Per quest'anno non cambiare, stesso GP (quello di San Marino) stesso personaggio da intervistare.
Il fatto è che parlare con Livio Suppo, almeno una volta all'anno, ci piace molto. Perché a dispetto di una certa fama da personaggio duro e scontroso, il team manager HRC è una delle persone più gradevoli con cui chiacchierare nel paddock. Meglio se al venerdì sera. Quando ancora non è troppo immerso nella tensione e nella passione con cui vive il weekend di gara. E la disponibilità è totale, tanto che lo slot di 15-20 minuti richiesto e concesso diventa una chiacchierata di quasi un'ora. Per non parlare della lucidità, vedi la domanda finale sul pronostico per questo finale di stagione, con verdetto emesso appunto al venerdì sera, prima di quello che sarebbe poi successo domenica sul circuito intitolato a Marco Simoncelli.
Ci eravamo incontrati anche l'anno scorso, a Misano, e visto che la Honda dominava con Marquez, ci era sembrato troppo facile, per lui, parlare di attualità. Per cui l'avevamo interrogato su altro.
Quest'anno la situazione è un po' diversa. E quindi dall'attualità siamo partiti, per un bilancio del 2015 che trovate in questa prima parte dell'intervista. Appuntamento a settimana prossima per la seconda parte, tema: il 2016.
Ci siamo incontrati qui, un anno fa, prima della gara. Avevate vinto 12 gare su 12, 11 con Marc che aveva già il titolo in tasca. Oggi invece... Suppo, lei ci deve rendere conto: che è successo?
Eh eh, a saperlo… Dopo una stagione come quella scorsa era difficile pensare che non si sarebbe lottato per il titolo fino all’ultima gara, anche perché uno deve sempre essere positivo. Però è anche vero che è da tanti anni che sono nelle corse e so benissimo che ogni stagione si riparte da zero, possono succedere tante cose, soprattutto se il livello della competizione è così elevato come è ora. Negli ultimi 4 anni abbiamo vinto 3 mondiali, ci sta che quest’anno sia stato difficile.
Avete capito dove avete sbagliato?
Dal punto di vista dello sviluppo della moto siamo stati un po’ tratti in inganno dai test invernali fatti a Sepang. Per fortuna l’anno prossimo ce ne sarà solo uno, invece dei due degli ultimi anni, e proveremo anche in Australia e Qatar… Sepang è una pista molto particolare, dove fa molto caldo. Se una moto funziona bene a Sepang non è detto che funzioni bene da altre parti. Questo è stato purtroppo il nostro caso: una moto che nei due test a Sepang andava fortissimo si è rivelata molto più difficile da mettere a posto in altre piste.
Poi, il regolamento che congela i motori a inizio anno non ci ha aiutato. Ma è una vecchia storia ed è inutile parlarne, anche perché magari l’anno scorso la stessa regola ci aveva favorito. E' una regola che in ogni caso non mi piace.
Sia Honda che Yamaha sono moto di livello molto alto, e per migliorarle è facile che invece di migliorare peggiori. Solo che dei problemi ti rendi pienamente conto solo dopo che sei già stato su diverse piste e sono passate più gare, e a quel punto è difficile recuperare.
Ma cosa aveva questo telaio nuovo che non andava?
Mah. Anche lì, la realtà è che alla fine le differenze sono minime, si parla di rigidezze… di cose che io e te, che non siamo due tecnici, se guardiamo il telaio incriminato a confronto con quello vecchio, li pesiamo, li misuriamo… be' se non ci dicono nulla, pensiamo siano identici. Stiamo parlando di piccole cose ed è anche per quello che alla fine è difficile migliorare. Perché qualcosa che dai numeri si fa fatica a vedere, o non si vede proprio, dà più confidenza al pilota, che così riesce a spingere di più. E una modifica che magari sulla carta, o sul monitor di un pc, sembra infinitesimale, se però dà più fiducia al pilota può tradursi in un guadagno di mezzo secondo a giro. E’ uno dei motivi per cui è molto difficile, ma anche affascinante, questo sport: perché tutto si gioca sulla combinazione unica e sulla simbiosi moto-pilota.
E Yamaha, in cosa son stati bravi loro?
Forse proprio a cambiare meno rispetto all’anno scorso (ride, ndr).
E’ difficile dirlo, comunque. Io non credo che Yamaha sia migliorata così tanto quest’anno. Nel senso che andava forte già l’anno scorso, soprattutto da metà stagione in poi Vale e Jorge hanno fatto grandi risultati. L’anno per loro è partito bene, e poi è una ruota che gira: più i piloti vincono, più si sentono tranquilli, più entrano in uno stato di grazia. Quest’anno al Mugello con Marc guardavamo in Tv la gara dello scorso anno, quando lui vinse davanti a Jorge e Vale. Gli ho detto “già l’anno scorso, lì, la Yamaha andava più forte della Honda, ma tu hai vinto”. Mi ha risposto: “Ma l’anno scorso arrivavo da 5 vittorie di fila”. E ha ragione: quando ne vinci 5 di fila, non fai più errori perché non sai più, o non ti ricordi più, che puoi fare errori.
La matematica in realtà non vi condanna ancora, per il titolo. Davvero non ci credete un pochino?
Onestamente, no. Ci sono due piloti davanti, per vincerlo noi dovrebbe succedere qualcosa agli altri che da sportivo mi auguro non succeda.
Il giudizio sull’annata Honda è comunque forse un po’ troppo severo. Marc è caduto tanto, ma quasi sempre mentre lottava almeno per il podio se non per la vittoria. Segno che comunque era molto competitivo….
Sì. Però è andata così, e amen. Il giudizio della stagione dipenderà molto da questo finale, ci sono 6 gare da poter vincere sia con Marc che con Dani. Potremmo magari finire la stagione senza titolo, ma col numero di vittorie più alto rispetto agli avversari, che sarebbe comunque già una soddisfazione. E per esperienza so che è sempre meglio finire un anno bene piuttosto che iniziarlo così, ti dà una carica per la stagione successiva. Come dicevo, nel 2014 Vale e Jorge sono andati molto forte nel finale di stagione e credo che questo li abbia aiutati quest’anno.
Però sì, sono un’ottimista e di segnali positivi ce ne sono già qui. Nonostante ci siano stati guai con la moto, i tecnici sono stati in grado di non farsi prender dal panico, cosa che può succedere spesso. In MotoGP, se inizi a cambiare cose random pur di cercare di raddrizzare subito la situazione, è molto facile che le cose peggiorino anziché migliorare. Noi magari ci abbiamo messo qualche gara in più, però alla fine tutti i passi che sono stati fatti sono stati sensati e hanno portato un miglioramento. Poi i risultati dipendono sempre da tante cose. Faccio spesso un esempio: quando nel 2006 Valentino perse il titolo non c’è dubbio che fosse il più forte in pista, eppure ha vinto un altro.
Il titolo 2015? Per vincerlo noi dovrebbe succedere qualcosa agli altri che da sportivo mi auguro non succeda.
Tra gli aspetti positivi, credo ci sia anche l’atteggiamento di Marc lungo tutta la stagione, la prima difficile da quando è arrivato in MotoGP. Ha continuato a lottare come un matto, non ha mai tirato in ballo la sfortuna, ma soprattutto non ha mai scaricato sulla squadra il peso delle difficoltà cui andava incontro in pista.
Sì ma non mi ha sorpreso, l’ho sempre detto che per me il lato più incredibile di Marc è il suo carattere, soprattutto visto che è così giovane. La sua positività e la capacità di contagiare il team con questo atteggiamento sono ancora più preziose del talento, che pure non è poco. Credo sia un anno in cui ha imparato tanto ed è cresciuto molto.
Non hai paura che perda quella spavalderia che molto ha contribuito ai suoi successi?
Ti sembra che abbia perso qualcosa da quel punto di vista? A me no. Credo anzi sia un passaggio importante nel suo processo di maturazione. Ha già vinto due Mondiali e questo spesso ci fa dimenticare che ha solo 22 anni.
Quanto hai temuto che Pedrosa potesse davvero essere costretto a lasciare?
Tanto. Domenica sera in Qatar ho davvero avuto paura che quella sarebbe rimasta l’ultima gara di Dani, l’ho visto veramente preoccupato. Adesso a distanza di qualche mese non si lamenta più del braccio, ha fatto un’operazione che poteva essere molto rischiosa ed è andata bene, quindi anche lì poteva andar peggio, molto peggio. Molti lo criticano, e sbagliano perché è un grande pilota. Ma non sono d’accordo neanche con i tanti che dicono che è stato sfortunato nella sua carriera: credo che nella vita, anche nella vita di un pilota, la sfortuna sia qualcosa di peggio che non vincere un Mondiale. Marco è stato uno sfortunato, perché in una caduta stupida ci ha lasciato la pelle. Non Dani, che da 8 anni è lì che lotta comunque per le prime posizioni.
Chiudiamo una volta per tutte la questione Stoner? Perché di recente sono girate ancora voci secondo cui gli avreste chiesto di fare delle wild card nelle ultime gare della stagione…
Questa, è una stupidata mai vista. Mentre quanto successo quest’anno dopo l’incidente di Dani è cosa nota, e vale la pena ribadire la versione definitiva, visto che anche lì ne sono girate di ogni. Casey aveva dato la sua disponibilità, noi abbiamo preso questa offerta molto seriamente, e se abbiamo deciso alla fine di non andare avanti con lui è solo perché sapevamo di non essere pronti a dargli tutto il supporto tecnico e umano che un campione come lui si merita. Nakamoto l’ha spiegato bene, Casey in Honda è una specie di idolo, è l’uomo che ha riportato il titolo mondiale in Honda dopo 5 anni di digiuno. Il suo ritorno in MotoGP lo avrebbe esposto a un’attenzione e una pressione enormi, e noi, visto anche il momento difficile che stavamo vivendo, non saremmo stati nelle condizioni ideali per supportarlo. Questa è la verità, pura e semplice. Così come è vero che lui un po’ ci è rimasto male, e credo sia normale.
Poi, il fatto che Casey volesse tornare per qualche gara non vuol dire che lui voglia tornare a fare il pilota di MotoGP a tempo pieno. Per come la vedo io non vuole tornare a correre, ma questa è una mia opinione. D’altronde non pensavo nemmeno che ci avrebbe chiesto di correre ad Austin…
L’anno scorso avevi detto che i giovani da seguire con attenzione erano Miller, Vinales e Bastianini. Confermi, o ad esempio Miller ti ha un po’ deluso?
Confermo. Vinales sta facendo molto bene, è arrivato a metà stagione e già va forte come uno molto più esperto di lui. Bastianini non ha ancora vinto una gara ma ci sta andando spesso vicino (avrebbe vinto il giorno dopo, ndr), ed è secondo nel Mondiale, un Mondiale in cui lui e gli altri hanno beccato questo Kent che un anno fa a questo punto della stagione credo nessuno nemmeno sapesse che correva in Moto3. Sinceramente non ho mai visto nessuno dominare così nella classe minore, soprattutto negli ultimi anni, come sta facendo l’inglese. Enea dovrebbe forse solo pensare meno al futuro e più al presente, e gliel’ho detto. Ma credo che questo, più che da lui che è molto giovane, dipende dalle persone che gli stanno intorno.
Quanto a Jack, io sono abbastanza contento. Sicuramente le performance vanno analizzate in rapporto a quelle delle moto uguali alla sua. Jack è spesso più veloce di Laverty, che è un rookie MotoGP ma viene dalle moto grosse della Superbike, e di Nicky, che è comunque un campione del mondo. A me sembra che lui stia dimostrando che il talento che avevamo pensato ci fosse, c’è. Era chiaro a tutti noi che il primo anno sarebbe stato di esperienza, anche perché quello che avrebbe potuto imparare in Moto2 lo ha dovuto imparare, e lo sta imparando, in MotoGP, dove tutto è più complesso. Forse ha anche lui sottovalutato quanto sarebbe stato difficile il salto che gli abbiamo fatto fare, anche da un punto di vista mentale, fisico e di preparazione. Però penso l’abbia capito e che il prossimo anno farà un grosso salto, sfruttando anche il fatto che con il software unico si ridurrà il gap tra team ufficiali e team clienti.
Per cui confermo, e se posso aggiungere un nome non posso non fare quello di Kent, appunto. Lo stiamo seguendo, ma ovviamente non credo che siamo gli unici.
Ma tu, a inizio stagione, ci credevi che Valentino potesse essere così competitivo, tanto da essere il favorito per il Mondiale a 6 gare dal termine?
Sinceramente, se chiedi qui in giro nel paddock, quelli sinceri ti dicono di no. Perché non era mai successo nella storia che un pilota di 36 anni fosse così competitivo avendo degli avversari così forti, perché questo in MotoGP è un periodo storico in cui ci sono oltre a lui 3 piloti fortissimi. Per cui chapeau. Gliel’ho detto in una lounge di ritorno da una trasferta americana: “Fai più paura adesso di 10 anni fa”. Secondo me questo è il campionato migliore della sua carriera. Così costante, ma anche veloce. E’ un esempio incredibile per l’umiltà, l’impegno che continua a metterci, il modo in cui si allena, la disponibilità a mettersi in discussione, ad esempio cambiando il suo stile di guida
Chi lo vince questo Mondiale?
A me sembra l’anno di Vale. Io sono un po’… non scaramantico, però credo molto nel fato. Così come il 2013 era l’anno di Marc, si vedeva e si sentiva. Succedevano delle robe… La botta del Mugello del 2013 poteva, non voglio nemmeno dirlo... e non s’è fatto niente. Cadeva tantissimo, ma sempre in prova. Quell'anno si fa male Jorge, Dani era in testa al Mondiale e tac, il weekend dopo cade anche Dani e si fa male. Sono quegli anni come il 2006 di cui parlavamo prima, era scritto che Valentino non lo vincesse. E quest’anno a vederla così, mi sembra che gli dei abbiano scelto Rossi. A Silverstone sembrava impossibile, sembrava difficile pure il podio per lui, è cambiato il meteo e fuori dal podio c’è rimasto l’altro. Lui è stato bravissimo, però se non pioveva in quella gara lì avrebbe fatto molta fatica.
E tutto sommato, se non dobbiamo vincerlo noi forse meglio che lo vinca lui. Perché la promozione che può fare a questo sport, con tutto il rispetto per Lorenzo, la fa solo lui, non c’è niente da fare. E se vince il decimo è un boost pazzesco per tutto il nostro ambiente.
Dovesse vincere, secondo te si ritira?
No. La mia sensazione mi dice di no. Anzi, se vince questo Mondiale rinnova per altri 3 anni, mi sembra uno a cui proprio proprio piace troppo correre. Altro aneddoto di quest’anno: eravamo in Qatar alla riunione di inizio stagione con Team Manager e piloti. Gli faccio: “Vale quest’anno fanno 20 anni”, perché io e lui abbiamo iniziato lo stesso anno nel Mondiale, 1996. “A volte mi chiedo come fai a trovare ancora le motivazioni”. Lui ride e mi risponde: “Le motivazioni le hai bisogno tu che lavori, io mi diverto”.