Sei stato costretto al ritiro dal Tour of the Alps per una caduta, ora come stai?
«Il polso destro è praticamente come nuovo. Quando mi era capitato tre anni fa avevo impiegato molto più tempo a guarire perché avevo messo il gesso, stavolta mi sono operato subito e in poco più di un mese ho recuperato quasi al 100%. Mi fa un po' male ogni tanto nel quotidiano, se lo piego in maniera particolare, ma in bici non mi dà alcun problema. Diciamo che, nella sfortuna, ho avuto la fortuna che questo infortunio è capitato in un periodo dove, dopo il TotA vinto da Giulio Pellizzari, sarei stato comunque fermo per recuperare e poi venire in altura a preparare il Giro Next Gen. È stato più che altro il dispiacere di passare in un attimo dal competere in una gara professionistica a ritrovarmi per terra subito dopo un tratto di trasferimento e poi in ospedale. A parte questo aspetto più mentale, nella pratica l'infortunio non è stato un "ostacolo" così grosso. Dopo l'intervento sono stato ottimamente seguito all'Athlete Performance Center di Red Bull in Austria, dopodiché mi sono riposato a casa e ora eccomi qui pronto per i prossimi appuntamenti».
La maglia rosa è il primo obiettivo?
«Avevo impostato la stagione per essere al top al Giro Next Gen, quindi con il team abbiamo inserito più corse a tappe possibile nel mio calendario, come Sardegna e Coppi&Bartali, dove non sono andato fortissimo perché facevano parte del percorso verso il primo grande obiettivo stagionale. Ho poi vinto Recioto e Belvedere e al Tour of the Alps stavo dimostrando di essere sulla strada giusta, esprimendo i valori che producevo in allenamento: questo è sempre un bel segnale. Come sto adesso? I benefici non li senti mentre sei in altura ma li avverti successivamente, una volta tornato a valle. Questo importante blocco di lavoro è finalizzato per star bene al Giro, lì scopriremo tutto».
Hai studiato il percorso?
«Certo. Rispetto allo scorso anno, dove ogni giorno sembrava poterci essere una fuga vincente, stavolta c'è una netta distinzione tra giornate da velocisti e di montagna. La classifica si deciderà nelle ultime tre tappe e quella conclusiva sarà una cronometro, sarà interessante vedere come ci arriveremo e chi avrà saputo gestire meglio la fatica durante la settimana. Personalmente non sono preoccupato: l'anno scorso le mie difficoltà nel finale furono dovute più che altro alla caduta della terza tappa sul Maniva, mentre al Tour de l'Avenir dove non ebbi incidenti diedi il meglio sul finale...».
Come gestisci la pressione di essere tra i favoriti?
«Avere gli occhi puntati su di me, con la maglia iridata indosso, è un autentico privilegio. Mi sto godendo il meglio della vita del ciclista, con l'entusiasmo di chi si sta costruendo il proprio motore, senza avere ancora le pressioni dei professionisti, e sa di poter avere una lunga carriera davanti. Sicuramente qualcuno correrà contro di noi, come successo alla Liegi U23 dove ho chiuso 13° allo sprint, e rispetto alle categorie professionistiche è molto più difficile controllare la corsa perché non ci sono le radioline. D'altro canto, quest'anno al Giro ci saranno 6 corridori per squadra anziché 5, e con una formazione forte come la nostra sarà più semplice gestire la situazione».
Maglia rosa a parte, cosa sogni?
«Dopo il Giro ci saranno i Campionati Italiani e più avanti nell'arco dell'anno il Tour de l'Avenir e i Mondiali. Per me è stato fondamentale terminare bene la scuola (si è diplomato al liceo scientifico Leonardo da Vinci a Genova, ndr), ci tenevamo sia io che la mia famiglia. In futuro potrei iscrivermi all'università e concretizzare altri progetti personali, ma ogni cosa ha il suo tempo. Adesso penso a fare il corridore».