Una macchina da guerra live, un trio potentissimo che ormai è una realtà consolidata della nostra scena rock. Testi impegnati e una discografia già sostanziosa. L'attitudine però è sempre quella: libera, punk e dissacrante. Si scherza e si ride su tutto, soprattutto sui paradossi del nostro Paese, ma la musica è una cosa seria. Ci siamo fatti raccontare da Ufo, bassista e voce della band, quali siano i cinque dischi imprescindibili per gli Zen Circus: una selezione che ha fatto qualche vittima e figlia di interminabili e combattuti dibattiti sul loro tour bus. Sappiate che fuori dalla top list è rimasta gente come Ramones, Stooges, The Clash e Cramps.
1. Violent Femmes - Violent Femmes
«Il disco d'esordio dei Violent Femmes va citato subito per motivi biografici e soprattutto perché rappresenta la prima pietra musicale su cui si fondano le mura degli Zen. La nostra band forse non esisterebbe senza di loro. Mi stupisce come quella musica sia interessante e attuale ancora adesso, dopo centinaia di ascolti. Il legame con i Violent Femmes si è poi suggellato quando abbiamo realizzato Villa Inferno riuscendo a coinvolgere Brian Ritchie, bassista e membro fondatore di quella band incredibile. Con lui si è creato un rapporto di amicizia profonda e di lunga collaborazione, tanto che si è anche unito a noi in tour. Una vera apoteosi: non potevamo neanche sognare una cosa del genere fino a poco tempo prima».
2. Pixies - Doolittle
«I Pixies sono stati sempre uno dei riferimenti più citati nel descrivere la nostra musica, anche quando già cantavamo in italiano. Tutti noi abbiamo una predilezione per le linee melodiche pop dei Pixies, e ci piacciono perchè sono alquanto spigolose. Amiamo le chitarre elettriche sparate e l'acustica che doppia le stesse note. Io poi nutro una venerazione per il basso suonato da Kim Deal, perché ha sempre fatto un lavoro incredibile sullo strumento, anche dopo con le Breeders. Sono convinto sia una band un po' sottovalutata, che meritava di più rispetto a ciò che ha raccolto, perché è stata sotterrata dal ciclone grunge senza i giusti riconoscimenti».
3. Minutemen - Double Nickels on the Dime
«Una band davvero seminale e un disco fondamentale che non ci stanca mai. Vorrei che tutti lo conoscessero perché è una fucina di idee pazzesche e di testi socialmente impegnati. È un condensato pieno di canzoni molto belle. Dentro si spazia nei generi, passando dal post punk al funk ed esaltando al massimo il concetto di power trio. Lo trovo molto più rilevante di alcuni dischi che vennero dopo e che sicuramente subirono le influenze di questa grande band, tra cui i Red Hot Chili Peppers. Anche a livello etico sono stati un esempio. La dedizione e la voglia di Mike Watt sono stati sempre encomiabili. Per noi è davvero una persona stupenda, un punto di riferimento essenziale».
4 . Skiantos - Monotono
«Una vera scossa per tutta la musica italiana, non solo perché facevano ridere, ma perchè hanno elevato il punk rock a uno stadio non più rudimentale. Questo disco è un corposo monolite di rock, non fatto coi piedi, ma con grande maestria. È farcito di spirito irriverente e sardonico, di provocazioni continue verso tutti e per questo fu osteggiato tanto a destra quanto a sinistra. Gli Skiantos erano una band vera, fatta di musicisti veri. Ricordo che quando stava chiudendo la mitica Rock Fm avevano fatto una diretta lunghissima cui abbiamo partecipato anche noi. C'era anche Freak Antoni, che così conoscemmo di persona. Spesso lo ricordiamo sul palco. Aveva un piglio che ci ha ispirati molto nei testi e nel modo di atteggiarsi, un artista che ha stabilito nuovi linguaggi. Quel disco è davvero un ascolto condiviso da tutti noi e anche uno dei primi album che ho comprato in vita mia».
5. Lucio Dalla - Com’è profondo il mare
«Un grande classico che non smette di stupire e coinvolgere. Un disco che ha una poetica immensa e profonda, proprio come evoca il titolo. Credo che sia un monolite della nostra cultura, così carico di valore, musicale e testuale, tanto che mi ha sempre fatto impressione e ora più che mai ne comprendo l'importanza anche per la nostra crescita artistica. Fa parte di quegli ascolti che inizi a fare da bambino perché i tuoi genitori in casa avevano quei dischi e li mandavano in rotazione sempre. Dalla è membro della schiera di artisti enormi, di grandi cantautori, fondamentali per noi come Graziani. Questo disco è sempre lo stesso anche dopo tanti anni di ascolto, ma non rimane mai uguale: è come fosse sempre in fieri. È diventato col tempo una parte vivente e mutante dentro ognuno di noi».