F1
Terruzzi racconta: L'esempio di Alex
Uno splendido documentario sul ritorno di Zanardi a Spa. Lo spunto per rilfettere sulla sua lezione
Ho già scritto di Alex Zanardi qui. Lo rifaccio per una serie di buonissime ragioni che provo a condividere con voi. La prima fa da spunto. Un magnifico film-documentario, titolo: “No Limits – Impossible is Just a Word” appena ultimato.
Protagonisti, oltre ad Alex, Timo Glock (91 Gran Premi in F.1 tra il 2004 e il 2012) e Bruno Spengler, detto “The Secret Canadian”, campione DTM 2012. Il film è un viaggio dentro e dietro la 24 Ore di Spa che i tre compagni hanno affrontato con la BMW. C’è il profumo delle corse, della fatica, dell’azzardo, della libidine da condivisione di un sogno e di un progetto.
Il che mi porta alla seconda ragione. Alex, ecco. Tutte le volte che lo incontro o semplicemente lo penso, mi alzo di un centimetro, magari due, e avanzo nella vita con un piglio diverso. Più certo, più carico di fiducia e di determinazione. Lo faccio con il petto gonfio di emozione perché credo che Zanardi sia un regalo della vita per chi ha il piacere e la fortuna di osservare e riflettere. Su cosa? Sulle opportunità che ci vengono offerte (non è detto, non capita a tutti ed è bene ricordarlo), sul coraggio e la dignità umana, sulle risorse che ciascuno di noi possiede, anche se pensa non sia affatto così.
[Il trailer di No Limits - Dal 1 febbraio il film è disponibile in streaming on demand su Vimeo]
Conosco Zanardi da molti anni. Non l’ho mai sentito esprimere un lamento, un rimpianto, una recriminazione. Prende e va, ci dà dentro, si pone degli obiettivi ambiziosi e li raggiunge facendosi un mazzo così. Con il suo sorriso e il suo senso dell’umorismo sempre pronti. Roba preziosa perché Alex ride e fa ridere, beve volentieri, spara cazzate, scova una leggerezza senza fatica. Dunque, un buon esempio. Soprattutto di questi tempi, con l’affanno che arriva leggendo i giornali, con la sensazione di vagare in un universo cupo. Macchè.
Quindi mi permetto di soffermarmi sul significato dell’espressione “buon esempio”. Da intendere come stimolo, come un invito a non metterla giù dura, ad evitare vittimismi e scarichi di responsabilità. Ciò che indica Zanardi, con il suo viaggio meraviglioso, riguarda ciascuno di noi. Ogni cambiamento, ogni piccolo miglioramento intesi come imprese individuale.
E’ un atteggiamento che riscontro spesso anche in un altro carissimo amico, Gherardo Colombo. Convinto anche lui, che solo l’impegno di ciascuno possa muovere un tutto, magari evitando di aspettare che un tutto – genericamente inteso – produca un cambiamento. Così, quando penso a Zanardi, quando lo vedo affrontare quelle pazzie che tratta come consuetudini, con il suo spirito fresco sempre, non soltanto mi consolo. Mi carico come una bestia. E, nel mio piccolo, ci provo. Convinto che serva. Non a me soltanto. In fin dei conti è questo che conta. E’ “L’altro”, chi ci sta attorno. Al quale dedicare ogni sforzo, ogni impegno, senza la pretesa di farne un manifesto ma con la certezza che qualcosa resti in evidenza. Sto parlando di anima, ecco. Di senso dell’esistenza. Di senso compiuto. Soprattutto di “stato di grazia”. Una condizione che non soltanto ci riguarda ma che può essere determinata dal nostro fare. E che permette di superare ostacoli all’apparenza enormi. Di produrre una convinzione potente.
Alex, nel suo essere campione, ci suggerisce costantemente che possiamo essere campioni, giorno dopo giorno. Le medaglie più splendenti stanno appuntate all’interno della giacca. Non si vedono, ma ci sono. E fanno la differenza. Dai, dai, dai! Grazie sempre, vecchio Alex.