F1

Terruzzi racconta: Vettel contro Alonso

Un dualismo che mette di fronte due uomini molto diversi, costretti a una contrapposizione feroce
Di Giorgio Terruzzi
4 minuti di letturaPublished on
Sebastian Vettel Fernando Alonso GP Germania 2012

Vettel e Alonso sul Podio del GP Germania 2012

© Red Bull Content Pool

Un ritratto doppio, eccezionalmente, essendo il “doppio” in questione, molto presente persino persistente, addirittura simbolico. E’ divisa la platea, severissima con me, che passo per “alonsiano” sfegatato. Più semplicemente, penso che Fernando sia un pilota dal rendimento strepitoso, poco premiato da questi ultimi anni di Formula 1. Al contrario di Vettel che è un grandissimo campione, più in sintonia con la buona sorte. Aggiungo però di considerare il caso e la fortuna come elementi trascurabili rispetto alle scelte, alle decisioni deliberate. Forse, lo dico con onestà, il bilancio di 4 titoli a zero a favore di Seb avrebbe potuto essere meno pensante nei confronti di Fernando. Che ha mancato il 3-1 o addirittura il 2-2 per questione di pasticci altrui o per una serie di circostanze favorevoli al suo rivale tedesco. In aggiunta Vettel ha potuto disporre, nel recente passato, di macchine - le Red Bull - decisamente più felici rispetto alle Ferrari. Però qui non mi fermo, ovviamente.
Soprattutto ora, con Sebastian in tuta rossa, alle prese forse (è comunque presto per le valutazioni) con la prima Ferrari nata bene degli ultimi sette anni. Segno che il biondino può contare su una dote non evidentissima ma decisiva. Il “timing” come dicono quelli che sanno le lingue. Scelta di tempo. Mosse azzeccate al momento propizio. Ciò che sempre, nella vita come nello sport, determina una differenza, ciò che resta, che produce un percorso, una direzione. Al contrario di Alonso, si direbbe, ancora una volta intrappolato da una vettura, la McLaren-Honda, destinata a quanto pare (solita prudenza, intendiamoci) a correre in salita.

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Credo che Fernando soffra moltissimo nel trovarsi dove si è trovato e si trova ora. In un luogo che fa a cazzotti con la considerazione (elevata) che ha di se stesso e con una serie di dati oggettivi capaci di piazzarlo in una posizione rilevante in termini di talento e capacità personali. In aggiunta, è probabile che continui a considerare Vettel come una specie di persecuzione, resa indigesta proprio dalle condizioni in cui questa sfida va avanti, avanti andrà.
Al contrario, Sebastian può sfruttare una serenità radicata, qualcosa che la passata stagione, così carica di difficoltà e delusioni, non ha intaccato più di tanto. Da pilota molto gratificato ma poco popolare, si trova a guidare la squadra più celebre e seguita del motorismo, con la possibilità non soltanto di cogliere risultati che sfuggono al Cavallino da tempo, ma di vincere nuovamente il confronto con il suo predecessore. Alonso, appunto.
[Vettel's Debut in Fiorano]
Questo dualismo, questa sfida, probabilmente ai margini della nuova lotta per il titolo tra i due piloti Mercedes, costituisce un elemento di straordinario interesse. Proprio perché mette di fronte due uomini molto diversi, costretti a una contrapposizione feroce. Alonso nei panni del perdente; Vettel nei panni del vincente. Con una parte enorme di tifosi pronti ad entrare nel merito secondo convinzioni proprie e diverse. Forse Fernando ha commesso un nuovo errore, al contrario di Sebastian. Forse è stata proprio la fregola di invertire la tendenza a fargli decidere di cambiare squadra. Forse non è stato consigliato bene, avendo in mano, proprio lui, ogni informazione circa la salute della Ferrari destinata al Mondiale 2015. Non importa, anche se di questo ancora si parlerà, mentre Fernando andrà in pista con una priorità certa e assoluta: stare davanti alla Ferrari e a Vettel, i due marchi che hanno segnato così profondamente una parte centrale della sua carriera e che ancora pesano sulla sua anima. Mentre Vettel avrà sulle spalle un peso diverso, quello fornito dalla tifoseria più nutrita e impaziente in assoluto.
Per questo un doppio ritratto. Due uomini, come detto, due volti, due destini intrecciati, al centro di una scena dominata dalla tecnologia. Il patrimonio delle corse sta soprattutto nell’anima di chi guida. Quindi, al di là delle singole opinioni, del tifo, possiamo ringraziare questi due campioni per le tensioni, le gioie e i dolori che masticano, che distribuiscono con una intensità magnifica.