunse è il signore qui sotto. L’anno è il 2000, il circuito Hockenheim, il protagonista un ex dipendente Mercedes che scende in pista per protestare contro il suo licenziamento. Indossa una mantella bianca, cammina per un po’ sull’erba delle vie di fuga prima di attraversare di corsa la pista, quindi attende con calma l’arrivo della macchina che se lo porta via.
Sui volantini che lancia in giro racconta la sua storia: “La Mercedes era a conoscenza dei miei problemi di salute, mi han proposto un ruolo che sapevano non sarei stato in grado di svolgere, e mi hanno licenziato per inattitudine fisica, dopo 20 anni di anzianità”. Il lavoro non l’ha riavuto. Quindi obiettivo raggiunto quale? Quello di far entrare la Safety Car che favorisce l’incredibile rimonta della Ferrari di Barrichello. Partito 18esimo, il brasiliano finisce per vincere il primo GP in carriera, battendo le due McLaren. E che motore avevano all’epoca le McLaren? Un Mercedes.
2. SALTA SALTA JIMMY JUMP
In una classifica che parla di invasioni, non può mancare Jaume Marquet Cot. In teoria agente immboliare di Barcellona, in pratica il disturbatore di eventi sportivi più famoso della storia, con lo pseudonimo di Jimmy Jump. Per 6-7 anni ha seminato il panico un po’ ovunque: dalla finale degli Europei 2004 Portogallo-Grecia, quandò lanciò una maglietta del Barcellona in faccia a Luis Figo, colpevole di tradimento col passaggio dal club catalano al Real Madrid, alla finale del Mondiale 2010 Spagna-Olanda, altro giro altra corsa per il campo cercando di infilare il suo iconico cappellino sulla Coppa del Mondo. Tante, troppe, le sue invasioni passate alla storia, e non solo nello sport: da non perdere ad esempio quella all'Eurovision Song Contest 2010, quando salì sul palco infilandosi nella coreografia del cantante spagnolo Daniel Diges.
Tra le prime in carriera, la sua unica apparizione in Formula 1, durante il giro di ricognizione del GP di Spagna 2004. I commissari in quell’occasione non ci misero tantissimo a neutralizzarlo, ma il talento lo si vedeva già tutto.
Una storia senza lieto fine: ridotto in bancarotta dalle troppe multe pagate per la sua mania di protagonismo, Jimmy ha ufficialmente smesso di saltare a fine 2013. Anche se il "We’ll be back soon" sul suo sito ufficiale sembra promettere nuovi assalti.
1. UN PRETE CONTRO TUTTI
Purtroppo per Jimmy, l’impresa sul Circuit de Catalunya non basta a conquistare il primo posto della nostra classifica. Perché lì, inavvicinabile e intoccabile, svetta sempre lui: Cornelius Horan detto Neil, studioso di teologia che prese i voti nel 1973 prima di essere allontanato dalla chiesa irlandese per deficit psichici. Si unì quindi, attorno al 1980, alla Compagnia Apostolica di Cristo e iniziò a formulare una serie di profezie incentrate sull’imminente fine del mondo.
Per far sentire più forte la sua voce, ecco l’invasione che l’ha proiettato nella storia, e al numero 1 di questa Top 5. 20 luglio 2003, GP di Gran Bretagna a Silverstone. Kilt d’ordinanza, gilet verde abbinato ai calzini, Neil non si limita ad attraversare la pista, ma si fa di corsa tuttto il rettilineo Hangar Straight, andando incontro alle macchine che arrivano. Altro che brividi cinesi…
In mano ha una bandiera e dei cartelli che inneggiano alle Sacre Scritture: “Leggete la Bibbia, ha sempre ragione”, “Redimetevi”, “La fine del mondo è vicina”. Molto più vicina, per lui, era la prigione, dove passò qualche mese.
Vero professionista al pari di Jimmy Jump, Neil non si è arreso lì. Nel 2004 interrompe la maratona olimpica di Atene aggredendo il corridore brasiliano Vanderlei de Lima. Nel 2006 viene fermato prima di inscenare una nuova performance davanti allo Stadio di Berlino, durante il Mondiale tedesco. Nell’occasione saluta col braccio teso e parole che ne attestano, ce ne fosse mai stato bisogno, la definitiva follia: "Adolf Hitler era un buon leader che stava seguendo la parola di Cristo". Da allora per fortuna se ne sono perse le tracce.