Sei già con la testa a Roma?
«Mente e corpo sono in Bulgaria, meglio partire da lì. Il Giro d'Italia è il mio sogno da bambino. Ci arrivo con compagni fidati e in forma, consapevole che abbiamo fatto del nostro meglio per preparare l'appuntamento al massimo. Quest'inverno per la prima volta sono stato in California per perfezionare la posizione in sella nella galleria del vento di Specialized: il progetto Giro è partito mesi fa dai 40 km completamente piatti che incontreremo nella decima tappa e in cui dovremo andare forte. Le prove contro il tempo mi piacciono ma finora non le avevo mai preparate in modo così specifico».
La salita è il tuo terreno...
«E al Giro non manca mai, non a caso si dice sia “la corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo”. Già sul Blockhaus, arrivo della settima tappa, capiremo chi può lottare per la maglia rosa e chi no, ma anche nelle tappe intermedie non potremo abbassare la guardia. Non ho effettuato ricognizioni, andrò alla scoperta delle cime che dovremo scalare seguendo le indicazioni che riceveremo dall'ammiraglia».
Cosa ti mette le aaali?
«Oltre alla Red Bull? Il fatto che il ciclismo stia diventando uno sport d'élite. Che grandi brand credano in noi e ci vestano è da fighi, penso al primo nome della mia squadra, a Boss, Specialized, Puma... Roba stilosa».
Sarai co-leader della Red Bull Bora Hansgrohe insieme a Hindley, vincitore dell'edizione 2022.
«Jai mi dà tanti consigli. Lo ammiro per come vive il ciclismo, è una bella persona oltre che un grande atleta. Per supportarci la squadra ha schierato scalatori e aiutanti per la pianura. Giovanni Aleotti e Gianni Moscon saranno i miei angeli custodi. Gli ultimi giorni di allenamento in altura in Val Senales ci hanno lasciato buone sensazioni».
Il Giro d'Italia è...?
«Duro. Da bambino non mi perdevo neanche una tappa con papà Achille, che mi ha trasmesso la passione per le due ruote. Ricordo bene l'edizione 2018 quando Chris Froome ribaltò la corsa sul Colle delle Finestre e, ancora prima, quando Vincenzo Nibali vinse alle Tre Cime di Lavaredo nel 2013. Nella testa di un ragazzino di 10 anni è rimasta impressa questa macchia rosa che sbuca dalla neve...».
I ricordi più emozionanti delle tue precedenti partecipazioni?
«Il Monte Grappa 2024 resta tra i momenti più belli. Andai in fuga e transitai per primo al primo passaggio, poi Pogacar mi riprese durante l'ultima ascesa e vinse, ma arrivai tra i primi e Tadej mi donò i suoi occhiali e la maglia rosa. Ho avvertito tanto affetto da parte del pubblico anche l'anno scorso nella tappa in cui Primoz Roglic è stato costretto purtroppo al ritiro e io mi sono piazzato terzo a San Valentino Brentonico. Il tifo che si respira al Giro mi dà orgoglio e mi spinge a dare sempre di più».
L'obiettivo che ti sei prefissato?
«Divertirmi. Il mio sogno è vincere il Giro, prima o poi. Quello che viene al di sotto della vittoria quest'anno andrà bene ma l'ambizione per la carriera è portare a casa la maglia rosa. Una pedalata dopo l'altra, sto lavorando per questo».
Cosa prometti al pubblico?
«Che darò il massimo, in tre settimane vivrò momenti in cui la gamba girerà facile e altri in cui sarà dura ma avere dalla mia il tifo incondizionato dal risultato potrebbe fare la differenza. Mi gasa avere un sogno comune con il pubblico italiano».
Cosa chiedi ai tifosi?
«Di tifare forte, per tutti. Auguro loro di divertirsi nelle prossime tre settimane in strada e davanti alla tv mentre noi soffriremo in sella. Quando c'è stato l'arrivo della Tirreno-Adriatico nella mia Camerino, gli amici mi hanno detto che si sono divertiti tantissimo. Hanno mangiato e bevuto, è stata una festa. L'aspetto più bello del ciclismo è che unisce le persone».