UCI 2020 Loic Bruni vincitore prova DH – Lousã gara 2
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MTB

Inside MTB: tutti i numeri dei campioni di XC, DH e enduro

Velocità, potenza e allenamenti specifici. La parte nascosta della mountain bike raccontata da tre fuoriclasse italiani: Loris Revelli, Luca Braidot e Marcello Pesenti
Di Red Bull Team
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Le competizioni professionistiche hanno per l’osservatore sempre un fascino particolare: la velocità, il cronometro, la tattica, e l’essenza della sfida portano l’appassionato a capire il valore ed il significato della parola “atleta professionista”. Colui che pratica (per professione) una disciplina ai massimi livelli e che sfruttando la sua preparazione fisica e tecnica ne ridefinisce i limiti.
Negli anni la trasformazione dei mezzi meccanici, dei campi e del formato di gara ha portato alla luce numeri in costante evoluzione. Certi valori sono sempre stati sotto gli occhi di tutti, come i chilometraggi complessivi delle prove di cross country, così come i tempi delle singole run di downhill. Altri però, quelli che riguardano gli atleti, difficilmente sono percepibili: spesso si osserva il rider senza avere una vera percezione della fatica, della velocità, della potenza espressa e negli anni si sono diffusi pregiudizi o falsi miti sulle differenti tipologie.
Qui trovate tutti i numeri della faccia nascosta delle competizioni, tra downhill, cross country ed enduro.

Downhill: velocità e adrenalina

Scendere da un pendio inclinato fino al 40 per cento, con velocità medie che superano i 35 chilometri orari e con punte fino a 70 orari. La downhill è la disciplina più veloce, esplosiva e forse spettacolare, ed è anche quella che attira maggiormente i più giovani. Chi non ha mai sognato di mettersi un casco integrale, cavalcare una bici con forcella a doppia piastra e dare il pugnetto al proprio amico a fine discesa? È il genere di riding che più si avvicina al freeride, ma gli atleti di questa disciplina, dietro alla loro attitudine serena nascondono una preparazione con numeri da capogiro.
Dalle prime prove di Coppa del Mondodi DH ad ora pensate che il tempo di una run è stato quasi dimezzato: nei primi anni ‘90 si scendeva in picchiata per più di 6 minuti in media, mentre i tempi di adesso raramente superano i tre minuti. In ambito internazionale l’italiano Loris Revelli è uno dei rider che gira più forte e anche tra i più attenti ai dati. Lo scorso anno nelle due prove di Coppa del Mondo di Lousa ha concluso 11° in entrambe, l’ultima delle quali conclusa con un tempo di 3’58”179, a soli 4 secondi dal vincitore Loic Bruni. In neanche quattro minuti pensate che Lorikid e gli altri downhiller erogano una potenza spropositata per lo sprint iniziale, una volata fuori dal cancelletto che consente di raggiungere in circa 5-6 secondi la velocità di crociera utile a far segnare il miglior tempo.
«Le velocità medie, così come le fasi iniziali, variano molto da pista a pista, in alcune come Leogang quasi si appoggia il piede sul pedale, con una potenza che si aggira sui 200 Watt, un piccolo sforzo per uscire dal cancelletto. A Fort William invece, bisogna subito raggiungere valori elevati, serve uno sprint da 1.560 Watt almeno per affrontare bene la passerella iniziale» sostiene Loris.
I lavori che infatti vengono effettuati dai discesisti riguardano proprio lo sviluppo della forza necessaria per la prima e l’ultima fase della discesa. Sprint al massimo delle possibilità, con durate dai 5 fino ai 20 secondi. Ma il ligure cura molto anche il fondo aerobico, con uscite con la bici da strada oltre le quattro ore. La tecnica è l’altro punto su cui si lavora incessantemente per migliorare il flow e tenere alte le medie.
«Generalmente - continua Revelli - si tengono velocità superiori ai 45 chilometri orari, è il valore che aumenta di più dalla fase di qualifica alla finale. La massima invece può arrivare oltre i 60: toccai i 68 al mondiale di Hafjell nel 2014, quel tratto era un prato che in inverno era una pista da sci».
Dalle qualifiche alla finale si affina l'approccio, non si fanno cambi drastici di linea, ma una volta memorizzato il tutto, si replicano i passaggi questa volta a gas spalancato. Sembrerà assurdo, ma durante la settimana il discesista si allena gran parte del tempo con bici da cross country ed enduro, con uscite fino a 4 ore. La bici da DH invece viene utilizzata una volta a settimana, due nei periodi di avvicinamento alle competizioni. È il weekend di gare quello più intenso, perché lontano dalle telecamere gli specialisti della DH salgono e riscendono in continuazione.
«Chi non rientra nei primi 60 del ranking può completare fino a 4-5 discese di prova, coloro invece che rientrano tra i migliori 60 possono sfruttare fino a 6 prove durante il primo giorno, altre due prima della qualifica e ancora due se si rientra tra i migliori tempi prima della finale. Si fa anche una ricognizione a piedi prima delle qualifiche, dopo la qualifica un’altra volta e se necessario si sale anche con bici da XC o enduro per fermarsi dietro ai nastri a studiare i punti più tecnici».
Ma prima delle prove di Coppa e degli appuntamenti internazionali, il ligure si prepara sulla celebra traccia di casa chiamata Scogli Rossi, a detta sua una discesa che dall’inizio dura tre minuti, ma talmente tecnica da equivalere alle run da cinque minuti delle prove internazionali: non è certo un caso se molti rider fama mondiale spesso si trovano a girare su questa pista. Amante del tecnico puro sarà interessante vederlo sulla Black Snake, da lui stesso considerata la più tecnica del panorama e pista del mondiale 2021 in Val di Sole.
Dove lo si può vedere spingere davvero forte? In pump track, dove ha registrato la sua FC massima.

Il cross country: la disciplina olimpica

Un connubio di discese ardite e risalite, con pendenze da brividi (anche oltre il 30 per cento) e velocità alte. In questa disciplina, diventata olimpica nelle rassegne a cinque cerchi nel 1996, è importante tutto: un’ottima tecnica di guida, un gran motore e attenzione costante. Si utilizzano biciclette estremamente rigide, e sempre più biammortizzate, con sospensioni da 100 millimetri, ma certi tratti potrebbero figurare bene anche in gare di enduro.

XCO Finale maschile 1 – Nové Město

Guarda la finale maschile della XCO della tappa di Nové Město della UCI Mountain Bike World Cup 2020.

Le ascese si estendono fino a 1 chilometro in media, anche se chi l'ha provata, saprà benissimo che la salita dell'Usignolo a Nalles (prova degli Internazionali d'Italia Series), è una rampa micidiale di quasi due chilometri, uno dei pochi casi a livello internazionale. In passato però, agli albori della disciplina, si saliva molto di più, sostanzialmente vi era una salita, una discesa e si tagliava il traguardo dopo più di 2 ore e mezza. Ma questo format è con ogni probabilità quello in cui la sperimentazione è sempre stata ad altissimi livelli, oltre ai tracciati, la bici è cambiata spesso, e ora quell’intreccio di tubi e fogli di carbonio che elegantemente sfila sui tracciati più tecnici arriva a pesare anche 8 chilogrammi, sebbene le “ruotone” da 29 pollici facciano pensare a valori ben più elevati.
Luca Braidot, appena passato al team Santa Cruz Fsa, vanta già nel suo curriculum una partecipazione alle Olimpiadi. Il 7° posto di Rio de Janeiro nel 2016 è il suo biglietto da visita. Un rider estremamente tecnico, considerato tra i migliori piloti anche da Marco Aurelio Fontana, uno dei senatori di questa disciplina. È il friulano ad illustrarci un po’ di dati da dentro.
Sì, perché da fuori, quello che si vede sono gare tiratissime. Ora non si supera (da regolamento) l’ora e 30 di competizione, ed ogni giro oltre a misurare circa 4 chilometri presenta un centinaio di metri di dislivello. Le competizioni di questo tipo diventano sempre più spettacolari: in circa otto giri di gara difficilmente si vede lo stesso rider nella stessa posizione, e in testa cambia spesso tutto.
«Il giro non è mai regolare - dichiara Luca Braidot - , si parte subito forte, poi si fa lo scatto per prendere la posizione in discesa, si cerca il sorpasso. Le velocità variano spesso e ad ogni scatto si raggiunge una potenza di 1.200-1.300 Watt, ma questi sono i miei valori. Atleti più possenti come Sam Gaze arrivano anche a 1.800. In media si chiude quindi una gara con 400 Watt normalizzati».
I valori di questi ragazzi sono incredibili, ma sempre più spesso il controllo di questi dati viene effettuato esclusivamente negli allenamenti. In gara è sempre meglio non farsi suggestionare dal computerino in favore di una più realistica gestione delle forze a sensazione. Le ore di allenamento settimanali di un XCer variano dal periodo, ma in questo periodo di camp e preparazione le settimane diventano molto intense, il danese Andreassen a gennaio ha chiuso ben due settimane di fila con 20 ore di attività, per più di 450 chilometri a settimana.
Discese veloci sono alternate ai tratti estremamente tecnici, addirittura trialistici, che non superano i 20 metri. Segmenti come quello di La Bresse o del campionato italiano di Courmayeur (vinto tra l’altro dal gemello di Luca, Daniele Braidot), vengono affrontati a velocità bassissime.
«A questi tratti -dichiara Luca Braidot- però se ne alternano altri anche in salita difficili da interpretare, io ho sempre sofferto la salita di Lenzerheide, un drittone infinito in cui spingere, ma dopo essere arrivati da un tratto ancora più impegnativo. Velocità alte di scalata si verificano a Nove Mesto, quel tratto in cui Van der Poel e Schurter se le diedero di santa ragione, si sale a 20 all’ora». Quella ceca è una prova di altissimo livello tecnico, ma per farvi capire quanto un professionista ragioni e interpreti in maniera del tutto singolare, basti pensare che lo stesso Fontana dichiarò che il discesone di rocce necessitava di due pinzate considerando una traccia praticamente monolinea.
Le prove di cross country sono estenuanti sotto ogni punto di vista, lo si nota dalle immagini spesso, ma ancora meglio dal bordo pista, dove ogni tanto ai piedi del pubblico può arrivare anche qualche borraccia. «Partiamo -riprende il friulano- solitamente con una borraccia riempita con 200 millilitri, ed in media se ne bevono 2 a giro. Considerando che le gare arrivano a 6-8 giri, il consumo è di circa 12-16 borracce a gara, ma il peggio, fidatevi, è prepararle la sera prima».

Enduro: le picchiate sono infinite

Non è ancora il momento di gridare alla tombola, sebbene i numeri siano già tantissimi, meritano un’analisi anche quelli prodotti in una competizione di enduro. Tra le tre questa disciplina è quella che copre un intervallo di tempo davvero esteso. Si pedala di più rispetto alla DH, ma meno intensamente del XCO. Il bergamasco Marcello Pesenti è uno dei maggiori interpreti italiani della disciplina, lo scorso anno 18° nella prova di Pietra Ligure dell’Ews, e anche lui qualche numero grosso da insider l’ha sparato. Tra dislivello complessivo, tempi delle prove e velocità, Cello si tiene rilassato e concentrato al tempo stesso con playlist da 60 canzoni.
«Il numero delle prove speciali è quasi sempre fisso a 4-5, su quelle si costruisce il tempo finale per la classifica. Ognuna di esse dura 5-6 minuti ma ricordo anche che nel 2017 a Finale Ligure si arrivò a 19 minuti con la discesa dal Monte Carmo. Poi c’è la fuoriserie di Whistler, la Top of the World, 20 minuti di speciale che quest’anno proverò a portare a termine».
Spesso si pensa però che un endurista non abbia abilità di scalata o anche che la discesa sia un top to bottom come le run della downhill. No, il dislivello di ascesa è in alcuni casi spaventoso e solo nel mondo marathon si raggiungono valori simili. «Complessivamente, considerando quindi il dislivello negativo delle PS e quello dei trasferimenti, si toccano i 3.000 metri di dislivello, in prove come quella di Canazei per esempio. Il display finisce per segnare quindi una distanza di 60 chilometri con trasferimenti anche da 3 ore e 40. I francesi in creare tratti pedalati di collegamento sono maestri, a Valberg furono addirittura 3 ore e 40, con una seconda parte a spinta».
Marcello Pesenti, in azione sul tracciato dell'EWS a Canazei

Una delle P.S. di Canazei, appuntamento dell'EWS, interpretata da Cello

© Paolo Furlan

Contachilometri alla mano, gli enduristi girano a velocità molto elevate: se una discesa è davvero lenta la media non sarà mai inferiore ai 20 chilometri orari, ma per le medie più alte non si arriva ai numeri della DH, qui i tratti tecnici sono forse ancora più impervi e le medie alte riguardano valori compresi nei 30 chilometri orari.
«Sono interessanti anche i distacchi: i primi tra loro ne accumulano di più, ma poco dietro, sempre nelle prime venti posizioni ci si gioca tutto in un fazzoletto di soli 3 secondi. Successe a me nel 2019 a Canazei, quando dopo mezz’ora di gara ero ottavo e a soli tre secondi avevo il quinto, ma il decimo era allo stesso distacco. Questo fa capire quanto le volate all’albero siano indispensabili in gara. Molto spesso non ci si riposa mai, ma quando posso cerco di sedermi sulla sella, 2-3 secondi per recuperare e giocarmi tutto».