Far Cry Primal - Screenshot - PS4, Xbox One, PC 04
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L'arte della sopravvivenza nell'Età della Pietra

Ubisoft ci porta nella preistoria con un'avventura adrenalinica ambientata nella maestosa Oros
Di Icilio "Kaltmond" Bellanima
9 minuti di letturaPublished on
Nel 10.000 A.C., millenni prima delle distinzioni dettate dalla squadra del cuore, dalla carriera intrapresa o dai propri ideali, l'uomo poteva essere solamente due cose: un cacciatore, oppure una preda. Prima della caccia al parcheggio o alla fila più scorrevole al supermercato, la preoccupazione primaria degli individui che abitavano questo pianeta lussureggiante, selvaggio, ancora misterioso ed inesplorato, era di tornare sani e salvi nella propria gelida caverna, con lo stomaco pieno, e possibilmente senza squarci sulla schiena.
Grazie a Far Cry Primal, ultimo arrivato nella sempre più iconica serie firmata Ubisoft Montreal a base di vasti mondi da esplorare in lungo e in largo, e di personaggi fuori di testa, l'Età della Pietra e la sua spietata crudezza sono entrate nelle nostre Xbox One, PS4 e PC, permettendoci così di comprendere in prima persona quanto fosse dura la vita per i nostri antenati, senza allontanarci dalla comodità e dal tepore dei nostri salotti.
È un “safari virtuale” nella terra di Oros, divisa dalle guerre tra tre tribù: gli Udam, violenti cannibali, gli Izila, folli adoratori del fuoco, e i Wenja, ai quali appartiene Takkar, il protagonista. La sua tribù è stata decimata, e in qualità di uno degli ultimi superstiti, il suo compito sarà quello di raccogliere le forze, riorganizzare ciò che resta della sua gente, e sferrare l'attacco finale, aiutato da figure decisamente sopra le righe anche per un'epoca così remota. Gli umani non saranno però le uniche minacce da affrontare: il buio, il freddo, ma soprattutto, bestie di ogni genere, da simpatiche ma fastidiose scimmiette a inarrestabili rinoceronti, renderanno “indimenticabile” la nostra permanenza in quella terra.
In attesa di piombare nel futuro post-apocalittico di The Division, ci siamo divertiti non poco a scorrazzare per Oros. Eccovi 5 buoni motivi per i quali, a nostro parere, merita di essere giocato.
Far Cry Primal - Screenshot - PS4, XBox One, PC

"Bravo cagnolone!"

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Apnea primitiva

L'atmosfera di Far Cry Primal è semplicemente pazzesca, e non solo per l'ambiente circostante. Vi basterà un primo scambio di battute con Sayla, una Wenja che vi introdurrà al mito della vostra tribù e che metterà da subito in chiaro le sue intenzioni indossando una “simpatica” collana fatta di orecchie dei nemici, a farvelo comprendere: non c'è traccia né della lingua italiana (che troverete comunque nei menù e tra i sottotitoli disponibili), né tanto meno di quella inglese. Il team ha infatti creato a tavolino una vera e propria lingua, basata sul protoindoeuropeo, con una sintassi e una grammatica tutta sua: una trovata che rende il tutto più credibile e fuori dal tempo, merito anche dell'appassionato doppiaggio. Per una completa immersione, vi suggeriamo di rimuovere i sottotitoli: resterete spiazzati, ma ammaliati dal gesticolare e dal fervore degli strambi personaggi che incontrerete sul vostro cammino, tra sciamani, prodi guerrieri, e inventori ante litteram col pallino della tecnologia e della morte violenta.

Come Bear Grylls

Ad essere primitivo non è solo il linguaggio: non troverete comodi negozi dai quali acquistare armi, munizioni e cure di ogni genere, né tanto meno bolidi coi quali velocizzare gli spostamenti nell'enorme mappa di gioco. Stiamo pur sempre parlando del 10000 A.C., epoca in cui l'avanzamento tecnologico dell'uomo era ancora ai blocchi di partenza: ecco quindi che al posto dei medkit ci sono carne cruda, grasso animale e piante disseminate qua e là, per squarciare il buio di foreste e caverne dovrete dar fuoco alla vostra fidata mazza fatta di osso e pelle, e qualsiasi strumento necessario alla sopravvivenza andrà creato manualmente (con appositi e comodi menù), dalle trappole alle lance, dagli archi alle frecce stesse.
Tutto il combattimento, palesemente semplificato, ruota attorno alle armi bianche (anche se la visuale in prima persona non aiuta più di tanto, facendo perdere vigore e immediatezza al tutto), e a quelle a distanza, ma sarà la precisione la vostra unica amica: un preciso colpo alla testa vi salverà in più di un'occasione, tanto negli scontri contro gli umani quanto in quelli con animali di taglia media (lupi e cinghiali su tutti), mentre lo sprecare frecce o il lanciare, letteralmente, una clava alla cieca, vi lascerà in balia devi vostri avversari desiderosi della vostra carne (sì, umani inclusi).
Un po' come nel caso del leggendario Bear Grylls, che ha sempre un piano B (e una troupe ben equipaggiata, soprattutto di cibo), non mancheranno però gli “aiutini”, delle trovate decisamente più moderne, che spezzano in parte il sapiente lavoro di costruzione dell'atmosfera preistorica, ma al contempo non possono mancare in un videogioco destinato ad un pubblico meno smaliziato: dal “teletrasporto” alle “granate” (fatte di api assassine!), dalla mini-mappa agli indicatori di missione, fino ai sensi da cacciatore, che vi segnaleranno con un semplice tocco della levetta analogica destra la posizione di nemici ed elementi con i quali interagire, tracce di obiettivi o animali da cacciare, e infine, soprattutto, l'animale guida.
Il vostro fido gufo si alzerà nel cielo al vostro comando, e indossando le sue piume per qualche secondo, vi offrirà una panoramica completa delle vicinanze, permettendovi di individuare le minacce, e una volta sbloccata la rispettiva abilità nell'albero dedicato (da sbloccare guadagnando punti esperienza), anche di attaccarle dall'alto.

Maestro di belve

Takkar è un prescelto, ma il peso di questo compito così arduo non è solo sulle sue spalle. Il folle sciamano Tensay ha visto qualcosa in lui, la facoltà di addomesticare le belve più feroci, e di trasformarle in utilissimi alleati. Basta un'esca, una passeggiata all'aria aperta, e il sangue freddo di lanciarla al momento giusto, anche a costo di essere scoperti e di ritrovarsi l'alito fetido di un orso direttamente nelle narici. Accovacciandovi, potrete avvicinarvi silenziosamente alla preda, adescarla e decidere cosa farne: massacrarla e sfruttare le sue pelli pregiate per potenziare l'equipaggiamento o le capanne del villaggio Wenja in continua crescita, oppure tranquillizzarla, accarezzarla, e renderla il vostro miglior amico?
Avrete a disposizione un vero mini-zoo personale, potrete convocare una delle vostre bestiole in qualsiasi momento e in qualsiasi punto del mondo, e verrà immediatamente a salvarvi nelle situazioni più scomode, a cacciare ed uccidere per voi prede e nemici, o ad offrirvi un passaggio sulla sua groppa (solo alcuni), in cambio di qualche porzione di carne bella al sangue. Tigri dai denti a sciabola, mammut, rinoceronti, orsi, lupi, giaguari, ognuno con i suoi pro e i suoi contro (alcuni saranno più silenziosi, altri più veloci, altri ancora più letali, ma lenti), eseguiranno in men che non si dica i vostri ordini (sempre che non s'incastrino da qualche parte... o che non gli chiediate di scalare una montagna, s'intende), prontissimi ad azzannare quelle stramaledette scimmiette bianche o l'ennesimo Udam affamato di... voi.
Far Cry Primal - Screenshot - PS4, Xbox One, PC 02

Tensay non ispira molta fiducia...

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Un mondo imprevedibile

Un elemento che ci ha sempre colpito nei Far Cry è l'imprevedibilità del suo mondo di gioco, pulsante e dotato di vita propria. In Primal, l'Intelligenza Artificiale si scontra con l'ambientazione preistorica, l'elevata mole di animali, e la continua necessità, per qualunque abitante della lussureggiante Oros, di dover mettere qualcosa sotto i denti. Ecco allora un gruppetto di Udam o Izila intenti a cacciare di notte, armati di torce fiammeggianti e cattive intenzioni, bruscamente interrotti dall'arrivo improvviso di un rapidissimo giaguaro, che sfiora il giocatore ancora “pulito” e si fionda, attratto dal sangue sprigionato da un povero cervo morto, sui cacciatori avvolti da quell'irresistibile e macabro profumo, diventati preda a loro volta.
Oppure un rinoceronte che carica il povero Takkar per uno sguardo di troppo (o per una lancia scagliata un po' troppo lontano da quel durissimo corno), e proprio mentre sta per sferrare l'incornata della vittoria e dello stomaco pieno, ecco arrivare un'aquila dal cielo a infastidirlo, o qualche yak affamato, o un orso che ha messo gli occhi su quella preda così succulenta, lasciandoci tutto il tempo di fuggire il più lontano possibile. Oros è un unico mondo aperto, ma è diviso in zone ben distinte, e la fauna e la flora cambieranno in base alla posizione (e in certi casi anche al momento della giornata, dove la notte più pericolosa nasconderà tesori e premi ben più preziosi): i tapiri spelacchiati del Sud staranno ben lontani dal freddo Nord, abitato da pacifici yak e creature dotate di pellicce resistenti e pregiate (e dove avrete bisogno di vesti adatte per sopravvivere al freddo, al quale potrete resistere solo una manciata di minuti, giusto il tempo di trovare un accampamento), e i diversi tipi di arbusti e di rocce faranno sentire la differenza delle loro proprietà nel crafting.
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Caccia grossa (e pericolosa)

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Usato sicuro

Nonostante l'ambientazione atipica, Far Cry Primal è un Far Cry a tutti gli effetti, con i suoi pro e i suoi contro. Il mondo vasto e curato in ogni dettaglio c'è, il gruppo di personaggi, alcuni dei quali “matti col botto”, anche, le visioni sciamaniche causate da strane bevande (o droghe?), idem. Le attività, come da tradizione, sono tantissime, tra collezionabili, abilità di ogni genere da sbloccare in un ricco skill tree, segreti, pitture rupestri e manufatti Wenja, missioni secondarie (tra superstiti da difendere e nemici da depredare), alcune delle quali improvvisate e totalmente casuali: c'è sempre qualcosa da fare e non vi ritroverete mai con le mani in mano.
Nulla da dire sul reparto puramente artistico, tra una grafica come sempre di altissimo livello, stracolma di dettagli ed elementi in movimento, e un sonoro curatissimo, con brani tribali che sottolineano la caccia, il silenzio prima della tempesta, la minaccia incombente. Peccato solo per una certa ripetitività di fondo, anch'essa da tradizione della serie, con missioni spesso simili tra loro e non sempre brillanti, inevitabili (c'è da dire) in un'avventura che richiederà oltre 15 ore per riportare i Wenja all'antico splendore.
Seppur con qualche riserva, l'esperimento di unire le classiche meccaniche di Far Cry ad un contesto preistorico e primitivo può dirsi più che riuscito. Sarà questo il nuovo corso della serie?
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