Quella di Tyler the Creator e del suo brand, GOLF, con Lacoste è stata probabilmente la prima collaborazione tra la casa francese e uno stilista afroamericano, qualcuno che provenisse, inoltre, dal mondo del rap (nonostante tutta l’atipicità di Tyler). Una notizia particolare, e significativa, per un brand che è sempre stato visto come “elitario”, bianco e borghese, una notizia che però si va perfettamente a inserire nel trend in atto da qualche anno, che vuole i rapper come nuove icone del mondo della moda.
Christopher Morency, in un articolo pubblicato su Business of Fashion, scrive: «l’hip hop è uno strumento potente per raggiungere le Generazioni Y e Z, che si pensa andranno a contare per il 45 percento della spesa globale in luxury entro il 2025, secondo Bain & Company». Il cambio di paradigma che ha visto i rapper diventare i nuovi vettori preferiti da brand e stilisti, è quindi prima di tutto demografico, e segue quello che ha visto l’ampliamento del consumo di streetwear - segmento del mondo della moda che eredita molti degli stilemi dell’urban, così come di altre sottoculture - fino alla consacrazione di Virgil Abloh - fondatore di Off-White - come direttore creativo di Louis Vuitton. «È un modo per raggiungere i più giovani, che normalmente non avrebbero alcun interesse nell’high-ed fashion o nell’high-end tailoring» ha detto una volta Kris van Assche sempre a BoF.
Anche in Italia, i brand da Country of Milan a Gucci puntano sui trapper - Ghali, Sfera, Tedua - per portarli in passerella e sfruttare la loro enorme cassa di risonanza, soprattutto social.
Questo periodo non rappresenta un unicum nella storia della musica - già dai tempi dei DMC con “My adidas” il processo era intuibile; una storia che ha addirittura radici che affondano nello stile, come scrive Jian DeLeon su Highsnobiety: «Fin dai primi giorni dell’hip hop, fotografi come Jamel Shabazz, Martha Cooper o Henry Chalfant hanno documentato la nascita della cultura nei sobborghi di New York. I b-boy e le b-girl vestivano tracksuit adidas e pantaloni larghi su Puma suede o adidas Superstar, customizzate con grossi lacci colorati. Indossavano i bucket della Nagol e gli occhiali Cazal e, in inverno, era molto comune vedere montoni o giubbotti di pelle».
Tuttavia streetwear e alta moda sono sempre stati visti come due mondi paralleli, capaci di viaggiare e muoversi in territori comuni senza mai toccarsi. Questo ha fatto sì che per anni, le maison di alta moda cercassero di evitare l’accostamento ai rapper, alla strada. La contaminazione tra generi e la mutata immagine pubblica dei rapper - sempre più distanti dagli stereotipi machisti e gangsta, ha portato prima al riavvicinamento e poi alla definitiva commistione. È esemplare in questo senso “Signs”, il brano di Drake prodotto per una sfilata di Louis Vuitton.
All’interno dei testi rap però è sempre stato facile trovare riferimenti al mondo della moda, o a volta puri e semplici name-drop (citazioni di nomi che non servono ai fini “narrativi” del pezzo) di brand o stilisti. L’esempio migliore di tutti è “Versace” dei Migos - forse il brano che ha dato propulsione al fenomeno trap - ma quali sono i “migliori” (dove per migliore si intende il più strumentale al racconto di un pezzo di cultura fashion del rap) degli ultimi anni? E che storie hanno raccontato?
ASAP Rocky - Raf
I'm racked up like rappers / I'm Raf'd up on camera
Ho accumulato come i rapper / Vestito tutto Raf per le telecamere
ASAP Rocky è, a ragione, uno dei principali motivi della moderna vicinanza tra alta moda e rapper, soprattutto a livello di estetica. “Raf”, è il pezzo che più di tutti sublima questa idea di nuova eleganza associata ai rapper, che in questo caso si estrinseca attraverso l’ammirazione di Rocky verso Raf Simmons, un designer europeo teoricamente molto distante dagli stilemi classici del rap. Tra i diversi versi iconici di “Raf”, questo è quello che meglio di tutti esprime questa contraddizione tra l’aver accumulato (soldi) come i rapper ed essere ora tutto vestito Raf Simmons.
Solange - F.U.B.U.
For us, this shit is from us / Get so much from us / Then forget us
Per noi, questa roba viene da noi / Ha preso tanto da noi / Poi ci ha dimenticato
“For Us By Us”, per noi da noi. Il brand fondato nel 1992 da Daymond John ha rappresentato, durante tutta la Golden Age, la massima espressione dell’estetica rap mainstream. Dopo essere scomparsa dai radar dall’inizio degli anni 2000, da qualche anno il nome FUBU è tornato in circolazione, grazie a una puntata di “Atlanta”, la serie tv di Donald Glover, chiamata proprio “F.U.B.U.”. Ma merito soprattutto di un pezzo di Solange, che come scrive Aria Hughes su Complex «è diventato un mantra per le persone marginalizzate che cercavano appartenenza nella loro cultura ed esistenza». Nel testo del brano Solange esprime il sentimento generale nei confronti della moda, di ispirazione e poi rigetto verso la cultura afroamericana, condiviso anche da Dapper Dan - il leggendario sarto di Harlem che dopo essere stato costretto da Gucci e Louis Vuitton a chiudere viene oggi citato tra le più grandi influenze da Alessandro Michele di Gucci.
Earl Sweatshirt - “AM/Radio”
B**ch, if yo' n*gga had Supreme, we was the reason he copped it
Se il tuo ragazzo aveva qualcosa di Supreme, noi siamo il motivo per cui l’ha comprato
Uno dei principali player della scena streetwear - così come uno dei principali motivi del suo successo - è Supreme. Il brand di skate fondato da James Jebbia nel 1994 a New York è diventato prima culto tra gli skater e poi tra gli appassionati di streetwear in tutto il mondo. Circolano molte teorie riguardo l’esplosione “mainstream” di Supreme, e una delle più accreditate coinvolge Tyler, the Creator e tutta la Odd Future. Che sono stati effettivamente tra i primi a indossare in tv Supreme, come ricorda in “AM/Radio” Earl Sweatshirt, introducendo tra l’altro uno dei termini che più viene associato alla hypebeast culture contemporanea, “cop” (da to cop), in italiano tradotto come coppare, cioè comprare.
Kanye West - New Slaves
Used to only be n*ggas now everybody playing / Spending everything on Alexander Wang
Eravamo solo neri e ora tutti suonano quello che facciamo / Spendendo tutto in Alexander Wang
Il ruolo di Kanye West nel processo che ha visto la streetwear culture ribaltare il concetto stesso di moda, democratizzarla e renderla accessibile è pivotale. Fin dai suoi primi tentativi nel mondo della moda, arrivando alla incredibile diffusione delle Yeezy, Kanye West ha sempre avuto in mente l’obiettivo di cambiare radicalmente il modo in cui la moda veniva percepita. Nei suoi pezzi citava Louis Vuitton più di dieci anni prima che Louis Vuitton nominasse Virgil Abloh - che di Kanye è stato tra i più stretti collaboratori - direttore creativo, e in pieno periodo "Yeezus" citò espressamente lo stilista californiano Alexander Wang, riconosciuto per l’uso del monotono e di uno stile goth, che divenne un trend molto forte proprio grazie a Kanye West e all'estetica - folle - di Yeezus. Questo a riprova dell’effettiva portata dell’influenza esercitata dai rapper all'interno di un mondo che - come si legge nel testo di “New Slaves” - è oramai completamente dipendente da quello che fanno i Kanye West di questo mondo.
Clipse - Mr. Me Too
Ice Cream sneakers, I signed my first skater / So you can pay three and buy yourself some Bapestas
Sneaker Ice Cream, Ho messo sotto contratto il mio primo skater / Così che tu possa pagare e comprarti delle Bapestas
La sottocultura skate è stata essenziale per il raggiungimento del livello di compiutezza estetica che lo streetwear ha raggiunto. Sono stati quindi i momenti di scambio tra rap e skate a generare alcune delle più importanti “cose” successe nel mondo dello streetwear. Una di queste è Bape, il brand giapponese fondato da Nigo e che fin dalla sua nascita ha vissuto in uno stato di profonda comunione con il rap. È possibile ritrovare addirittura alcune foto di Notorious BIG in Bape. Tra i maggior “brand ambassador” di Bape ci sono Pusha T (sia con i Clipse che nella sua carriera solista) e Pharrell Williams, a cui Bape viene automaticamente associata. Una delle spiegazioni è in “Mr. Me Too”, brano dei Clipse con Pharrell in cui quest’ultimo mette insieme le sue Ice Cream sneakers, realizzate con il suo brand Billionaire Boys Club fondato con l’aiuto dello stesso Nigo. In questo verso Pharrell cita le Bapestas, tra le più iconiche sneaker sul mercato (quelle realizzate con Kanye West in occasione dell’uscita di College Droput sono ancora tra le più rare al mondo), riconoscendo anche il giusto peso delle sneaker all’interno del mondo streetwear.
Cardi B - She Bad
Write a verse while I twerk, I wear Off-White at church
Scrivo versi mentre twerko, Vesto Off-White in chiesa
Off-White di Virgil Abloh è stato forse il brand che, più d’ogni altro, ha aiutato a riscrivere la narrativa attorno allo streetwear, elevandolone il rango e soprattutto servendosi di collaborazioni con personaggi illustri della pop culture nera contemporanea per spingere il suo prodotto e le sue idee. È successo qualche mese fa con Serena Williams, quando Abloh ha disegnato per la Williams un abito da gara che rispecchiasse a pieno il senso di empowerment femminile. Off-White è diventato dunque lo status di rottura con il vecchio mondo fashion, ben sintetizzato da Cardi B in “She Bad”, il brano in collaborazione con YG. In quel “vesto Off-White in chiesa” c’è tutta l’esagerata volontà di rottura di canoni estetici che Off-White è stata in grado di offrire a una intera generazione.
Lil Nas X - Old Town Road
Cowboy hat from Gucci / Wrangler on my booty
Cappello da cowboy di Gucci / Wrangler sulle mie chiappe
Quella del “black cowboy” è stato l’ultimo trend in ordine temporale a imporsi tra il 2018 e il 2019. Merito dell’imposizione della cosidetta “yeehaw agenda”, che ha riportato alla luce l’estetica black cowboy che rapresenta tutt’ora uno dei più grossi rimossi della cultura pop moderna. L’elemento nuovo però è la glamourizzazione di questa estetica, riscontrabile nell’interesse di diversi brand alla produzione di capi “western” così come nell’esplosione di “Old Town Road” di Lil Nas X. Nel testo, Nas X cita due dei capisaldi dell’estetica cowboy: il cappello da cowboy (possibilmente di Gucci) e i jeans Wrangler. Il brand non si è fatto scappare l’occasione, realizzato con Lil Nas X una capsule collection che è riuscita a urtare gli animi della componente tradizionale del western, restia all’introduzione di contaminazioni che sono oramai inevitabili in qualsiasi comparto della moda. O dello streetwear, ora che sono quasi la stessa cosa.