Musica

Vocabolario Bad Bunny

© Bad Bunny Instagram (@badbunnypr)
Ridefinizione della mascolinità latina, empowerment femminile e introspezione: con "X 100PRE" Bad Bunny sta riscrivendo il latin trap
Di Francesco AbaziaPubblicato il
Lo scorso 25 settembre, Bad Bunny ha fatto il suo debutto televisivo - americano - negli studi del Tonight Show con Jimmy Fallon. Lo ha fatto cantando, dal vivo, senza autotune, indossando dei piccoli occhiali da sole oramai diventati suo marchio di fabbrica, e, soprattutto, con le unghia dipinte. A prima vista, molti non se lo immaginavano così, un latin trapper. Nonostante il fenomeno possa apparire nuovo agli ascoltatori occidentali, il latin trap esiste almeno dal 2016, dall’uscita cioè della compilation Trap Capos: Season 1. Dentro c’erano artisti come Noriel, Arcangel, addirittura Maluma (nel frattempo diventato una popstar planetaria), e di rimando gente come Farruk o Ozuna.
Nessuno però è come Bad Bunny. Nel 2017 Gary Suarez scriveva su Noisey «Se la trap latina avesse un equivalente di un Future o un Quavo, sarebbe Benito Antonio Martínez Ocasio, in arte Bad Bunny», per poi concludere, «non sembra impossibile pensare la presenza di almeno una trap star latina tra i grandi nomi del 2018». Quel grande nome, è stato proprio Bad Bunny, protagonista della nuova puntata di "Vocabolario" (la prima l'abbiamo dedicata a Liberato)
L’evoluzione dell’artista di Porto Rico, da “Soy Peor” passando per il remix di “Te Bote”, si è mossa da un allontanamento progressivo da quelli che erano i suoi miti - Nicky Jam, Daddy Yankee - per avvicinarsi ad un suono e all’immagine di una trap star smaccatamente nordamericana. Ancor prima che nella sua musica, questo enorme gap è riscontrabile a livello di immagine. Poco dopo la release di “I Like It” - l’hit estiva con J Balvin e Cardi B - Bad Bunny, si trova ad Oviedo ed entra in un salone di bellezza per farsi rifare le unghie. Stando a quanto da lui riportato su Twitter, gli viene negato il servizio in quanto uomo. Si sfoga quindi su Twitter («Non so che pensare, ma mi sembra davvero molto spiacevole. In che anno siamo, nel fo***to 1960? Come lo chiamate?»). La situazione molto presto gli sfugge di mano, e agli insulti omofobi risponde con un concentrato di machismo che cozza pericolosamente con l’idea che, di lui, s’erano fatti tanti media e fan.

L'estetica

L’estetica perpetrata da Bad Bunny - molto simile a una versione latina di ASAP Rocky, o per restare in tema trap, a quella di Lil Uzi e Young Thug - gioca per certi versi sulla fluidità di genere, sulla libertà di espressione e su una rielaborazione quantomeno visiva della mascolinità tossica. Parlando dell’argomento, su Noisey Mariana Viera scrive: «per i più speranzosi di noi, il successo di Bad Bunny è il segnale che la cultura latina (da sempre legata a valori estremamente tradizionali cattolici) sta diventando più inclusiva. Tuttavia questa occupa ancora uno spazio delicato. La sua apertura alle femminilità è accettata a una condizione: che provi sempre la sua eterossessualità, più spesso possibile». La Viera non fa solo riferimento all’estetica di Bad Bunny, quanto pure ad alcune delle tematiche - di accettazione del diverso, di apertura rispetto ai temi della malattia mentale - che sgomitano all’interno dei suoi testi, trovando spazio tra i mille richiami “classici” alla sua estrazione musicale. Conclude poi la Viera: «Bad Bunny sta comunque ampliando il concetto di essere Latino, maschio ed eterosessuale per una intera generazione di giovani latini».
La generazione a cui si fa riferimento, inoltre, non è più confinata ai soli limiti geografici di Porto Rico o del Sud America, ma è oramai parte integrante di quello che è da sempre ritenuto il più rilevante mercato musicale mondiale, quello americano. Un censimento dello scorso anno ha infatti rivelato come entro il 2045 la popolazione bianca sarà una minoranza negli Stati Uniti, e la seconda maggior etnia saranno gli ispanici. Nel corso del 2018, il trend sembra aver cominciato a prendere forma: secondo un report di BuzzAngle, il consumo di musica latina in America (tra cui una grossa parte la fa il latin trap) è salito al 9,4%, superando per la prima volta il country, il genere “bianco” per eccellenza. L’esplosione della latin trap quindi, più che un’ondata passeggera sembra essere il risultato di un cambiamento demografico non destinato ad arrestarsi presto. L’evoluzione del genere, dunque, verso i canoni più moderni della società non deve essere vista come una sorpresa, ma come un processo. Una evoluzione che, nelle sue strutture e contraddizioni, si può leggere analizzando i testi di X 100PRE, il nuovo album di Bad Bunny.

Il disco X 100PRE

Estamos Bien

Aunque pa' casa no ha llega'o la luz, Gracias a Dios porque tengo salud, eh, eh (Amén)
da Estamos Bien
Anche se a casa non è ancora tornata l’elettricità, ringrazio Dio perché almeno sono vivo
da Estamos Bien
Nel suo esordio televisivo, Bad Bunny ha cantanto “Estamos Bien”, e lo ha fatto dedicandola a tutte le vittime (quasi tremila) dell’Uragano Maria, che nel settembre 2017 devastò Porto Rico gettandola in una crisi da cui non si è ancora ripresa. L’evento è direttamente citato nella traccia, una ballata malinconica in cui Bad Bunny alterna in maniera abbastanza sorprendente tematiche - gran parte del pezzo parla di quanto non gli importi del parere di chi giudica il suo stile di vita. Durante l’esibizione da Fallon, Bad Bunny critica direttamente il Presidente Trump, reo di non aver fatto assolutamente nulla per Porto Rico. Porto Rico è un territorio non incorporato degli USA, i suoi cittadini acquisiscono con la nascita la cittadinanza statunitense, ma non possono votare in USA e, ad esempio, lo stato non riceve i fondi federali come gli altri 50. È allo stesso tempo negli Stati Uniti, ma lontano anni luce. Allo stesso modo non tutti considerano i portoricani americani: a Bad Bunny lo hanno ricordato durante alcune delle sue esibizioni in occasione di eventi tipicamente americani (come l’esibizione al Monday Night Football). E seppur non sia corretto definire “politico” l’attivismo perpetrato da Bad Bunny, l’orgoglio per il suo paese unito alla fascinazione per l’universo statunitense è esattamente un tratto della sua generazione.

RLNDT

Lo tanto que amo, ya no me hace feliz ¿Será que no lo amo o que no soy así?
da RLNDT
Ciò che amo non mi rende felice, sarà che non lo amo o che non sono più com'ero?
da RLNDT
Il titolo di “RLNDT” si rifà direttamente alla tristemente famosa (a Porto Rico) vicenda di Rolandito Salas Junito, scomparso nel 1999 tra le montagne di Toa Alta. Su Ramezcla, Frances Sola-Santiago ha scritto che la vicenda di Junito «ha segnato le vite dei millennials portoricani, cresciuti con la costante paura di essere rapiti o di perdersi». L’impegno sociale di Bad Bunny - che verso la fine del 2018 ha pure lanciato la Good Bunny Foundation, attraverso la quale ha regalato 3000 giocattoli ai bambini portoricani - gli ha riversato contro quello che Yarimar Bonilla chiama “moral panic”, ossia una sproporzionata indignazione sociale verso una serie di comportamenti (in questo caso quelli di Bad Bunny, criticato in patria per guadagnare milioni con “rime oscene”) che serve in realtà per creare tensione in un clima sociale che tende al rafforzamento di norme sociali o che giustifichi l’uso della forza (in Italia abbiamo visto qualcosa del genere con Sfera Ebbasta e l’assurdo dibattito nato dalla tragedia di Corinaldo). La novità rappresentata da Bad Bunny rispetto a certi temi va di pari passo con un altro dei topos centrali di “RLNDT”: la depressione. Seguendo un trend che negli Stati Uniti è in auge oramai da diversi anni, (che in comune con Bad Bunny ha la provenienza da Soundcloud), Bad Bunny sdogana alla trap latina una attenzione estesa alla sfera più intima dell'artista e ai contraccolpi psicologici della fama.

200 MPH

'Tá culona, flow Rikishi, Dinero, dinero, me falta weechie
da 200 MPH
Culo grosso, flow Rikishi, soldi soldi ma mi manca weechie
da 200 MPH
Il wrestling è uno degli sport più popolari in tutta l’isola di Porto Rico. È tra le maggiori entrate dello sport professionistico del paese, ed ha una lunga tradizione di combattenti e luchadores. Benito Antonio Martinez Ocasio, il vero nome di Bad Bunny, è un grande appassionato di wrestling. Cresciuto in una famiglia della media borghesia locale, in controtendenza con l’estrazione sociale condivisa da tanti rapper e/o artisti reggaeton, Bad Bunny ha raccontato a The Fader di essersi appassionato allo sport grazie alla sua famiglia: «Papi andava a vedere il wrestling quasi tutti i giorni, quando avevo 5 o 6 anni, ma non andavo spesso con lui. Poi dopo qualche anno ho cominciato a guardarlo insieme a dei miei cugini, e da lì sono diventato un grande fan della WWE». Così grande da riuscire ad avere uno dei più grandi wrestler della storia, Ric Flair, in uno dei suoi video, “Chambea”, di andare in giro con una cravatta con su stampato Stone Cold Steve Austin e da citare wrestler nei suoi brani più d’una volta. In “I Like It”, dove dice “Il diavolo mi chiama ma Gesù Cristo mi abbraccia, Guerrero come Eddie, viva la raza», e pure in 200 MPH. Nel brano realizzato da Diplo, Bad Bunny cita un leggendario wrestler samoano, Rikishi, giocando con una delle sue final move che implicava l’utilizzo del fondoschiena come “arma”.

Mia

Tus ojos me concentran como Adderall, Contigo me sube el overall
da Mia
I tuoi occhi mi ipnotizzano come Adderall, con te mi viene su l'overall
da Mia
Gran parte del pubblico musicale occidentale ha conosciuto Bad Bunny grazie alle collaborazioni con Cardi B prima e con Drake, in “Mia”, poi. A dir il vero, prima di allora il portoricano aveva già collaborato con Quavo, Future, Nicki Minaj, ma sono state queste due ultime hit a consacrarlo al rango di superstar. In “Mia” in particolare, Bad Bunny fa la parte del padrone di casa, sia nel video che sulla traccia, all’interno della quale nasconde un riferimento a uno dei suoi capi d’abbigliamento preferito, l’overall (più comunemente: la salopette). Ne indossa una nel video, così come in quello di “Cual es tu plan”. Più in generale, la passione e l’attenzione per lo streetwear fanno di lui una sorta di mosca bianca all’interno del panorama latin trap. Ogni video o apparizione pubblica è un concentrato di logomania e brand hype, da Supreme a Off-White, passando per Balenciaga, Gucci e Tommy Hilfiger. DJ Orma, suo storico collaboratore, ha spiegato: «non assomiglia al tipico artista trap latino, è così hipster e così strano, e credo sia molto innovativo. Prima della fama non aveva i soldi necessari per vestirsi così, ma aveva le idee. Quì a Vega Baja quasi nessuno indossa shorts sopra il ginocchio, perché le persone potevano prenderti per “gay” o qualcosa del genere. Ma nella comunità skate è normale, e a lui piace quello stile lì, lo skate swag».

Solo de mi

Pon lo que tú quiera' en Facebook que yo no te vo'a hacer caso, Echa pa' allá, no me eche' el brazo
da Solo de mi
Posta quello che ti pare su Facebook perché non ci farò caso, vai via, non toccarmi il braccio
da Solo de mi
Nel pezzo sopracitato uscito su Ramezcla, Sola-Santiago racconta del grave problema di violenza che attanaglia molte donne a Porto Rico. Durante lo scorso anno, è stata uccisa una donna ogni 14 giorni per episodi legati alla violenza di genere, tanto da spingere i collettivi femministi del paese a chiedere al governatore Rossello di dichiarare lo stato di emergenza nazionale. Non è stato ovviamente fatto. In “Solo de mi” Bad Bunny affronta il problema, grazie anche al contributo di un video estramemente potente, realizzato con l’attrice venezuelana Laura Chimaras. il pezzo parla in maniera abbastanza esplicita di empowerment femminile, quasi incitanto le donne alla reazione. Questo non deve far pensare a Bad Bunny come paladino ultimo del femminismo a Porto Rico, come pure nella ridefinizione dei canoni della mascolinità tossica ci sono ancora molte sue frasi, e molti suoi atteggiamenti che vanno nella direzione opposta. È però una novità importante, e sostanziale, non solo nella latin trap, ma nella trap a livello globale.

Otra noche en Miami

Y siempre mucho Gucci, mucho Ferra, Louis Vuitton, Yo no uso Retro, pero tengo to'a la colección
da Otra noche en Miami
Ho sempre molto Gucci, molto Ferra, Louis Vuitton, non uso Retro però ho tutta la collezione
da Otra noche en Miami
“X 100PRE” è un disco molto vario, specialmente nell’uso dei suoni, è come se Bad Bunny avesse voluto concentrare in un solo disco anni di eredità musicale portoricana e latina mescolata velocemente con gli ultimi anni di trap moderna. Ci sono campioni di Ricky Martin, c’è Diplo, ci sono momenti puramente reggaeton, c’è ovviamente Drake, ma c’è pure un pezzo R&B/Synth pop abbastanza particolare, “Otra noche en Miami”. Nelle intenzioni, dichiarate dallo stesso artista, il suono che ne veniva fuori doveva essere, per così dire, “generazionale”. Prima di tutto però, è forse bene far partire l’inquadramento di Bad Bunny dal contesto trap, che è poi quello dal quale deriva. Una evoluzione naturale e quasi ovvia del raggeton, che poggia su stilemi abbastanza classici, benché importati del genere. Come in “Otra noche en Miami”, dove tra calciatori ed elenchi di brand il brano di Bad Bunny assomiglia a quello degli altri trapper. Una superficialità voluta che offre l’occasione di ricordare quanto, anche nella trap, c’è un mondo molto più grande di quello che si vede. E se la trap made in USA sembra essere sulla via del tramonto, c’è sempre il latin trap pronto ad invadere il mercato.